Una persona seduta davanti al computer scrive poche righe: una spiaggia ligure al tramonto, il mare calmo, una barca in lontananza e una figura che cammina sulla sabbia. Dopo qualche secondo, sullo schermo compare un’immagine che non è mai stata fotografata, ma che sembra abbastanza realistica da poter ingannare uno sguardo distratto.
Fino a pochi anni fa, ottenere un risultato simile avrebbe richiesto competenze professionali, programmi complessi e molte ore di lavoro. Oggi è sufficiente descrivere una scena a parole. L’intelligenza artificiale interpreta la richiesta e costruisce un’immagine nuova combinando forme, colori, luci e dettagli appresi durante il suo addestramento.
Questa tecnologia può essere utilizzata per illustrare una storia, immaginare l’arredamento di una casa, preparare la copertina di un progetto o creare personaggi di fantasia. Può però essere impiegata anche per produrre immagini ingannevoli, imitare persone reali o realizzare contenuti intimi senza autorizzazione.
Il problema, quindi, non è soltanto capire se un’immagine sia vera. Diventa altrettanto importante domandarsi chi l’abbia creata, con quali materiali e soprattutto con il consenso di chi viene rappresentato.
Come nasce un’immagine che non è mai stata fotografata
I generatori di immagini funzionano a partire da una descrizione testuale, spesso chiamata “prompt”. L’utente indica ciò che desidera vedere: il soggetto, l’ambiente, lo stile, l’illuminazione e altri particolari.
Il sistema non va semplicemente a cercare una fotografia già esistente da copiare. Produce un nuovo risultato sulla base delle relazioni visive apprese analizzando grandi quantità di immagini e testi. Se gli viene chiesto di rappresentare un gatto su un muretto davanti al mare, riconosce le caratteristiche generalmente associate a un gatto, a un muretto e a un paesaggio marino, quindi prova a unirle in modo coerente.
Non sempre ci riesce.
Mani con dita in più, scritte prive di significato, ombre incoerenti e oggetti che sembrano fondersi tra loro sono stati per molto tempo indizi abbastanza evidenti. I sistemi più recenti commettono meno errori di questo tipo, almeno nelle immagini semplici. È proprio il miglioramento della qualità a rendere necessaria una maggiore attenzione.
Una fotografia dall’aspetto credibile non costituisce più, da sola, la prova che un fatto sia realmente accaduto.
Dalla fantasia alla cronaca locale
Le immagini artificiali non riguardano solamente pubblicità, cinema e social network internazionali. Possono entrare anche nelle conversazioni di una comunità locale.
Un animale selvatico mostrato in una strada conosciuta, una presunta mareggiata, un incidente mai avvenuto o il ritratto di un personaggio pubblico possono diffondersi rapidamente nei gruppi di messaggistica. La vicinanza del luogo rende il contenuto più credibile: chi riconosce una strada o il nome di una località può condividere l’immagine prima di verificarla.
SavonaNews si è già occupata del problema raccontando il caso di un video apparentemente girato al Colle del Melogno, nel quale una lupa e i suoi cuccioli attraversano una strada innevata. Il filmato presenta diverse incongruenze nei movimenti degli animali, nell’illuminazione e nella costruzione della scena.
Episodi del genere mostrano quanto sia diventato facile collocare un evento inventato dentro un paesaggio riconoscibile. Non serve necessariamente creare una falsificazione perfetta. È sufficiente produrre qualcosa di plausibile e raggiungere le persone nel momento in cui sono meno inclini a controllare.
Un nuovo strumento per chi crea
Concentrarsi soltanto sui rischi offrirebbe però una visione incompleta.
Illustratori, grafici e piccoli imprenditori possono utilizzare l’intelligenza artificiale per sperimentare idee prima di affidare il progetto definitivo a un professionista. Uno scrittore può visualizzare un personaggio. Un’associazione può creare una bozza per la locandina di un evento. Un negozio può provare diversi allestimenti senza doverli realizzare fisicamente.
Anche nel turismo esistono applicazioni interessanti. Un’immagine dichiaratamente ricostruttiva potrebbe mostrare l’aspetto di un edificio in un’altra epoca oppure aiutare a immaginare un percorso prima della sua realizzazione.
Il valore dipende dalla trasparenza. Se un’immagine viene presentata come simulazione, illustrazione o progetto, il pubblico sa come interpretarla. Se la stessa immagine viene fatta passare per una fotografia documentaria, cambia completamente il significato.
L’intelligenza artificiale non elimina il lavoro creativo. Sposta una parte del processo: diventa importante saper descrivere un’idea, selezionare i risultati, riconoscere gli errori e intervenire sui dettagli. Premere un pulsante può essere facile; ottenere un’immagine davvero utile richiede ancora giudizio.
Quando l’immagine riguarda il corpo
Una parte del mercato è dedicata alla creazione di personaggi digitali e contenuti per adulti. Anche in questo settore la tecnologia può essere utilizzata in modi molto diversi.
Strumenti specializzati, come un nudo ai generatore, permettono di creare immagini di fantasia con personaggi digitali adulti. In questo contesto, la distinzione fondamentale riguarda l’identità rappresentata: generare un personaggio completamente immaginario è molto diverso dal caricare la fotografia di una persona reale per produrre un contenuto intimo senza il suo permesso.
Il fatto che una fotografia sia disponibile sui social non significa che possa essere utilizzata liberamente. Pubblicare un selfie non equivale ad autorizzare la sua trasformazione in materiale sessuale. Lo stesso vale per le fotografie inviate privatamente, per quelle scattate durante una relazione o per i contenuti realizzati in un contesto professionale.
Il consenso deve riguardare l’utilizzo concreto dell’immagine. Non può essere immaginato, esteso automaticamente o ricavato dal silenzio.
