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Al direttore | 20 aprile 2016, 19:46

Vittime sempre e comunque innocenti

Il ricordo di Roberto Nicolick

Vittime sempre e comunque innocenti

 

"Anche quest'anno, verrà, giustamente, commemorata la ricorrenza della liberazione con tutti gli annessi e connessi. Le vittime devono essere ricordate tutte, perchè tutti sono stati esseri umani che hanno pagato con la vita una scelta, da una parte o dall'altra non importa, ma tutte hanno uguale diritto di essere rispettate.

Ci sarà certamente una valanga di discorsi, di cerimonie, di bandiere al vento, di parate, di sfilate a senso unico, anche questo mi sta bene, ognuno deve essere libero di ricordare gli appartenenti alle formazioni partigiane ma, per favore, ricordiamo anche gli altri, i vinti, gli ultimi, i cattivi.

In questa città, Savona e anche in questa provincia, a cavallo del 25 aprile 1945 i morti sono improvvisamente aumentati in modo esponenziale e non fa male alla salute ricordarli in modo silente, per non dare troppo fastidio agli altri che possono fare le loro fiaccolate e le loro sfilate senza essere disturbati.

Ricordo solo i fatti più significativi, qualcuno nella loro implacabile scansione ci potrebbe trovare un progetto mentre altri li definirebbe pittoreschi.

Antivigilia di Natale 1943 , attentato dinamitardo in una trattoria piena di civili in Via XX settembre con 5 morti e diversi feriti, molti innocenti in questo botto. Un plotone di alpini repubblichini della divisione Monterosa, viene preso prigioniero a Calizzano e sterminato nel bosco dopo una notte di gelo, in barba alle convenzioni militari, siamo nel 1944.

Ad Albenga, una donna di nome Ernesta Orlando, viene impiccata, il 28 aprile 1945, ad un lampione sul molo del lungomare e lasciata a penzolare 5 giorni al vento, prima che un sacerdote riesca a farla rimuovere, non vi sono accuse specifiche a carico della sventurata.

La notte del 25 aprile 1945, un gruppo famigliare di Leca di Albenga, viene sterminato con incredibile odio: i Navoni e cioè i due genitori e tre figlie più il figlio maschio e la sua povera moglie anch'essa accomunala nella strage, secondo alcuni erano spie fasciste, mah. Sempre ad Albenga, il primo maggio 1945, la festa dei lavoratori, un milite fascista viene preso, gli amputano orecchie e naso e poi gli sparano sulla spiaggia in una atmosfera di grande ilarità dei convenuti, anche se il morto non si è divertito molto.

Un repubblichino di Pietra ligure scappa a Milano in attesa di tempi più tranquilli, sta già realizzando di essere in salvo, ma qualcuno dalla memoria lunga che lo cerca, lo raggiunge e la ammazza a colpi di pistola per strada.

Un reparto di giovanissimi militari nel Sassellese finisce in alcune fosse comuni mai del tutto ritrovate, un numero imprecisato che va da 60 a 180, per anni i sindaci della zona proibivano la raccolta di funghi, indovina per quale motivo.

A Varazze in una villa liberty che ora ospita una pensione a due stelle, un gruppetto di “liberatori” ci portava gli ex fascisti e li sottoponeva a torture di vario tipo anche i benestanti entravano ma uscivano senza portafoglio.

A Savona, un sindacalista fascista viene portato al mare, invitato a fare una gara di nuoto tra lui e le pallottole, dopo pochi disperate bracciate, muore imbottito di piombo.

Il 29 maggio 1945, un'altra famiglia che abita sulle alture di Savona a Lavagnola, viene massacrata, i Turchi, i genitori , tre figlie e pure il cane da guardia, una delle ragazze ferita gravemente si trascina nel bosco dove chiede aiuto sino all'alba e poi muore, nessuno si avvicina per portarle aiuto, bella storia di umanità.

Tra il 13 maggio e il 14 maggio 1945, una famiglia, i Biamonti, padre, madre, figlia e domestica spariscono per essere trovati tre anni dopo in una unica fossa al Camposanto di Zinola, nel contempo la casa viene saccheggiata dai soliti noti.

Il 28 aprile una madre e i due giovani figli che erano nella colonna in fuga dalla città, vengono rapinati a Pareto e depredati di molti gioielli, uno dei figli venne ucciso a botte forse opponeva resistenza,, gli altri invece fucilati si chiamavo Scali, qualcuno diventa molto ricco con gli ori degli Scali.

A fine maggio una ragazzina di 13 anni viene rapita e i suoi genitori imprigionati, dopo di chè verrà stuprata e uccisa, si chiamava Giuseppina Ghersi e diventerà un simbolo.

Un giornalista Savonese di un giornale di regime, per zittirlo definitivamente viene seppellito vivo in una fossa a S. Ermete, alla faccia della libertà di stampa.

Un ex maresciallo dei Carabinieri, Barbagallo abbattuto a colpi di mitra in Piazza dei Leudi ad Albisola.

Una ragazza di 18 anni, Amalia, viene convinta ad uscire da casa la sera e uccisa con un colpo alla nuca.

Un commissario di polizia, inviato in missione presso la Questura di Savona, molto curioso e che indaga troppo bene, viene ucciso con un colpo di pistola alle spalle mentre è a cena nel ristorante di un hotel a Savona.

Una ex ausiliaria Rosa Amodio, colpita a morte da una pistola mentre pedala in bicicletta sul lungo mare di Savona in una mattinata di sole.

Il parroco di Castelvecchio di Rocca Barbena , Don Guido Salvi prelevato nella canonica e passato per le armi senza alcun motivo valido, i parrocchiani lo hanno sempre stimato ma qualcuno di loro era nel gruppo che ho sequestrato e portato alla morte.

A luglio del 1945 undici prigionieri fascisti, detenuti nelle carceri di Finalborgo, sono prelevati da un gruppo di persone armate e mascherate, diventano irreperibili. Dopo qualche anno verranno trovati in una fossa comune , sempre a S. Ermete, la zona delle sepolture di assassinati.

Una maestra elementare, Dora, trascinata nel bosco sopra a Quiliano, e sparita per sempre, solo perchè sorella di un gerarca fascista, il suo corpo non venne mai trovato.

Un antifascista, medico condotto, Francesco Negro di Savona, solo per aver avuto la dirittura morale di stigmatizzare tutte queste barbarie, fu oggetto di una imboscata e morì in ospedale per le ferite riportate.

Una madre di famiglia a Carcare, viene separata dai tre figli adolescenti e sparisce in una foresta di abeti, il figlio che all'epoca aveva 11 anni e ora ne ha 80, ne cerca ancora i resti senza rassegnarsi, versione ufficiale : era una spia, ma la gente parla di un corteggiatore respinto.

A Savona per qualche anno imperversa uno o più killer che usano una pistola cal. 22 con silenziatore, cade una dozzina di vittime, tutti ex fascisti.

Questi sono i casi più significativi di Savona e provincia, pur senza nulla togliere alla qualità morale e alla sofferenza di quelli che morirono dall'altra parte e a questo punto mi domando , ma cosa c'è da festeggiare?"

                                                                            Roberto Nicolick

 

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