"All’audizione in Commissione Ambiente e Territorio, convocata d’urgenza martedì 3 febbraio in merito all’imminente decisione del governo regionale di produrre in fretta e furia una manifestazione d’interesse sul fine ciclo dei rifiuti, ancora una volta non abbiamo risposte. Non le abbiamo ricevute quando è stato chiesto direttamente quali fossero le intenzioni della Regione Liguria una volta ricevuto lo “schiaffo” da parte della quasi totalità dei sindaci della Val Bormida (il Comune di Genova continua ad avere pareri discordanti, visto che parte della maggioranza è assolutamente contraria all’inceneritore), se non quella di non rispondere per non voler creare false illusioni. Ma ormai, come detto in commissione, abbiamo smesso già da tempo di illuderci. Non abbiamo nemmeno ricevuto domande da parte dei rappresentanti della maggioranza sulle motivazioni per cui la Rete Liguria e il Coordinamento No Inceneritore Val Bormida erano presenti, rappresentando la volontà di migliaia di cittadini".
Così commenta Rete Liguria – Bene Comune, che prosegue: "I comitati e le associazioni liguri ribadiscono ancora una volta che l’incenerimento dei rifiuti, anche se effettuato da termovalorizzatori di ultima generazione, rilascia comunque grosse quantità di inquinanti molto dannosi per la salute umana e per l’ambiente. L’economia circolare rimane l’unica soluzione possibile, soprattutto in un’Europa carente di materie prime, e il cassonetto dell’immondizia dev’essere considerato come una “miniera urbana” da cui estrarre le materie prime seconde, ovvero materiali ottenuti dal riciclo, recupero o rigenerazione di rifiuti, scarti di produzione o prodotti a fine vita, che vengono reintrodotti nei processi produttivi al posto di risorse vergini, riducendo il consumo di materie prime primarie (estrattive), i costi e soprattutto l’impatto ambientale".
"L’ultimo punto portato in commissione è un promemoria su come sia nata la Rete Liguria a seguito della manifestazione contro i progetti “calati dall’alto” dell’indagato ex governatore Giovanni Toti e contro i progetti dell’ex sindaco di Genova Marco Bucci (ora governatore della Regione Liguria), e pretendiamo venga applicata la legge. Nello specifico, esigiamo che, nel caso in cui si decida di portare avanti la costruzione di un impianto di incenerimento dei rifiuti sul territorio ligure (che sia Ferrania o Scarpino), venga rispettato il decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36 (Codice dei contratti pubblici), che disciplina il dibattito pubblico quale strumento di partecipazione nelle fasi di programmazione e progettazione di opere pubbliche di particolare rilevanza, confermando la centralità del coinvolgimento preventivo delle comunità interessate", aggiunge.
"L’omissione costituirebbe una violazione di legge e, se l’amministrazione dovesse procedere comunque con l’approvazione del progetto, l’avvio della gara o l’affidamento dei lavori senza aver svolto il dibattito pubblico, gli atti potrebbero essere annullabili per violazione di legge e difetto di partecipazione procedimentale, impugnabili da cittadini, associazioni, comitati ed enti territoriali. Verrebbe chiesto l’intervento della Commissione Nazionale per il Dibattito Pubblico, volto a richiamare formalmente l’amministrazione, chiedere chiarimenti e segnalare la violazione al Ministero competente".
"In sintesi, se la Regione Liguria non dovesse avviare il dibattito pubblico, saremmo davanti a un vizio procedurale grave, con il rischio di annullamento degli atti, e non potremmo più parlare di democrazia, purtroppo già più volte messa in discussione nei fatti, con, per esempio, la totale indifferenza a proposte alternative, ma di tirannia", conclude.














