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Eventi | 04 novembre 2025, 16:15

“Se vuoi la pace, prepara la pace”: il sindaco Tomatis ai giovani di Albenga per la cerimonia del 4 Novembre

Durante la celebrazione dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, il primo cittadino ha ricordato il valore della memoria e l’impegno delle Forze Armate come “forze di pace, non di guerra”

Il Comune di Albenga ha reso omaggio oggi alla ricorrenza del 4 novembre — Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate — con una cerimonia solenne che ha coinvolto le autorità civili, militari, i veterani e la cittadinanza.

La manifestazione si è svolta in Piazza IV Novembre, dove è stata deposta la corona al monumento ai caduti alla presenza del Sindaco di Albenga Riccardo Tomatis, del Presidente del Consiglio Comunale Alberto Passino, dei comandanti delle Forze dell’Ordine, le associazioni d’arma e di volontariato del territorio e gli alunni delle scuole ingaune.

Nel corso della cerimonia, il Sindaco ha rivolto alla cittadinanza un discorso che ha sottolineato l’importanza del ricordo e della memoria collettiva richiamando i valori fondanti della nostra comunità  e ha ricordato come le Forze Armate, siano sempre più forze di pace e non di guerra.

Devo confessare che quest’anno, più che in passato, mi sono chiesto quale valore potesse avere la mia presenza in questa piazza, in questa ricorrenza del 4 novembre, considerando la situazione internazionale che stiamo vivendo e che purtroppo ha fatto perdere a molti di noi la speranza in un futuro migliore.

La mia risposta è stata chiara: bisogna esserci, a maggior ragione. Questa è una giornata molto importante, perché serve a rafforzare quei valori e quelle convinzioni che devono guidarci e che dobbiamo trasmettere soprattutto ai giovani, che sono il cuore del nostro futuro.

Oggi è una festa, la festa delle Forze Armate. A loro dobbiamo molto: sono presenti sul nostro territorio con professionalità e umanità, sono i nostri angeli custodi. Hanno avuto la forza di trasformarsi in forza di pace, e questo non è poco. È un messaggio profondo, che dobbiamo cogliere e ricordare. Oggi celebriamo anche l’anniversario della fine di una guerra. Quando una guerra finisce, bisogna sempre festeggiare — non la vittoria, perché in guerra non ci sono vincitori: la guerra la perdono tutti. La guerra lascia sempre ferite profonde, e la commemorazione di oggi serve a mantenere viva la memoria di tutti quei soldati, migliaia di giovani che hanno perso la vita in battaglia. Molti di loro erano poco più che ragazzi, avevano solo qualche anno in più degli studenti presenti in Piazza. Sono stati chiamati a combattere una guerra che non avevano scelto, ma che hanno affrontato con orgoglio e amore per la patria. Questi sono i veri eroi, non quelli che, in poche ore, con una dichiarazione di guerra, hanno condannato a morte un’intera generazione. Abbiamo il dovere di mantenere aperta la memoria di quella ferita, perché solo così possiamo risvegliare la coscienza collettiva. Solo attraverso il dolore di quella ferita possiamo mantenere viva la consapevolezza del dramma della guerra. E oggi, quegli eroi vivono nei volti di questi ragazzi, e nei cuori delle loro madri. Molte di quelle madri, allora, ebbero un solo desiderio: poter piangere il corpo del proprio figlio. Non sempre fu possibile. Quando passava il feretro del Milite Ignoto, alcune di loro speravano — o forse si illudevano — che in quella bara ci fosse il corpo del proprio figlio. Un pensiero che commuove e deve far riflettere.

Gli eroi di oggi sono i patrioti, coloro che rispettano e fanno rispettare i principi fondamentali della nostra Nazione, scritti nella nostra Costituzione. All’articolo 11 leggiamo: «L’Italia ripudia la guerra». Attenzione: i Padri Costituenti non usarono a caso quel verbo. Avrebbero potuto scrivere “rifiuta” o “rigetta”, ma scelsero “ripudia”, per esprimere un rifiuto morale, profondo, verso la guerra. Nel secolo scorso abbiamo visto nazioni spendere cifre immense in armamenti, convinte che più si fosse forti militarmente, più si sarebbe garantita la pace.

Ma la storia ha dimostrato che era un errore. Il motto “Si vis pacem, para bellum” — “Se vuoi la pace, prepara la guerra” — si è rivelato profondamente sbagliato.

Non si può costruire la pace sulla paura. La pace nasce dalla giustizia, dal rispetto, dalla diplomazia, dalla collaborazione tra i popoli. Dobbiamo sostituire quel motto con un altro:

“Si vis pacem, para pacem” — Se vuoi la pace, prepara la pace. Questo è il messaggio che dobbiamo trasmettere ai giovani, alle nuove generazioni, perché con la forza della speranza sappiano diffonderlo e mantenerlo vivo”.

Il Comune di Albenga invita tutti i cittadini a portare avanti ogni giorno il messaggio del 4 novembre: la memoria storica e l’impegno civile sono fondamentali per un futuro di pace e coesione.

Redazione

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