"Le partorienti nell'area valbormidese non possono fare a meno di un presidio di riferimento importante come il Punto Nascite di Savona, per cui nessuna eventuale risorsa successivamente stanziata dalla Regione potrebbe comunque supplire alle difficoltà incontrate dalle famiglie di quel territorio".
Cosi commenta il gruppo di opposizione +Cairo che aggiunge: "Sabato 12 novembre siamo venuti a conoscenza da fonti giornalistiche che la linea politica della Regione Liguria, nel nuovo Piano sanitario ormai scritto, prevedrebbe la chiusura di questo reparto, ovvero di un capoluogo di provincia e di un ospedale che serve anche la nostra valle privata di tutto. Sembra che tale decisione poggi sui parametri che prevedono che per tenere aperto un punto nascite occorrano dai 500 ai 1.000 parti".
"Tutto ciò oltre alla solita carenza di personale, che non si affronta mai, su cui non si investe e che si usa sempre come scusa tranne quando noi valbormidesi, chiediamo insistentemente, anche al sindaco Lambertini, di sapere e quindi chi verrà a ricoprire ruoli nel prossimo ospedale di comunità".
"Ma tralasciando ora questo tema, in attesa che il primo cittadino risponda alle tante interrogazioni, ci preme portate alla luce e sapere questo: davvero sindaci e consiglieri regionali non hanno partecipato al tavolo di lavoro per la redazione del Piano sanitario ligure che ovviamente tocca anche Fasi 2 e quindi i cittadini valbormidesi?", si chiedono dal gruppo +Cairo.
"La Regione Liguria usa il Decreto Ministeriale 70 del 2015 per sottolineare come, per ciò che attiene al mantenimento dei punti nascita, il DM70 orienta a circa 1000 parti la soglia ottimale per ciascuno e comunque non meno di 500. E seppur vero che dal 2015 ad oggi la percentuale di natività è scesa del 25%, circostanza che dovrebbe far rivedere i parametri stessi della norma. Alla Regione Liguria è data la possibilità di mettere in sicurezza un punto nascita di piccole dimensioni, tra l'altro garantendo la presenza continua della guardia medica, e mantenerlo aperto in deroga all'accordo Stato-Regioni".
"Il tutto ovviamente mettendo alla base quella valutazione di parametri oggettivi, quali per esempio distanza, morfologia territoriale, tempi di percorrenza, condizioni stradali, clima. Condizione tutte che purtroppo ci toccano in pieno. Spetta alla Regione occuparsene, chiedendo al Ministero una deroga motivata. Va altresì detto che le Regioni hanno autonomia nella scelta dei punti nascita da chiudere. Anche in caso di mancata deroga da parte del Ministero, la Regione può mantenere aperto un punto nascita garantendo la guardia attiva giorno e notte di ginecologo, ostetrica, anestesista e neonatologo, come previsto dall'accordo del 2010".
"Premesso e sottolineato quanto detto, ritenendo come la sanità territoriale, andrebbe semmai valorizzata e non colpevolmente depotenziata, come purtroppo, sta sempre più accadendo, il nostro gruppo interroga e chiede nell'immediatezza al sindaco di Cairo se è sua intenzione convocare una riunione del Distretto Socio Sanitario sul tema; se la Regione Liguria ha chiesto una deroga all'accordo Stato-Regioni sullo standard minimo di sicurezza di 500 parti all'anno, per evitare la sospensione dell'attività nei punti nascita dell’Asl 2 attivi sul territorio regionale: se si, la deroga a quali ospedali è stata concessa; se no invece, sollecitiamo il sindaco, anche in qualità di presidente del Distretto delle Bormide, di chiedere alla Regione di attivarsi per la deroga; infine di preparare congiuntamente un documento di valutazione di tutti quegli aspetti sopra citati che farebbero votare positivamente la richiesta di deroga, in primis l’aspetto dei tempi di percorrenza. Il tutto prima dell’ufficialità di un piano scritto senza la partecipazione sembra di alcun amministratore locale".
"Il nostro è un territorio per lo più montano con una rete viaria di collegamento fortemente esposta a fenomeni franosi e ad abbondanti nevicate", concludono dal gruppo +Cairo.













