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Cronaca | 08 giugno 2021, 13:30

Processo Tirreno Power, il consulente della Procura: "Espiantati ed esposti i licheni abbiamo rilevato forme di alterazione significative"

Il biologo Scarselli ha illustrato i tre tipi di indagine effettuate. L'azienda: "Le sue affermazioni sono state smentite dai dati ufficiali delle istituzioni preposte al controllo della qualità ambientale"

Processo Tirreno Power, il consulente della Procura: "Espiantati ed esposti i licheni abbiamo rilevato forme di alterazione significative"

Recepimento dati sul bioaccumulo, studiare il fenomeno dell'inquinamento dal punto di vista meteo e isolamento e quantificazione del contenuto specifico delle singole sorgenti sul territorio con un approccio chimico.

Questi i tre tipi di indagine illustrati nell'aula magna del Tribunale di Savona il biologo, specialista in monitoraggio Stefano Scarselli, intervenuto come consulente della Procura nell'udienza del processo che vede al centro la centrale Tirreno Power di Vado Ligure per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell'azienda, rinviati a giudizio con l’accusa di disastro ambientale e sanitario colposo.

Scarselli, già consulente di diverse Procure, ha riassunto gli esiti della consulenza che aveva rilevato il danno ambientale e sanitario del territorio provocato dalla centrale, dati che nel 2014 avevano indotto il GIP Fiorenza Giorgi al sequestro giudiziario degli impianti a carbone.

"La biodiversità lichenica era correlabile con l'effetto sinergico di alcuni inquinanti quali l'anidride solforosa e l'ossido d'azoto - ha spiegato il biologo - individuata l'area di indagine (Savona, Vado, Quiliano e anche la Val Bormida) è stata allestita una rete di campionamento e ci siamo appoggiati alla rete di monitoraggio dell'azienda approvata da Arpal con qualche integrazione".

In quella fase si erano accorti che studiando quei siti nelle aree densamente popolate lungo la costa, non erano presenti stazioni di misuramento, erano scoperte, così sono state integrate per coprire i vuoti.

"Abbiamo raccolto dati sul bioaccumulo, sfruttando non licheni sul territorio che sono impoveriti e Savona nel 2011-2012 era considerato un deserto lichenico, segno di un'alterazione importante - prosegue il biologo - ma espiantati e esposti in quei mesi nei siti facevano praticamente da spugne facendoci capire quali e quanti inquinanti erano presenti".

L'indagine veniva effettuata in inverno ed estate per quattro mesi per ogni stagione nel quale venivano analizzati i licheni che poi successivamente venivano ripresi e rianalizzati e poi venivano interpretati i risultati.

"Abbiamo rilevato forme di alterazioni significative e rilevante di interesse tossicologico" ha continuato Scarselli.

Quelle analisi come infatti si legge nell’ordinanza del Gip Giorgi, “hanno evidenziato seri fenomeni di contaminazione a carico di diversi elementi di rilevanza ambientale e sanitaria, quali soprattutto arsenico, antimonio e rame, oltre a cromo, cadmio, piombo, nichel e vanadio.”

In seguito è stato studiato il fenomeno dell'inquinamento dal punto di vista meteo-diffusivo, studiando il percorso della sorgente e prevedendo il destino ambientale.

Quel percorso, basato su un algoritmo di calcolo, era stato curata dall'ingegnere Mauro Quagliati di Arpal sia sulla centrale termoelettrica che le attività portuali.

Nella terza linea di indagine, come specificato in aula da Scarselli, la chimica dell'atmosfera Laura Tositi ha isolato e quantificato il contenuto specifico delle singole sorgenti sul territorio con un approccio chimico. Dal confronto dei risultati profondamente differenti era scaturita la diagnosi ambientale.

Successivamente il chimico su richiesta del Pubblico Ministero Elisa Milocco si è soffermato sulla descrizione dello stato della centrale termoelettrica e la dichiarazione ambientale del 2010.

“Le affermazioni di Scarselli sono state smentite dai dati ufficiali delle istituzioni preposte al controllo della qualità ambientale. Le sue teorie le ha già portate nell’aula di un altro processo, quello sulla centrale di Porto Tolle, dove i giudici le hanno smontate affermando nella sentenza che ‘non hanno consentito di dimostrare l’impianto accusatorio‘ - dicono da Tirreno Power - Addirittura la Cassazione ha scritto che ‘gli esiti della consulenza tecnica del dottor Scarselli non avevano una valenza probatoria idonea‘. Oggi ci sono state riproposte, in contraddizione con tutti i dati dell’agenzia regionale per l’ambiente che dicono da sempre che Savona ha una delle qualità dell’aria migliori di tutto il Paese“.

Luciano Parodi

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