/ Attualità

Che tempo fa

24 Ore

Cerca nel web

Attualità | 28 gennaio 2021, 18:50

Savona, anche l'Assemblea Antifascista e Antirazzista di Villapiana solidale con la comunità sinti sotto sgombero

L'assemblea aderisce all’appello lanciato da diversi cittadini savonesi

Savona, anche l'Assemblea Antifascista e Antirazzista di Villapiana solidale con la comunità sinti sotto sgombero

L’Assemblea Antifascista e Antirazzista di Villapiana aderisce all’appello lanciato da diversi cittadini savonesi solidali con la comunità sinti sotto sgombero (leggi QUI). "Approfittiamo della ricorrenza della Giornata della Memoria, per ricordare con uno scritto lo sterminio subito anche dalle popolazioni rom e sinti durante il nazismo" fanno sapere dall'assemblea savonese.

Di seguito la riflessione dell'Assemblea Antifascista e Antirazzista di Villapiana: "Porrajmos: una persecuzione che continua

«Il sentiero in discesa che comincia dalla negazione dell’uguaglianza tra gli uomini finisce fatalmente nella perdita della libertà e nel lager» (Primo Levi)
 
Per quasi mezzo secolo il Porrajmos, lo sterminio delle popolazioni Rom e Sinti, pianificato e attuato dal regime nazista, è stato rimosso dalla memoria collettiva ed ancora si ritiene che appartenga soltanto alla storia della Germania di Hitler, dimenticando che riguardò invece anche gli altri fascismi europei, incluso quello italiano. Resta come un’ombra pesante sulla storia nazionale - come quella riguardante i genocidi coloniali in Libia e in Etiopia o i crimini commessi dalle truppe italiane in Spagna o nei Balcani - per taluni aspetti connesso alla persecuzione degli ebrei, ma allo stesso tempo con origini diverse seppure ugualmente remote nel tempo.

Questa persecuzione, costantemente affiancata da un apparato di leggende e pregiudizi contro gli “zingari”, destinato ad attraversare i secoli, in quanto ogni potere dominante non avrebbe mai smesso di ritenere un pericolo per gli assetti sociali costituiti l’esistenza di gruppi umani «vaganti» indifferenti verso i confini nazionali, refrattari a sottomettersi alle leggi vigenti e all’obbligo del lavoro subordinato.

Con un trascorso di preconcetti secolari e misure repressive, l’apice dell’oppressione anti-zingara in Italia fu senz’altro raggiunto sotto il regime fascista: inizialmente attraverso l’applicazione di misure di polizia già esistenti e di nuove norme in materia di ordine pubblico. In base al Testo unico di Pubblica Sicurezza, era infatti possibile colpirli con i provvedimenti – dall’ammonizione al confino – previsti nei confronti delle «persone socialmente pericolose» designate come tali «per voce pubblica» quali vagabondi, oziosi, mendicanti e soggetti esercitanti mestieri girovaghi.  

Successivamente, con le Leggi emanate nel 1938 il «problema zingaro» venne compreso nella politica di discriminazione razziale come appendice della «questione ebraica», registrando un ulteriore inasprimento nel corso della Seconda guerra mondiale e poi la diretta complicità con il sistema nazista durante la Repubblica di Salò.

Nel 1938, l’anno dell’introduzione in Italia delle Leggi «per la difesa della razza», fu precisato dall’antropologo di regime Guido Landra che «gli zingari costituiscono un problema importante, per quanto meno importante di quello ebraico», ma si registrarono le prime retate su vasta scala con l’internamento di famiglie “zingare” in alcune località di Abruzzo, Calabria e Sardegna. Sia all’interno del Manifesto della Razza che nelle Leggi razziali, per l’identificazione del soggetto «zingaro», a differenza di quello «giudaico», non furono utilizzati criteri pseudoscientifici per dimostrarne l’inferiorità e la pericolosità, ma soltanto apparenze esteriori, come risulta anche dalle inconsistenti tesi di Renato Semizzi, professore di Medicina sociale a Trieste e firmatario del Manifesto della razza.

Con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940, il ministero dell’Interno Bocchini dispose il «rastrellamento e la concentrazione di zingari italiani e stranieri»; un’ulteriore circolare ministeriale venne emanata nel 1941, avente ancora per oggetto «l’internamento degli zingari italiani». Tale misura era stata anticipata sempre da Landra che, esplicitamente, aveva indicato come modello da seguire quello nazista, elaborato dall’Ufficio Politico Razziale del Partito Nazionalsocialista, che come primo passo portò – come per gli ebrei -  alla condanna di matrimoni “misti” con italiani.

Furono circa 50 i campi d’internamento istituiti in territorio italiano dove Rom e Sinti si trovarono rinchiusi assieme a antifascisti, ebrei, greci e slavi, come a Boiano (Campobasso) e Tossicia (Teramo), Prignano (Modena), Perdasdefogu (Nuoro), Ferramonti di Tarsia (Cosenza); ma almeno uno fu riservato agli “zingari” presso il convento di San Bernardino ad Agnone (Campobasso) dove, tra l’altro, i carabinieri si resero responsabili di violenza sessuale nei confronti delle internate.

Allo stato attuale degli studi, i Rom e Sinti italiani – oltre  a quelli deportati da Slovenia e Dalmazia - internati nei campi di concentramento italiani, furono non meno di seimila, dei quali circa mille vittime di violenze, denutrizione, malattie. Un numero imprecisato venne invece trasferito nei lager nazisti, come nel caso di una ventina di deportati nel campo austriaco di Leckenback nel novembre 1941, in gran parte transitando per il famigerato campo di Gries a Bolzano.

Dopo l’8 settembre 1943, gli “zingari” poterono evadere da campi fascisti assieme ai prigionieri - perlopiù comunisti slavi e anarchici italiani - ancora trattenuti, trovando rifugio sulle montagne dove in alcuni casi si unirono alle formazioni partigiane combattendo nella Resistenza, anche se pure questa è ancora una pagina quasi ignorata.

Nel Giorno della Memoria, quella dei Sinti e dei Rom appare una storia non chiusa che ancora avvelena l'Europa, tra pregiudizi, propaganda razzista, sterilizzazioni forzate, sottrazione di figli, aggressioni, sgomberi di campi. Una storia che accende in ogni persona consapevole l'opposizione – etica e sociale – ad ogni discriminazione e ai meccanismi politici ed economici che la fomentano e la sfruttano.

Comunicato Stampa

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium