Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 una barca, su cui viaggiavano circa 180 persone, naufragò durante una mareggiata a poche decine di metri dalla costa crotonese, nei pressi di Steccato di Cutro, causando la morte di quasi cento migranti, tra cui molti bambini.
Nell’aprile 2023 è stato esposto presso la Bottega Solidale di Carcare un frammento del legno di quell’imbarcazione, a partire dal quale è stata realizzata un’opera, la “Tavola di Cutro”. L’opera è stata utilizzata per organizzare, in tutta Italia, attraverso la rete delle Botteghe Solidali e altre associazioni operanti nel sociale, una serie di iniziative sui temi dell’immigrazione e dell’accoglienza che si stima abbiano raggiunto oltre 1.500 persone.
Tra i contatti nati a seguito del viaggio per l’Italia della “Tavola di Cutro” vi è stato quello con i docenti e gli studenti — quasi tutti figli di pescatori immigrati dal Nord Africa — di una classe terza media dell’Istituto Comprensivo Ajello-Borsellino di Mazara del Vallo. Questo gruppo farà un viaggio di studio in Valbormida nel prossimo mese di maggio per partecipare a un laboratorio teatrale organizzato in collaborazione con l’Associazione Teatro21 di Cairo Montenottee ad attività sportive insieme ai ragazzi dell’Associazione Pippo Vagabondo.
La Bottega Solidale di Carcare ha organizzato, per la serata del prossimo 25 maggio, uno spettacolo presso il Teatro Chebello di Cairo Montenotte, per proporre alla cittadinanza un’occasione di riflessione sul viaggio alla ricerca di un luogo e di una comunità in cui potersi esprimere realmente per quello che si è.
Lo spettacolo, presentato da Alberto Calandriello, comprenderà musica — a cura di Musica Sospesa, un progetto sonoro che si muove tra le pieghe del jazz contemporaneo con contaminazioni rubate alla musica classica e alla world music — insieme a performance di ballo, curate dalle ballerine di ASD Atmosfera Danza di Gabriella Bracco, e a frammenti di teatro sociale a cura di Teatro21 e dei suoi fondatori Paolo Scorzoni e Sara Moretti, con la partecipazione dei ragazzi della scuola di Mazara e della classe III dell’Istituto Comprensivo Saliceto-Cortemilia, plesso di Monesiglio.
Lo spettacolo è adatto a tutte le età e il ricavato andrà a supporto della visita in Val Bormida dei ragazzi e delle ragazze dell’Istituto Comprensivo Ajello-Borsellino di Mazara del Vallo.
Il progetto dello spettacolo nasce da un’osservazione diretta della materia: il frammento di legno proveniente da una delle imbarcazioni che hanno solcato il Mediterraneo. È stato questo contatto a richiamare immediatamente la figura di Pinocchio e, di conseguenza, la celebre frase: «Voglio diventare un bambino vero».
Sebbene questa espressione appartenga alla versione Disney e non all’originale di Carlo Collodi — che utilizzava il termine «ragazzino perbene» — è stata scelta per la sua precisione d’intento. Mentre il “perbene” suggerisce un adeguamento a norme esterne e a una forma di obbedienza, il concetto di “vero” si sposta sul piano dell’identità: il diritto di trovare un luogo e una comunità in cui potersi esprimere realmente per quello che si è.
Questa riflessione è stata approfondita attraverso una bibliografia che interroga il mito di Pinocchio da diverse angolazioni. Sono stati considerati l’analisi estetica di Benedetto Croce, che ne esaltava la vitalità, e lo sguardo di Italo Calvino, che ne sottolineava la struttura narrativa sempre aperta a nuovi significati.
Fondamentale è stato anche il confronto con Giorgio Manganelli: se per lui la trasformazione del burattino in bambino rappresentava la fine della libertà, per un giovane che affronta un lungo viaggio la conquista della stabilità e di una quotidianità riconosciuta non è una sconfitta, ma il raggiungimento di un obiettivo vitale.
A questo si aggiunge la suggestione di Pier Paolo Pasolini nel film Che cosa sono le nuvole?, dove il burattino scopre la propria essenza guardando oltre i fili che lo muovono.
L’analisi etimologica della parola “vero” sostiene l’intero impianto: la radice indoeuropea wer- rimanda infatti ai concetti di protezione e fiducia. Diventare “veri” significa abitare la propria storia, trasformando l’esperienza del viaggio in un’identità solida e rispettata.
La serata accoglie questo complesso percorso di trasformazione, inserendolo in una cornice dove musica e danza operano come linguaggi complementari di una narrazione corale. In questo equilibrio espressivo, la pienezza del significato risiede nell’autenticità del vissuto che i bambini portano sul palco, rendendo la loro presenza il fulcro vitale dell’intera esperienza artistica.
Il passaggio dalla materia inerte alla carne pulsante, dal legno del naufragio al cuore della comunità, si compie nell’istante in cui il vissuto si fa narrazione, permettendo a ogni partecipante di recidere i “fili della marionetta” — intesi come pregiudizio e marginalità — per custodire invece i “fili del cuore”, ovvero quei legami di appartenenza che definiscono l’essere umano nella sua interezza.
Questo progetto non sarebbe stato possibile senza la fattiva collaborazione di: ARCI Noi per Voi APS, Associazione Pippo Vagabondo, Istituto Comprensivo Ajello-Borsellino di Mazara del Vallo, Istituto Comprensivo Saliceto-Cortemilia, Musica Sospesa, Teatro21, Atmosfera Danza, Tpl Linea, Scuola del Corpo di Polizia Penitenziaria di Cairo Montenotte, Comune di Carcare, Cooperativa Sociale Esserci, Officina Acquarello e Ordine del Gheppio, che hanno fornito e forniranno un supporto concreto alle diverse attività del progetto.














