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Al direttore | 05 giugno 2020, 19:55

Scomparsa del professor Pierluigi Badarello, il ricordo di Renata Rusca Zargar

Riceviamo e pubblichiamo l'omaggio al docente del Liceo Artistico di Savona mancato prematuramente

Scomparsa del professor Pierluigi Badarello, il ricordo di Renata Rusca Zargar

Sono rimasta travolta dalla notizia, appresa questa mattina, della morte prematura del mio ex collega al Liceo Artistico di Savona, professor Pierluigi Badarello. Non riesco a farmene una ragione. Pierluigi, tra l'altro, era stato insegnante di discipline pittoriche di mia figlia Zarina. Come madre, posso dire tranquillamente che mia figlia non era portata per il disegno, anzi, ricordo un suo lavoro fatto proprio con il prof. Badarello che ancora è steso in casa e, davanti al quale, penso, ogni volta che lo guardo, che, probabilmente, dipingono così i bambini delle materne.

Allora, ero ancora in servizio ed ero andata a curiosare nell'aula di Badarello per vedere cosa avessero prodotto gli altri allievi: creazioni bellissime! Come madre, io non sono una che crede che tutto quello che fanno i propri figli sia meraviglioso e che  quello che fanno gli altri sia orribile. Amo tantissimo i figli ma non sono diventata cieca. Eppure, Badarello non aveva scoraggiato mia figlia, anzi, l'aveva incoraggiata, le aveva insegnato a migliorare. Mia figlia, nonostante i consigli orientativi avuti nelle medie verso il classico perché bravissima a scrivere, aveva scelto l'Artistico perché le piaceva disegnare (e non perché disegnasse bene). Ancora oggi, io e mio marito benediciamo quella scelta, perché l'Artistico è stata una scuola accogliente, anticonformista, liberatoria, specialmente grazie ad alcuni insegnanti, in particolare di materie di indirizzo, come Badarello, che sono stati consapevoli di fare un lavoro tanto importante quanto formare delle nuove anime.

Mia figlia oggi è iscritta all'Albo degli psicologi e tutti noi abbiamo compreso perfettamente che chi ha fatto l'Artistico abbia una marcia in più, in qualsiasi professione, e, specialmente, nella psicologia. Inoltre, dato che continua a studiare per inseguire la sua grande passione che è la psicoterapia, in questo periodo è stata assunta in attività saltuarie, con bambini grandi e piccoli, con disabilità o meno, e le sue competenze artistiche sono state una vera manna.

Badarello, come individuo e come insegnante, era una persona mite ed equilibrata, non dimostrava mai di essere seccato, aveva pazienza, anche con gli alunni più difficili, quelli che tiravano a far passare piacevolmente le ore. Io andavo ogni tanto a trovarlo nella sua aula; qualche volta, dopo il mio pensionamento, lo incontravo per strada. Noi condividevamo tanti Valori, idee, visioni del mondo. Poi, gli raccontavo sempre di Zarina, di quello che faceva e di quello che non faceva. Lui, invece, non svelava di sé se non fatti superficiali e non si lamentava mai di nulla. Solo una volta, mi aveva confidato che gli dispiaceva di veder suo fratello invecchiare da solo, senza una compagna. Evidentemente, parlava di sé.

Ci sono alcune persone la cui morte non mi dà pace e che continuerò a rimpiangere fino a quando la memoria mi assisterà. Il primo è il dottor Franco Becchino, pastore della Chiesa Evangelica. Un uomo di grande cultura, educazione, disponibilità e modestia, che ha rispettato profondamente la mia famiglia extracomunitaria e musulmana. Una delle ultime cose che ha fatto nella sua vita è stata proprio l'intervista sull'eutanasia per la tesi di laurea di Zarina. Ci penso sempre, anche se, dal maggio 2017, è passato un po' di tempo. Poi, Ezio Bosso, un genio ma anche un esempio di coraggio, di amore per la vita, di civiltà. Nell'ultima intervista a Rainews24, Ezio aveva uno sguardo rassegnato, simile a quello che ha avuto mio cugino, molti anni fa, pochi giorni prima di morire. Sono emozioni terribili che non mi abbandonano. E sarà così per Badarello, che mi chiamava Rusca, e che non pensavo stesse così male. Mi chiedo se avremmo potuto fare qualcosa per lui, che ha dato tanto alla società, per provare a lenire le sue ferite… Ma ormai, è tardi.

Poi, la mia mente corre ad altro. Purtroppo, non sono diventata saggia con l'età. Non riesco a non considerare che le persone intelligenti, buone, disponibili, che fanno solo del bene agli altri, se ne vadano via presto. Ci rimangono i seminatori di odio, gli sloganisti, i negazionisti, tutti quelli che non hanno rispetto per gli esseri umani. Lo trovo ingiusto e mi sta stretto vivere in un mondo che è sempre più crudele, indifferente, dittatore, sopraffattore di innocenti e di deboli, dove governa l'ignoranza, il pressapochismo, la follia.

Mi dispiace tanto, per te, Badarello! E mi dispiace tanto per tutti quelli che ti hanno perso.

Renata Rusca Zargar

lettera firmata

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