Dopo l'ok arrivato dalla Giunta regionale nella seduta dello scorso 24 dicembre, sono stati ufficialmente presentati quest'oggi (13 gennaio, ndr) i nuovi coordinatori delle cinque aree sociosanitarie della Liguria e di Liguria Salute, figure centrali nella nuova organizzazione del sistema sanitario regionale.
Le nomine si inseriscono nel percorso di attuazione della riforma della sanità ligure che, nelle intenzioni, punta a superare la frammentazione gestionale e a rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio.
Si tratta di Giancarlo Bizzarri per Liguria Salute, Marino Anfosso per ASL 1, Monica Cirone per ASL 2, Ivan Mazzoleni per ASL 3, Maria Elena Secchi per ASL 4 e Paolo Cavagnaro per ASL 5.
«Oggi presentiamo i coordinatori delle cinque aree sociosanitarie locali e di Liguria Salute, ai quali è affidato il compito operativo di prendersi cura dei bisogni del territorio - ha spiegato l'assessore regionale alla Sanità, Massimo Nicolò - Si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di professionisti che rappresentano una continuità, che conoscono molto bene il territorio e che potranno essere sgravati da una serie di compiti tipici dei direttori generali delle aziende».
Una scelta che, secondo Nicolò, consentirà ai coordinatori di concentrarsi maggiormente sulle criticità specifiche delle singole aree e degli ospedali presenti nei rispettivi bacini. «Questo ribadisce l'obiettivo primario della riforma - ha aggiunto - ovvero dare più risorse al territorio e fornire risposte sempre più efficaci ai cittadini».
Tra gli elementi cardine della riforma c'è anche il cambiamento della governance, che diventa unica. «Un'unica governance significa unificare percorsi prevalentemente amministrativi come affari legali, gestione del personale, stipendi, approvvigionamenti e magazzini. In precedenza ogni azienda operava come un'entità autonoma, con una moltiplicazione di funzioni che ha prodotto nel tempo un'eterogeneità dei servizi sanitari offerti ai cittadini», ha sottolineato l'assessore.
Sul piano economico, Nicolò ha chiarito che l’obiettivo non è il risparmio in sé, ma la riallocazione delle risorse: «La finalità della riforma non è tagliare, ma ridestinare più risorse al territorio e ai cittadini».














