I consiglieri comunali di minoranza di Pietra Ligure, Mario Carrara, Daniele Negro e Gianni Orsero, hanno presentato una formale richiesta di convocazione del Consiglio comunale.
All’ordine del giorno proposto figura la mozione consiliare intitolata: “La necessità che il Consiglio comunale di Pietra Ligure, al fine di tutelare la zona di pregio archeologico della regione Corte, interessata dal progetto di spostamento a monte e raddoppio della linea ferroviaria, esprima il mandato di opporsi al parere favorevole al progetto stesso, espresso dal competente Ministero”.
I firmatari chiedono che il Consiglio si esprima ufficialmente sulla questione, evidenziando l’importanza della salvaguardia dell’area archeologica e del territorio comunale. Dai banchi della minoranza viene contestato il recente “parere favorevole” espresso dal Ministero della Cultura – Direzione Archeologia, Belle Arti e Paesaggio – in merito al progetto di spostamento a monte e raddoppio della linea ferroviaria, che prevede la nuova fermata in località “Corte” (o “Corti”).
Secondo i firmatari della mozione, il Ministero avrebbe approvato il progetto “senza fare alcun rilievo”, nonostante l’area sia nota per la presenza di “monete, mattoni, tegole, cocci di vasi, anfore, rovine, vestigia e tombe di interesse archeologico, risalenti all’epoca romana”. “Se non ci pensa il Ministero della Cultura a tutelare i beni storico-archeologici, chi lo deve fare?”, si domandano i consiglieri.
Gli stessi evidenziano che la Sovrintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Imperia e Savona non sarebbe stata inizialmente informata dal Comune nella trasmissione degli atti relativi al Consiglio comunale del 16 giugno 2025, ricevendo una nota solo il 13 agosto: uno “scarno comunicato di tipo burocratico”, privo di riferimenti al problema archeologico.
I consiglieri ricordano che l’area delle “Corte” fu oggetto di studi approfonditi della Sovrintendenza ligure, che nel 1999 pubblicò il volume “Dalla villa al villaggio. Corti: scavo di un sito archeologico di età romana e altomedievale lungo il metanodotto del Ponente ligure”, nel quale la zona viene classificata ad “alto rischio archeologico”. Nel testo si legge che “nell’area sono stati rinvenuti frammenti di tegoloni di epoca romana, oltre a monete del III sec. a.C. e di età imperiale... È, pertanto, probabile la localizzazione di un villaggio sviluppatosi in epoca romana”.
La Sovrintendenza dell’epoca, infatti, impose la deviazione del metanodotto proprio per evitare danni irreparabili al sito. “Oggi, invece - osservano i consiglieri - viene espresso il nulla osta al passaggio ben più impattante e devastante del nuovo tracciato ferroviario”.
Richiamando anche le ricerche dello storico Nino Lamboglia e del dott. Renato Rembado, i firmatari ribadiscono che “l’importanza sotto il profilo storico-archeologico del sito di Corte o Corti è prova provata” e chiedono che il Comune di Pietra Ligure si opponga formalmente al progetto, al fine di evitare “la sicura, irreparabile distruzione di un patrimonio archeologico di valore inestimabile”.














