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Cronaca | 28 luglio 2021, 13:04

Tenta di recuperare centomila euro da un investimento sbagliato con due tentati sequestri a Genova e Varazze: arrestato imprenditore savonese (FOTO e VIDEO)

L’uomo, non riuscendo a recuperarli per vie legali dal procacciatore d’affari a cui li aveva fatti investire senza successo, ha contattato insieme al fratello un gruppo criminale che ha tentato invano il recupero della somma

Tenta di recuperare centomila euro da un investimento sbagliato con due tentati sequestri a Genova e Varazze: arrestato imprenditore savonese  (FOTO e VIDEO)

 

Un investimento andato male con una cifra, 100mila euro, che non essendo stata restituita, ha portato un imprenditore del ponente savonese a contattare un’attività criminosa per dar vita ad un tentato sequestro e provare a recuperare la somma. 

Sono state dieci questa mattina le ordinanze di custodia cautelare, 5 in carcere e 5 agli arresti domiciliari eseguite dalle Squadre Mobili delle Questure di Genova e Savona e emesse dal Giudice delle indagini preliminari del tribunale di Genova su richiesta del Pubblico Ministero presso la Direzione Distrettuale Antimafia.

La vicenda, che fa seguito ad il noto tentato sequestro sventato dalla polizia nell’albergo La Vela di Varazze di via Sardi, ha consentito, tramite un’articolata attività di indagine, di ricostruire tutte le vicende antecedenti ai sei arresti avvenuti nel novembre 2020.

Alla base proprio un investimento ad alto rischio che aveva visto un imprenditore ponentino consegnare l’ingente somma ad un procacciatore d’affari genovese il quale però non era riuscito a portare a compimento l’operazione perdendo così la cifra. L’investitore così provando invano a recuperare i 100mila euro per vie legali, aveva contattato, tramite il fratello, una coppia di albanesi, residente nel savonese.

Gli stessi avevano fatto da collante per mettere in contatto l’imprenditore con un gruppo di torinesi ma abitanti in provincia di Savona, composto da soggetti per i quali la squadra mobile di Savona stava già svolgendo un’indagine per spaccio di sostanze stupefacenti a Varazze con consegna anche nell’hinterland di Torino. 

Dopo un incontro al centro polifunzionale “Le Officine”  a Savona tra gli albanesi, l’imprenditore e una parte degli esecutori materiali, sono stati messi a punto gli accordi sia economici che tutti i dettagli del procacciatore che avrebbero dovuto sequestrare per cercare di recuperare la cifra da recuperare e che sarebbe stata divisa per un terzo all’imprenditore e due terzi agli esecutori. Aveva fatto poi seguito ad un ulteriore incontro nel quale erano stati consegnati 2mila euro come patto per l’accordo.

Tramite una fase esecutiva composta da pedinamenti e appostamenti da parte della direzione distrettuale di Genova, con la collaborazione della squadra mobile genovese, era stata monitorata la vittima ed era stato stoppato il tentato sequestro nel comune capoluogo di regione lo scorso 10 novembre a seguito di un controllo di polizia. Gli esecutori infatti avevano noleggiato un furgone per bloccare il procacciatore, ma l’intervento degli agenti li ha costretti a desistere, cambiando obiettivo.

Da lì la scelta di sequestrare un ex socio del procacciatore attirandolo in una trappola (avrebbe dovuto svolgere un sopralluogo per un catering per un evento importante che si sarebbe dovuto svolgere a marzo) all’interno dell’hotel varazzino.

In una delle stanze dell’hotel era stato infatti progettato di rinchiudere l’uomo con lo scopo di farsi consegnare, anche con violenza fisica, la somma, in cambio della libertà. 

L'ex socio del procacciatore genovese però, con la scusa di un atto preventivo di controllo da parte della Polizia nell'ambito del monitoraggio anti Covid, era stato intercettato e fermato per essere quindi sostituito da un poliziotto della squadra mobile che si era recato nell'albergo facendo scattare il piano dei criminali e delle forze dell'ordine, in grado così di cogliere sul fatto gli indagati e procedere agli arresti.

Oltre agli arresti, gli uomini coordinati dal sostituto procuratore Claudio Martini avevano provveduto, dopo diversi sopralluoghi anche a Torino, al sequestro, oltre che dell'hotel stesso, di circa 1 kg di marijuana, 65 grammi di cocaina, 4 autovetture e di una serie di strumentazioni utili nelle diverse fasi del sequestro di persona, come tre armi da fuoco modificate e non catalogate semiautomatiche (uno degli arrestati aveva in tasca un caricatore con 5 cartucce, la pistola conficcata nei pantaloni e aveva indossato un guanto per non lasciare impronte sull'arma), due corde, un passamontagna, guanti, delle fascette contenitive, un lenzuolo, e delle pinze per immobilizzare la vittima.

I reati a carico degli arrestati (Claudio Isosceli, 43 anni, di Torino, titolare dell'albergo, il presunto capo banda Davide Termine, 25, anche lui con residenza a Torino, Bruno Pavese, 41, nativo di Acqui, con residenza a Sessame, Asti, Davide Girlanda, 35, di Piossasco, Samantha Pluchino, 25, originaria di Cuneo e Viviana Amoretti, 28, di Pavia) erano stati, oltre alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, la detenzione di armi e quella di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione. 

Davanti al gip Alessia Ceccardi nel primo interrogatorio di convalida avevano fatto scena muta Isosceli e Termine. Parziali ammissioni per Pavese. Hanno negato i fatti a loro contestati, dichiarandosi estranee alla vicenda, Amoretti che era stata considerata dal pm "il palo" insieme a Pluchino. Aveva ritrattato la sua prima testimonianza davanti al pm Girlanda.

Tra i dieci arrestati, quindi 5 andranno in carcere (tre dei quali erano già rinchiusi nella casa circondariale dopo gli arresti del 19 novembre) e altri 5 ai domiciliari (3 dello scorso autunno oltre al mandante, l’imprenditore savonese e il fratello).

Uno dei due albanesi che ha svolto il ruolo di tramite (aveva inoltre partecipato anche ad un sopralluogo e alla fase di ideazione), aveva lasciato il paese e attualmente si trova all’estero, ma la polizia attraverso un’attività con i canali dell’Interpol ha richiesto l’immediata estradizione.

 

Luciano Parodi

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