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Al Direttore | 01 aprile 2026, 14:46

"Dita" del Venerdì Santo: appello del Priore a Laigueglia

Riceviamo e pubblichiamo

"Dita" del Venerdì Santo: appello del Priore a Laigueglia

Alla comunità di Laigueglia, alle associazioni, ai confratelli, ai fedeli, agli ospiti che amano il nostro borgo.

Vi è una tradizione che appartiene al cuore più profondo della nostra storia, una consuetudine che non è soltanto rito, ma memoria viva, identità condivisa, filo invisibile che lega le generazioni: è la "Dita" del Venerdì Santo, l'antica asta che precede la solenne processione del Cristo Morto.

Da secoli, a Laigueglia, questo momento rappresenta qualcosa di unico. Non è soltanto un gesto, ma un atto comunitario, carico di significato: l'impegno, la partecipazione, l'offerta. La "Dita" – la "detta", l'impegno verbale – è la voce del popolo che si fa tradizione.

Un tempo, attraverso questa singolare asta, veniva affidato al miglior offerente l'onore di portare i simboli della Passione: u Signù Mortù, la cassa del Cristo Morto; a Cruxe Grossa, la Croce grande; a Picenin-a, la Croce piccola; e i Mistèri, le insegne della Passione.

Non era solo un'asta: era un atto di fede, un segno di appartenenza, un gesto che univa Confraternite, associazioni, pescatori di corallo, artigiani, famiglie intere.

Questo rito, tramandato nei secoli — interrotto solo in epoca napoleonica — è giunto fino a noi intatto, conservando persino le parole antiche del banditore, pronunciate ancora oggi nel nostro dialetto, come un'eco che attraversa il tempo.

E non è solo tradizione: è anche carità concreta. I proventi dell'asta, ieri come oggi, sostengono opere di bene, aiutano chi è nel bisogno, mantengono vivo il decoro dei nostri luoghi sacri.

Eppure, oggi, tutto questo è fragile.

Viviamo in un tempo in cui le radici rischiano di affievolirsi, in cui la fretta e la distanza dalla vita religiosa e comunitaria possono far apparire questi riti lontani, quasi estranei. Ma sarebbe una perdita enorme. Perché la "Dita" non è solo un evento: è un patrimonio culturale e spirituale unico, che non ha eguali conosciuti nel nostro Paese. È parte dell'anima stessa di Laigueglia.

Per questo nasce questo appello.

Alle associazioni, perché continuino a sentirsi protagoniste di questa tradizione. Ai Confratelli e ai fedeli, perché la custodiscano con orgoglio e responsabilità. Ai giovani, perché la scoprano e la facciano propria. Agli ospiti e a chi ama Laigueglia, perché partecipino con rispetto e curiosità a questo momento così autentico.

Oggi più che mai non è importante "quanto" si offre, ma esserci. Anche il più piccolo contributo è parte di un gesto più grande: quello di una comunità che non vuole dimenticare sé stessa.

Partecipare alla "Dita" significa entrare in una storia secolare. Significa tenere viva una luce che ci è stata consegnata da chi ci ha preceduto. Significa, soprattutto, trasmetterla a chi verrà dopo di noi.

Custodire le tradizioni non è guardare al passato, ma dare un futuro alla nostra identità.

Con rispetto, con passione, con senso di appartenenza: non lasciamo spegnere questa voce antica.

Laigueglia ha ancora bisogno della sua "Dita". E la "Dita" ha bisogno di tutti noi.

Eliseo Schivo, Priore di Santa Maria Maddalena

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