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Curiosità | 10 maggio 2026, 12:45

Ceramiche savonesi nel relitto più profondo di Francia: la scoperta che riscrive la storia del commercio marittimo

A 2.500 metri di profondità al largo del Var, il "Camarat 4" custodisce intatte centinaia di brocche e piatti partiti probabilmente dai porti liguri nel XVI secolo. Testimonianze d'arte ligure riemergono dopo cinque secoli

Ceramiche savonesi nel relitto più profondo di Francia: la scoperta che riscrive la storia del commercio marittimo

Le ceramiche savonesi e genovesi tornano alla luce dopo cinque secoli, e lo fanno nel più spettacolare dei modi: a 2.500 metri di profondità nel Mediterraneo, dentro la stiva di una nave mercantile rimasta intatta dal Cinquecento. È questo il cuore della scoperta del relitto "Camarat 4", individuato nel 2025 al largo della costa francese del Var, tra Tolone e Saint-Tropez, e considerato dagli archeologi francesi un caso pressoché unico per lo studio delle rotte commerciali dell'età moderna. A rendere straordinario il ritrovamento è proprio il carico: centinaia di brocche, piatti e stoviglie che gli esperti riconducono con grande probabilità alle fornaci di Savona e Albisola, imbarcate verosimilmente dal porto di Genova prima della rotta verso la Francia meridionale.

La nave è stata individuata per caso durante attività di monitoraggio dei fondali e adagia su un letto di sabbia a 2.567 metri di profondità, condizione che ne ha garantito una conservazione eccezionale e l'ha messa al riparo da qualsiasi tentativo di saccheggio. A bordo, oltre ai cannoni e ai materiali di bordo, gli archeologi hanno documentato un centinaio di piatti ancora impilati, oltre duecento brocche – alcune con decorazioni religiose, croci, motivi floreali e pesci dai colori ancora vividi – e calderoni in ferro. Un carico che, per quantità e omogeneità, fa pensare a una commessa precisa, forse destinata a un nuovo convento francescano nel Sud della Francia.

Il legame con la Liguria è doppio. Da un lato la rete produttiva: già dal Quattrocento le fornaci di Savona e Albisola si erano affermate come poli specializzati nella maiolica smaltata destinata all'esportazione di massa, con la celebre colorazione blu cobalto – di derivazione mediorientale ma reinterpretata in chiave ligure – diventata marchio distintivo delle botteghe del Ponente. Dall'altro la rete commerciale: gli studiosi consultati dalla stampa francese ritengono che la nave sia salpata da un porto italiano, con ogni probabilità Genova, dopo aver caricato le stoviglie nelle manifatture savonesi e albisolesi. Reperti praticamente identici a quelli emersi dal "Camarat 4" sono oggi conservati al Museo della Ceramica di Savona, che custodisce brocche e piatti dalla foggia e dal decoro analoghi.

A confermare l'origine ligure della spedizione concorre anche la struttura stessa dell'imbarcazione. Secondo gli archeologi, il design e la costruzione della nave indicano l'appartenenza a una classe di mercantili gestiti da equipaggi liguri o genovesi, spesso composti da membri della stessa famiglia o da uomini dello stesso villaggio. Accanto alle ceramiche, nella stiva sono state rinvenute barre di ferro, esportazione secondaria tipica delle navi mercantili italiane dell'epoca: un carico misto che riflette le strategie di mitigazione del rischio del commercio marittimo rinascimentale, con la diversificazione delle merci come garanzia di redditività indipendentemente dalle fluttuazioni del mercato.

Le operazioni di studio rientrano nella missione "Calliope 26.1", coordinata dalla Marina nazionale francese insieme al Cephismer e al Drassm, l'organismo del Ministero della Cultura francese specializzato in archeologia subacquea. Per esplorare il sito è stato impiegato un veicolo sottomarino a controllo remoto in grado di operare fino a 4.000 metri di profondità, dotato di telecamere ad alta definizione e bracci robotici. Le coordinate esatte del relitto sono tenute riservate per scongiurare qualunque rischio di saccheggio, mentre alcune brocche e piatti sono stati riportati in superficie per le analisi di laboratorio: serviranno anche per testare nuovi protocolli di conservazione, dal momento che quasi un terzo delle ceramiche recuperate da scavi subacquei tende a fratturarsi una volta riemersa, per cause non ancora pienamente comprese.

Il "Camarat 4" si inserisce in un filone di scoperte recenti che stanno restituendo dignità storica alle repubbliche marittime italiane: dal genovese "Lomellina", affondato nel 1516, fino al relitto individuato nel 2020 al largo di Camogli e attribuito alla "Santo Spirito e Santa Maria di Loreto", nave mercantile naufragata nel 1579 dopo una lunga sosta nel porto di Genova. Per gli studiosi, l'isolamento del sito francese e l'assenza di saccheggi rendono la scoperta una testimonianza di valore eccezionale: una capsula del tempo che colma le lacune delle fonti scritte e racconta, attraverso il blu cobalto delle maioliche savonesi, la fitta trama di scambi che cinque secoli fa univa la Riviera ligure alle coste della Provenza. Il sito sarà preservato sul fondale, in conformità con i modelli di tutela del patrimonio subacqueo raccomandati dall'Unesco, mentre a novembre il Musée de la Marine di Tolone ospiterà una mostra temporanea con i primi risultati della missione.

Redazione

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