E’ una delle aree più note e frequentate dell’entroterra Finalese, risalita alla ribalta mondiale per la sua riconversione in area di partenza di diversi sentieri per l’outdoor a due ruote. Ma, al tempo stesso, deve scontare quelli che sono i problemi di tante arterie viarie delle zone interne, ossia la difficoltà, tra costi e opere, di provvedere a una continua manutenzione.
Parliamo dell’ex base Nato di Pian dei Corsi, la cui strada di accesso nel tratto tra la struttura militare ormai abbandonata e l’intersezione con la Sp23 “del Melogno” è stata chiusa al traffico veicolare in via precauzionale dai Comuni di Rialto e Calice Ligure, dopo il riscontro di un grave deterioramento del manto stradale che ha reso la viabilità insicura.
Entrambi i Comuni, nei giorni scorsi, hanno emesso apposite ordinanze rilevando come il tratto interessato presenta condizioni strutturali fortemente compromesse, con buche diffuse, cedimenti della bitumazione e un generale dissesto della carreggiata che non consente più di garantire livelli adeguati di sicurezza. Una situazione che, evidenziano le amministrazioni, espone potenzialmente a rischi sia la pubblica che la privata incolumità, rendendo necessario l’intervento immediato con un divieto di transito per i veicoli, ad eccezione dei mezzi di soccorso e di servizio.
La decisione arriva in un contesto in cui la strada, lunga circa seicento metri, ha progressivamente perso la sua funzione di collegamento ordinario dopo la dismissione del vecchio presidio militare. Al contempo però negli ultimi anni, oltre allo svolgimento di alcune attività forestali e di trasporto del legname, l’area si è trasformata in uno dei poli legati al turismo outdoor, con un conseguente incremento del traffico leggero.
A questo va aggiunta poi, ma non con minor impatto sulle condizioni del manto in asfalto, la presenza nell’area di infrastrutture strategiche come le pale eoliche installate e i relativi impianti di manutenzione.
Alla base del provvedimento c’è però anche un elemento di programmazione amministrativa: i Comuni attendono infatti la definizione di un progetto tecnico che consenta anzitutto di quantificare con precisione gli interventi necessari al ripristino della carreggiata, insieme all’individuazione delle risorse economiche per la loro realizzazione. In assenza di tali condizioni, spiegano gli enti locali, al momento non è stato possibile garantire la sicurezza del transito.
La chiusura, dunque, non è certo una misura definitiva bensì un atto di tutela temporaneo in attesa di una soluzione strutturale. Il nodo della riqualificazione di un collegamento che, pur marginale dal punto di vista residenziale, conserva un ruolo significativo per la fruizione turistica dell’area e per le attività economiche e manutentive che vi insistono è ora quanto mai aperto.














