Verrà inaugurata martedì 2 settembre, alle ore 18.00 presso la sala Nassiriya della Provincia di Savona, la mostra fotografica "Dream. Fracture" della fotografa israeliana Batia Holin. Una mostra significativa che parte da Savona (dove resterà sino al 5 settembre) e si sposterà poi a Loano (dove sarà inaugurata il 6 settembre in Comune nella Sala Mosaico), per essere itinerante in diverse città del ponente ligure e quindi a ulteriormente spostarsi in Regione e fuori Regione Liguria. Ad organizzarla l'Associazione Italia Israele di Savona con il patrocinio di Regione Liguria, Provincia di Savona e Comune di Loano.
Il titolo è "Dream. Fracture" perché è la storia di un sogno che si infrange il 7 ottobre 2023. La fotografa, Batia, come molti israeliani residenti nei kibbutzim e nelle città del sud di Israele, è sempre stata progressista e pacifista convinta e si è sempre battuta, come molti suoi amici, per cercare di costruire un ponte di dialogo con i residenti di Gaza, a pochissimi kilometri dal kibbutz dove lei risiedeva. Essendo fotografa, aveva contattato gazawi per cercare qualcuno che con lei volesse fare una mostra fotografica a Tel Aviv e in giro per il mondo, rappresentando per immagini la vita di qua e di là dal confine. Sul confine fra Kfar Aza e Gaza c'è solo una misera rete con un cancello sgangherato, perchè sino al 7 ottobre c'era totale fiducia e senso di sicurezza: ogni giorno arrivavano decine di migliaia di gazawi a lavorare nei kibbutzim, mangiavano ridevano scherzavano con i bambini dei kibbutzim, e la convinzione era che non ci fosse assolutamente bisogno di difendersi da Gaza.
Pur con tutte le difficoltà della situazione, perché Hamas monitora tutte le conversazioni della popolazione in Gaza, un giovane fotografo di Gaza, Mahmoud, riceve e accetta l'invito di Batia a collaborare ad una mostra, che viene chiamata "Insieme". Ciascuno fotografa la propria vita quotidiana, il proprio ambiente, le proprie amicizie e i luoghi. Viene effettivamente allestita una mostra con le foto di Batia e Mahmoud con enorme successo di pubblico. I messaggi lasciati dai visitatori sono tutti di speranza e di voglia di dialogo. Batia è convinta di aver realizzato un sogno. Che si infrange il 7 ottobre 2023, quando durante l'attacco dei terroristi di Hamas nel sud di Israele, Batia, chiusa nel suo rifugio nel kibbutz, riceve per la prima volta un messaggio su WhatsApp da Mahmoud, insolito e preoccupante "amore mio dove sei? ci sono soldati lì vicino a proteggerti?". L'inusualità dell'uso di WhatsApp e il tono del messaggio sorprendono Batia che chiude subito la comunicazione e scopre, salvandosi dopo molte ore dalla mattanza, che proprio Mahmoud aveva cercato di ucciderla usando le sue foto per mappare l'area.
La mostra ha molti significati di grande densità. "Da un lato, racconta ciò che nessuno deve dimenticare, l'orrore del 7 ottobre, che ha lasciato una ferita incurabile nell'animo del popolo di Israele, ebrei, mussulmani, cristiani, drusi, beduini, giovani o vecchi - spiegano gli organizzatori - Racconta anche cosa e come si viveva sino al 7 ottobre 2023 nella zona dei pacifici e pacifisti kibbutzim, la convinzione di non dover temere perchè con i civili di Gaza, che ogni giorno trascorrevano tempo con loro, si credeva si fosse instaurato un rapporto di amicizia, di fiducia, umanità. E poi il tradimento atroce di quella speranza, di quel desiderio di pace. Molti residenti dei kibbutzim come Batia sono stati uccisi da chi fino a pochi giorni prima era stato da loro aiutato: non dimentico per esempio Vivian Silver del kibbutz Be'ri, da sempre attivista per la pace e che ogni giorno trasportava dal confine verso gli ospedali israeliani decine di malati gazawi. Anche lei uccisa proprio da chi lei aveva aiutato più volte".
"Quando si parla di Medio Oriente, di conflitti e di responsabilità occorre sempre conoscere bene, ascoltare, cercare di approfondire per non lasciarsi trasportare dalla corrente emotiva e soprattutto dalla propaganda ideologica mainstream che oggi viaggia velocemente sui social. Il 7 ottobre non può essere dimenticato. E occorre ricordare e ribadire sempre cos'è Hamas e la condizione di oppressione e negazione delle libertà fondamentali in cui tiene la propria popolazione: trascurare questo significa condannare i palestinese di Gaza alla eterna sofferenza - dice la presidente dell'Associazione Italia Israele di Savona, l'avvocato Cristina Franco - Riconoscere cos'è Hamas e pretendere da Hamas il rilascio degli ostaggi è così semplice, non comprendo davvero quali siano le resistenze a farlo. Eppure è stato addirittura chiesto il mese scorso dalla Lega Araba. Sconfitta Hamas, la popolazione di Gaza avrebbe una vera chance di uscire dall'oscurantismo del fondamentalismo islamico e del terrorismo, una chance di vivere libera e con le stesse pari opportunità e gli stessii diritti di cittadinanza della comunità palestinese israeliana, che rappresenta il 21% della popolazione totale di Israele".
"La guerra potrebbe finire in un giorno, se gli ostaggi potessero tornare a casa, quelli vivi e quelli che sono già morti e se Hamas lasciasse il controllo di Gaza a chi potrebbe offrire alla popolazione un sistema di vita moderato, di tolleranza e rieducazione verso la pace. Passaggio che potrebbe essere gestito, come indicato da Israele, dai paesi arabi moderati. Non condannare Hamas ma anzi sostenerla solo in funzione di pregiudizio verso Israele significa non avere assolutamente a cuore la sorte e il futuro della popolazione di Gaza" dice ancora la presidente Franco.
L'invito è quindi a visitare la mostra: "Perché è un messaggio di storia vissuta, perché aiuta la comprensione che può portare, come sperava Batia, al dialogo. Dialogo che cerchiamo ogni giorno, scontrandoci purtroppo spesso con un pregiudizio molto radicato e impregnato di propaganda ideologica, di mera avversione verso Israele e non di sincera apprensione per la sorte dei gazawi. Fortunatamente, soprattutto dal 7 ottobre 2023, abbiamo conosciuto moltissimi amici, e sono davvero moltissimi quelli che si sono avvicinati, magari prima timorosi di esporsi di fronte al pregiudizio urlato e a tanta aggressività, ma sinceri e costruttivi. Questo è il mondo che vogliamo rappresentare, quel mondo che ama la libertà e la vita e avversa la barbarie del fondamentalismo".














