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Attualità | 06 aprile 2026, 09:30

Dal “museo a cielo aperto” a uno spazio permanente. A Noli prende corpo il Museo Civico cittadino

Presentato il progetto alla Soprintendenza regionale. L’idea è quella di un polo culturale che ruoti intorno all’ex Ospedale Sant’Antonio

Storia, contenitore e patrimonio. Su questi tre pilastri si basa la proposta formulata da Comune e Fondazione Culturale Sant’Antonio alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria per la nascita, dopo anni di attese e ipotesi, del Museo civico della città di Noli.

Il primo passo formale è stato compiuto nella giornata dello scorso 31 marzo con la firma, da parte del sindaco Ambrogio Repetto e del presidente della Fondazione, Giovanni Toso, della lettera inviata al soprintendente Vincenzo Tinè. Un percorso avviato dopo una serie di interlocuzioni preliminari con la stessa Soprintendenza e con la Direzione regionale dei Musei, che apre ora concretamente alla possibilità di dotare la cittadina - antica Repubblica marinara - di uno spazio museale stabile.

Al centro dell’idea, individuato come contenitore culturale idoneo, c’è l’ex Ospedale Sant’Antonio, edificio oggi solo in parte utilizzato. Restano infatti privi di una destinazione definita il primo e il secondo piano, mentre il terzo ospita gli archivi storici comunali e importanti testimonianze documentali del passato locale. “L’edificio settecentesco nel centro storico di Noli non ha attualmente una definitiva destinazione d’uso al primo e secondo piano, mentre il terzo è occupato dagli archivi storici del Comune, tra cui le pergamene della Repubblica (dal XII secolo), documenti tra i più antichi della Liguria – scrivono il sindaco Repetto e il presidente Toso –. Sono, peraltro, disponibili moltissimi reperti archeologici e testimonianze di valore storico-culturale, oggi non accessibili, che raccontano la peculiare storia di Noli, a partire dal III secolo a.C., attraversando le epoche bizantino-longobarda e medievale repubblicana, fino ai giorni nostri”.

Un patrimonio che però, finora, resta in larga parte custodito fuori città e che non riesce a dialogare con il grande afflusso di visitatori che ogni anno attraversa Noli. “Gli antichi reperti nolesi da esporre sono di proprietà demaniale e sono conservati da anni in depositi protetti a Genova, per cui è essenziale un assenso preventivo della Soprintendenza per qualsiasi progetto che li coinvolga”, precisano dalla Fondazione attraverso i propri canali. Un vincolo che si aggiunge a quello che interessa lo stesso complesso del Sant’Antonio, sottoposto a tutela come gran parte degli edifici di valore storico.

“Sarebbe di grande valore per la città e per il comprensorio attorno a Noli la creazione di un polo di studio e divulgazione culturale aperto alle decine di migliaia di turisti, studiosi e studenti”, si legge ancora nella lettera, che richiama il forte richiamo esercitato dall’“open air museum” nolese - dal borgo turrito al castello, dal vescovado alla chiesa di San Paragorio - oggi però privo di uno spazio capace di restituire una lettura organica della storia locale.

È proprio questo il nodo che il progetto intende sciogliere: non tanto creare un museo “in più”, quanto completare e dare profondità a ciò che già esiste. L’obiettivo è integrare pienamente il sistema diffuso dei monumenti, offrendo strumenti di lettura, contestualizzazione e approfondimento, e trasformando l’ex ospedale in una tappa naturale del percorso di visita.

Nelle slide allegate alla proposta, Noli viene descritta come un vero e proprio paradigma della storia ligure: dalle origini romane e bizantine alla vocazione marinara, dal periodo della Repubblica - tra il 1192 e il 1797 - al legame con Genova, fino ai riferimenti culturali e letterari che chiamano in causa figure come Dante, Giordano Bruno, Anton da Noli e Cristoforo Colombo. In questo quadro, il museo dovrebbe assumere una funzione non solo espositiva, ma anche di studio e divulgazione.

L’obiettivo è quello di creare una struttura museale, oggi inesistente, essenziale per la cultura storico-archeologica-antropologica locale e non solo, con i dovuti caveat e i possibili miglioramenti adottabili, in aperta e completa collaborazione con la Soprintendenza e le Autorità competenti, valorizzando le ricchezze architettoniche e archeologiche oggi inutilizzate”, si legge nel documento firmato da Comune e Fondazione.

Un passaggio significativo del percorso è stato l’incontro del 18 marzo con il soprintendente Tinè, “che ha condiviso le nostre idee sul fatto che Noli meriti un museo dedicato alla sua storia e la nostra impostazione progettuale”, sottolineano ancora dalla Fondazione.

La definizione puntuale degli spazi, l’adeguamento dell’edificio, la costruzione del percorso espositivo e, soprattutto, l’individuazione delle risorse economiche rappresenteranno ora i passaggi decisivi. “Il progetto dovrà essere preparato nei dettagli con le Autorità competenti – spiegano dalla Fondazione – e richiederà il coinvolgimento di professionalità esperte e investimenti impiantistici ed espositivi, per adeguarsi alle esigenze tecnico-organizzative di una struttura museale permanente. Sarà anche necessario un piano di coperture finanziarie specifiche”.

La realizzazione non sarà facile e i tempi non saranno brevi, ma, finalmente, si è aperta una porta verso il ‘Museo della Storia di Noli’”, concludono dalla Fondazione. La strada resta lunga, ma il progetto sembra ormai uscito dalla dimensione delle intenzioni per entrare in un percorso istituzionale concreto. E per una città come Noli, immersa nella propria storia ma ancora priva di un luogo capace di raccontarla in modo unitario, potrebbe essere l’inizio di una nuova fase.

Mattia Pastorino

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