Riceviamo e pubblichiamo:
"La provincia di Savona è sotto attacco. Quello che viene spacciato per “transizione ecologica” si sta rivelando, carte alla mano, un assedio sistematico ai danni del crinale appenninico e alpino, della biodiversità e della sicurezza".
"Il progetto presentato per Bric dei Prati non è solo inadeguato, risulterebbe tecnicamente irricevibile. Tra le criticità più gravi:
- Sicurezza stradale violata: la pala verrebbe posizionata a una distanza dalla strada provinciale inferiore a quella prevista dal D.M. 10/09/2010. Un errore grossolano che mette a rischio l’incolumità pubblica.
- Il paradosso forestale: l’area è attualmente oggetto di un piano di riforestazione per sostituire i pini neri e gli abeti con essenze autoctone. Il progetto prevede il disboscamento totale di quegli stessi alberi. È l’assurdo: si distrugge un bosco in fase di rinascita per installarvi un impianto di cemento e acciaio.
- Cecità sul “danno cumulativo”: il proponente ignorerebbe l’esistenza di tutti i parchi eolici confinanti e di quelli già autorizzati o in iter, già presenti nelle località Madonna della Neve, dell’Ex Base NATO (7 pale), Prà Boè e Pian Merlino, dove sono già presenti sul crinale in totale 17 pale eoliche. Superficialità dell’impatto reale sul paesaggio e sulle rotte migratorie dell’avifauna protetta.
- Ai sensi dell’art. 146, comma 5 del succitato Codice: in riferimento agli ultimi impianti eolici realizzati o approvati in zona, si segnala che la Soprintendenza aveva espresso parere favorevole, ma con le seguenti prescrizioni finalizzate a raggiungere un equilibrio paesaggistico conforme alle finalità di tutela del D.M. 24/04/1985, che dichiara l’interesse del complesso paesistico del Melogno e della dorsale alpino-appenninica nel savonese, caratterizzato da sentieri antichi e da splendide cornici vegetali: la riduzione del numero delle pale del parco eolico Madonna della Neve, connessa alle previsioni di repowering che devono prossimamente avere luogo, effettuando come previsto la sostituzione dei quattro aerogeneratori esistenti e la rimozione delle basi di fondazione con minor numero di aerogeneratori, al fine di assicurare la riduzione dell’impatto complessivo delle pale presenti sul crinale, come condizione indispensabile alla mitigazione dell’impatto dell’intervento in oggetto".
"Vogliamo sottolineare come l’art. 20 del D.lgs. 199/21 parli chiaro: il sito di Bric dei Prati non ricade in area idonea. Procedere con l’autorizzazione significherebbe calpestare le norme vigenti e la volontà di un territorio che ha già dato troppo. Non accetteremo che il nostro entroterra venga trasformato in una periferia industriale elettrica. Chiediamo alla Regione Liguria e alla Provincia di Savona di agire con responsabilità, rigettando un progetto che presenta lacune documentali e un impatto ambientale dovuto al cumulo con gli altri impianti esistenti o già autorizzati".
"La nostra non è un’opposizione ideologica alle rinnovabili, ma una difesa della legalità, della biodiversità e del territorio. Non permetteremo che si installino pale giganti in violazione delle distanze di sicurezza e in spregio ai vincoli forestali e paesaggistici. Non imparare dagli errori del recente passato: solo due anni fa, il comune di Bormida ha visto iniziare l’incubo delle frane, provocate dagli sbancamenti fatti per consentire il transito dei componenti mastodontici delle pale eoliche, che hanno messo in serio rischio l’abitato principale. Gli interventi previsti nel nuovo progetto negli stessi tornanti e anche in molti altri sono la ricetta perfetta per possibili ulteriori disagi. Chiediamo di non autorizzare interventi così impattanti su arterie vitali per i comuni di Pallare e Bormida, già duramente provati dagli eventi idrogeologici".
"La Provincia di Savona al punto di non ritorno. Siamo di fronte a una situazione insostenibile. La provincia di Savona sta diventando il distretto eolico più denso del Nord Italia, senza una pianificazione che tenga conto della fragilità idrogeologica di comuni come Carcare, Pallare e Bormida, territori già feriti dalle alluvioni e che non possono sopportare ulteriori carichi infrastrutturali su una viabilità precaria".
Coordinamento Associazioni Tutela Monte Cerchio














