Nemmeno la pioggia che si sta abbattendo su Genova sta smorzando l’entusiasmo dei partecipanti alla novantasettesima adunata nazionale degli alpini.
Tra i tanti rappresentanti del Governo che oggi hanno preso parte alla manifestazione c’è anche Edoardo Rixi, viceministro del MIT che ha promosso Genova come città adatta ai grandi eventi.
Il viceministro ha commentato con estremo favore l'andamento della manifestazione, sottolineando il legame storico e profondo che unisce la Superba alle Penne Nere.
Secondo Rixi, l'evento ha trasformato radicalmente l'atmosfera cittadina: “È stata una grande festa che ha coinvolto tutta la città, ha dato anche tranquillità e sicurezza anche in orari di tarda serata e di notte”. Rixi ha raccontato di aver vissuto personalmente il clima dei vicoli genovesi fino a tarda ora, traendo conclusioni molto positive: “Ancora ieri sera ero in giro anche per i vicoli fino a mezzanotte l'una e devo dire che Genova non solo ha colto bene gli alpini, ma gli alpini han contribuito in questi giorni a garantire una sicurezza e anche una condivisione, uno spirito che secondo me alla nostra città serve moltissimo recuperare”. Vedere persone di ogni età popolare le strade in allegria è stato, per il viceministro, uno dei punti più alti della manifestazione.
Genova si conferma un punto di riferimento per l'Associazione Nazionale Alpini (ANA) con lei sei adunate accolte. Tuttavia, dietro i festeggiamenti, Rixi pone l'accento su una questione critica: il drastico calo degli effettivi. Se un tempo si contavano quasi 100.000 alpini in servizio, oggi il numero è sceso a circa 13.000. Con la fine del servizio di leva oltre vent'anni fa, il corpo dei volontari della Protezione Civile, che rappresenta la "spina dorsale" del soccorso nazionale, rischia di assottigliarsi progressivamente.
La proposta del viceministro vorrebbe portare a una riforma che possa rigenerare il volontariato: “È evidente che bisogna trovare un modo per ricreare un polmone che consenta al paese di affrontare le emergenze, di farlo con spirito di volontariato e soprattutto con uno spirito di corpo che è l'essenza del corpo degli alpini”. L'idea è quella di coinvolgere le nuove generazioni in un servizio civile o di protezione civile al termine degli studi, per evitare che il sistema si esaurisca con l'invecchiamento dei volontari attuali: “Sennò noi ci troveremo con una protezione civile sempre più anziana e alla fine poi finirà”.














