Non c’è una semplice contestazione partitica nel dissenso espresso da antifascisti e antimilitaristi per la presenza del generale Roberto Vannacci ad Albissola Marina per l’incontro pubblico, promosso dal comitato “Futuro Nazionale – Savona 2.0” (LEGGI QUI). C’è anche una lunga serie di interrogativi sulla natura culturale e politica dell’iniziativa nella posizione che i contrari alla presenza dell’europarlamentare hanno espresso con una nota.
Una critica che intreccia la contestazione dell’iniziativa pubblica con una riflessione più ampia sul ruolo delle forze armate nella società e sulla loro crescente visibilità nel dibattito politico. Una contestazione che si sviluppa già dalle prime righe della nota, a partire da un’apertura volutamente provocatoria: “Vannacci? Chi è costui?”, e chiusa con l’appello a sabotare il locale ospitante dell’appuntamento.
Al centro della critica c’è anche la triade identitaria dell’incontro, descritta: identità, tradizione, sicurezza. Ed è proprio su questo punto che si innesta una serie di interrogativi che attraversano tutta la nota: “Chi c'è dietro la faccia del militare sempre serio e apparentemente autorevole? Chi finanzia costui o l’apparato che ha creato e si sta rapidamente espandendo? Chi manovra e redige il programma del movimento?”.
La riflessione si estende fino a toccare un paragone storico esplicito: “Volendo tracciare un parallelismo con il secolo scorso, quando Mussolini fu finanziato da proprietari terrieri ed industriali”, scrivono, ipotizzando che “oggi potrebbe essere l’economia legata all’industria bellica a promuovere la normalizzazione di una figura militare”. Contesto nel quale viene richiamata anche la gestione dell’emergenza pandemica e il ruolo delle istituzioni militari con la figura del generale Figliuolo e il supporto dell’esercito alle forze dell’ordine. Insomma, secondo i firmatari una tendenza a “normalizzare e far credere inevitabile il coinvolgimento in un prossimo scenario bellico” che comincerebbe addirittura nelle scuole e con la formazione dei giovani.
La critica si fa ancora più diretta quando viene affrontata la figura del generale e la sua produzione editoriale. Il testo definisce infatti il suo libro “Il mondo al contrario” come un “Mein Kampf de noantri”, accusandolo di proporre una visione della società in cui “viene criminalizzata gran parte della società contemporanea che non segue i classici valori della triade reazionaria ‘dio, patria e famiglia’”.
Non manca una riflessione sulla dimensione politica e mediatica della sua ascesa: “Il nostro generale ha avuto il suo trampolino politico grazie al genio di Salvini che gli ha permesso di diventare europarlamentare”. Allo stesso tempo l’interrogativo dei firmatari diventa “come un ‘signor quasi nessuno’, bene o male è un generale, sia riuscito a farsi stampare, pubblicizzare e distribuire il suo scritto” con una rapidità ritenuta eccezionale rispetto ai normali tempi editoriali.
Antifascisti e antimilitaristi insistono poi sulla complessità economica dell’organizzazione politica e territoriale dei movimenti a lui collegati: “Fondare un movimento politico con eventi di presentazione, conferenze, logo, promozione pubblicitaria richiede sia tempo per stilare un programma, sia notevoli investimenti economici”, fino a sottolineare come anche la presenza di circoli locali rappresenti “un altro esborso economico che risulta sempre un costo non irrisorio”.
“Vannacci e il suo movimento non sono altro che la nuova cravatta con cui il fascismo (se non garba il termine si può sostituire con quello di ‘reazione’) si presenta oggi”, continuano i firmatari, rimarcando come il contesto storico e segnali forti di crisi economica portino all’evidenza figure che tendono a “seminare odio e additare capri espiatori”.
“Noi non accettiamo questa visione e la contrasteremo sempre - continuano - Non crediamo nella vostra identità nazionale, crediamo nella dignità di ogni singolo individuo in ogni parte del pianeta, la nostra patria è il mondo intero. Non crediamo alla vostra tradizione, crediamo nella naturale convivenza degli individui orientati al proficuo scambio di saperi e culture. Non crediamo nella vostra sicurezza che crea discriminazioni per mascherare l'incapacità di affrontare
e risolvere il malessere sociale, la richiesta di sicurezza viene ingigantita mediaticamente, strumentalizzando singoli episodi per farne un 'tutto' tragico e caotico con lo scopo di promulgare leggi sempre più repressive e limitanti la libertà personale”, chiosano, rimarcando l’assenza di nemici e la contrarietà a ogni conflittualità.