Anche i servizi destinati agli adulti hanno precise responsabilità: applicare limiti di età, proteggere i dati caricati, impedire la rappresentazione di minori e contrastare i tentativi di imitare persone identificabili senza autorizzazione.
Il deepfake intimo non è uno scherzo
Un’immagine falsa può provocare conseguenze reali.
Quando il volto di una persona viene inserito in un contenuto sessuale, la vittima può affrontare vergogna, minacce, ricatti e danni alla reputazione. La spiegazione “non è successo davvero” non elimina il problema. Chi riceve il materiale potrebbe crederci, condividerlo o utilizzarlo per mostrare la persona rappresentata.
La rapidità della diffusione peggiora la situazione. Un file pubblicato in un gruppo può essere scaricato, copiato e caricato altrove nel giro di pochi minuti. Anche dopo la rimozione dell’originale, possono rimanere numerose copie.
Esiste poi il rischio di estorsione. Qualcuno può creare un’immagine falsa e minacciare di inviarla a familiari, colleghi o conoscenti se la vittima non paga. In questi casi, cedere alla richiesta non garantisce che il materiale venga eliminato e può portare a nuove pretese.
È importante conservare le prove senza contribuire alla diffusione: annotare gli indirizzi delle pagine, acquisire schermate, registrare nomi degli account, date e messaggi ricevuti. Il contenuto dovrebbe essere segnalato alla piattaforma specificando che si tratta di materiale intimo non consensuale o di una falsificazione dell’identità.
La privacy comincia prima della generazione
Quando si carica una fotografia su un servizio online, il file lascia il dispositivo e viene elaborato dai sistemi della piattaforma. Prima di procedere, bisognerebbe capire che cosa accadrà dopo.
L’immagine viene conservata? Per quanto tempo? Può essere utilizzata per migliorare il servizio? È possibile cancellarla? Chi può accedervi? Dove vengono archiviati i dati?
Sono domande particolarmente importanti quando il materiale è personale o intimo. Una piattaforma seria dovrebbe fornire risposte comprensibili, senza nascondere le informazioni essenziali all’interno di condizioni interminabili.
Occorre inoltre prestare attenzione alle fotografie che contengono più persone. Anche se chi carica il file ha accettato il trattamento della propria immagine, gli altri soggetti potrebbero non aver dato alcun consenso.
Per ridurre i rischi è consigliabile evitare di caricare documenti, fotografie di minori, immagini di terzi e file che mostrano indirizzi, luoghi di lavoro o altri elementi facilmente identificabili.
Come riconoscere un’immagine artificiale
Non esiste un dettaglio capace di smascherare ogni immagine generata. La qualità migliora continuamente e alcuni difetti visivi stanno diventando meno frequenti. È quindi più utile combinare diverse verifiche.
Bisogna osservare mani, occhi, denti, orecchie e accessori. Piccole deformazioni, elementi duplicati e oggetti che cambiano forma possono indicare una generazione artificiale. Anche i riflessi negli specchi, le ombre e la direzione della luce meritano attenzione.
Le scritte presenti sullo sfondo sono un altro indizio. Insegne, targhe e cartelli possono contenere lettere corrette prese singolarmente, ma prive di senso quando vengono lette insieme.
Conta poi la fonte. Chi ha pubblicato l’immagine? Esistono altre fotografie dello stesso episodio? Ne parlano fonti locali affidabili? Il profilo è stato creato da poco? Il testo invita a condividere immediatamente prima di una presunta cancellazione?
La ricerca inversa può aiutare a capire se un’immagine circolava già in precedenza con una descrizione diversa. Tuttavia, se il contenuto è stato appena generato, potrebbe non produrre alcun risultato. L’assenza di corrispondenze non dimostra che sia autentico.
Le etichette aiutano, ma non risolvono tutto
Alcune piattaforme indicano quando un contenuto è stato creato o modificato con l’intelligenza artificiale. È una misura utile, ma non sufficiente.
Le etichette possono scomparire quando l’immagine viene salvata, ritagliata o acquisita tramite uno screenshot. Inoltre, una persona intenzionata a ingannare il pubblico cercherà probabilmente di rimuovere ogni indicazione.
Si stanno sviluppando anche sistemi di provenienza digitale, capaci di registrare informazioni sulla creazione e sulle modifiche di un file. Potrebbero diventare una sorta di carta d’identità del contenuto. La loro efficacia dipenderà però dall’adozione da parte di fotocamere, programmi, piattaforme e mezzi d’informazione.
Nel frattempo, la verifica umana rimane indispensabile.
Imparare a dubitare senza diffidare di tutto
Il rischio opposto è convincersi che qualsiasi immagine possa essere falsa e che, di conseguenza, nulla sia più dimostrabile.
Anche questa reazione è pericolosa. Una persona ripresa mentre compie un’azione reale potrebbe sostenere che il filmato sia stato generato dall’intelligenza artificiale. La semplice esistenza dei deepfake può diventare una scusa per negare prove autentiche.
L’obiettivo dell’educazione digitale non dovrebbe essere la sfiducia assoluta, ma un dubbio ragionato. Prima di condividere un contenuto sorprendente, è utile fermarsi, controllare la fonte e cercare conferme. Se l’immagine coinvolge una persona in una situazione umiliante o intima, non condividerla è già una forma concreta di responsabilità.
La tecnologia rende possibile costruire in pochi secondi una scena che non è mai esistita. Sta a chi sviluppa gli strumenti stabilire regole adeguate, a chi li utilizza rispettare il consenso e alle piattaforme intervenire rapidamente contro gli abusi.
Un’immagine può essere artificiale. Le conseguenze della sua diffusione, invece, appartengono pienamente al mondo reale.
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