Una gioia che non teme le lacrime, che nasce dall'incontro con il Risorto e diventa annuncio. È il cuore del messaggio pasquale 2026 di monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo di Albenga-Imperia, che in questa Pasqua invita la comunità diocesana a farsi portatrice di speranza in un mondo segnato da conflitti e divisioni.
Il vescovo prende come modello Maria di Magdala e san Francesco d'Assisi, accomunati dall'impossibilità di trattenere per sé la luce del Risorto. "La gioia pasquale non è mai un tesoro privato: è una missione", scrive Borghetti, richiamando l'urgenza dell'annuncio sintetizzata nelle parole evangeliche di Maria: "Ho visto il Signore" (Gv 20, 18).
Testimoniare la gioia, precisa il presule, non significa voltare le spalle al dolore del mondo, ma "abitarlo con una speranza lieta". Riprendendo l'insegnamento francescano, Borghetti definisce la gioia "un atto di resistenza spirituale che nasce dalla pace interiore": una risposta concreta alla polarizzazione e all'aggressività che caratterizzano il tempo presente.
In questo scenario, il vescovo propone la via della "cortesia" francescana (l'essere "lieti e graziosi") come forma di testimonianza pasquale. Un percorso fatto di scelte quotidiane: scegliere la gentilezza, "disarmare il prossimo con l'ascolto e la mitezza", portare pace nei rapporti ordinari e, soprattutto, rifiutare "il linguaggio dell'odio e del cinismo".
Su questo ultimo punto, Borghetti richiama esplicitamente il magistero di Papa Leone XIV, che sin dall'inizio del pontificato nel maggio 2025 ha fatto dell'"invito a disarmare le parole" uno dei pilastri del suo insegnamento. Il Pontefice descrive la pace come una realtà "disarmata", non fondata su minacce, e "disarmante", capace di sciogliere i conflitti attraverso l'empatia e il perdono.
Il messaggio si chiude con un appello diretto all'intera comunità diocesana. "La nostra terra ha bisogno di testimoni credibili", scrive il vescovo, "capaci di far trasparire la luce e la gioia del Vangelo con umiltà e coraggio". Un augurio che abbraccia tutti - famiglie, giovani, anziani, malati e "chi porta pesi nascosti nel cuore" - con l'auspicio che il Cristo Risorto "riempia i nostri cuori della stessa letizia che abitava san Francesco".














