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Attualità | 25 novembre 2022, 08:20

Artemisia Gentileschi, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne: nell’arte il riscatto ai soprusi subiti

Il 25 novembre, una giornata di profonda riflessione

Artemisia Gentileschi, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne: nell’arte il riscatto ai soprusi subiti

Oggi, 25 novembre, è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Una giornata che speriamo possa essere di riflessione profonda per tutti.

Secondo le elaborazioni dell'Ufficio Economico Cgil Genova e Liguria su dati Istat, nel 2021 le chiamate valide al 1522 in Liguria sono state 636, di queste 590 effettuate da donne. A questi numeri, bisogna aggiungere telefonate e contatti che arrivano direttamente alle associazioni che si occupano di accogliere e di sostenere le vittime di violenza, fenomeno che si è acuito negli anni della pandemia. Tra i dati del 1522, il primo motivo di denuncia è la violenza fisica con 131 donne coinvolte di cui 115 italiane, mentre la fascia d'età maggiormente coinvolta si riscontra tra i 45 e i 54 anni. Segue la violenza psicologica, che coinvolge 109 donne, di cui 99 italiane.

Emblema della lotta contro la violenza sulle donne è Artemisia Gentileschi, prima pittrice caravaggesca vissuta nel diciottesimo secolo, tra le protagoniste femminili della storia dell’arte in Europa, vittima di stupro che trovò la forza di accusare il suo violentatore. Donna di indiscusso talento e volontà di acciaio, fu esempio di tenacia e coraggio. 

Artemisia fu perseguitata dal suo insegnante, l’artista Agostino Tassi. Le impedì che altri uomini la corteggiassero, facendola pedinare e cercando pretesti per visitarla in casa, al di fuori delle lezioni per mesi, prima di riuscire a violentarla. Il disonore dello stupro e la speranza di un matrimonio riparatore trattennero Artemisia dalla denuncia, spingendola a continuare le lezioni con Tassi, ma il padre Orazio, scoperta tutta la vicenda, la convinse a denunciare.

Il processo ad Agostino Tassi durò 7 mesi. Le protezioni di cui godeva Tassi lo salvarono da una condanna pesante: venne giudicato colpevole, ma poté scegliere tra l’esilio o cinque anni di prigione. Dal processo il Tassi uscì praticamente indenne, mentre i Gentileschi dovettero subire pesanti condanne morali. Artemisia lasciò la capitale per salvaguardare il proprio onore e la sua carriera. Si rifugiò nell’arte, dove trovò il riscatto ai soprusi subiti, regalando opere indimenticabili, come l’emblematica “Giuditta che decapita Oloferne”. Buona riflessione a tutti.

Maria Gramaglia

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