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Al direttore | 25 ottobre 2016, 15:30

L'uccisione di Don Guido Salvi: il racconto di Roberto Nicolick

1 marzo 1944 - Bosco del Garau (Calizzano)

L'uccisione di Don Guido Salvi: il racconto di Roberto Nicolick

Don Guido Salvi, 51 anni, era il parroco di Castelvecchio di Rocca Barbena un piccolo centro, poco sopra Albenga. Don Guido era nativo di Camogli e svolgeva la sua missione in questo pugno di case a cavallo dell'Appennino Ligure.

Era un prete che prendeva sul serio la missione del sacerdozio, aperto e comunicativo, aveva legato molto con gli abitanti del paese, e soprattutto per cultura e voglia di fare molto vicino ai giovani con cui dialogava spesso, aprendo loro le porte della Chiesa, della Canonica e soprattutto dell'Oratorio della Chiesa di Nostra Signora dell'Assunta, una antica e splendida Chiesa con un affresco sulla facciata, un piccolo campanile una meridiana.

Don Salvi aveva educato alla fede diverse generazioni di ragazzi del paese, ma il suo lavoro non si fermava alla religiosità era sempre presente concretamente dove ci fosse bisogno di braccia per aiutare gli agricoltori della zona. Era quindi il contraltare alle bande di partigiani che giravano nel territorio, bande profondamente ideologizzate, logico che la sua figura fosse invisa a certi capi che lo vedevano come un personaggio ostile.

Una sera, il primo di marzo del 1944, un gruppo di persone armate arrivò, dalle alture circostanti, alla Canonica ma non era una visita di piacere, sotto la minaccia delle armi prelevò il sacerdote per portarlo fuori dal paese, arrancarono per diversi chilometri in direzione di Calizzano.

Gli uomini che lo sequestrarono, indossavano la divisa dei partigiani comunisti, sulle loro giubbe spiccava la stella rossa, quella che, decenni dopo leggermente modificata, sarebbe diventata il simbolo delle bierre.

Raggiunta una vasta area boschiva, il bosco del Garau, sotto la minaccia delle armi, lo costrinsero a scavarsi la fossa e lo assassinarono con una raffica di mitra, dopo avergli dato il tempo di recitare appena una breve preghiera, bontà loro.

Fu un omicidio, come tanti in quel periodo, senza spiegazioni, dettato dalla ferocia e dalla intolleranza dei partigiani comunisti che infestavano quelle zone e che imponevano con la violenza le loro regole.

Forse Don Guido Salvi non voleva piegarsi a queste regole, non assisteva senza protestare a furti travestiti da requisizioni che colpivano le già magre risorse dei contadini della zona. Inoltre questo prete per il suo atteggiamento onesto era rispettato dai militari Tedeschi e dai Repubblichini e aveva un largo seguito tra la gente del posto sottraendosi al potere delle bande che taglieggiavano i contadini usando lo scudo della resistenza.

Ancora oggi le associazioni reducistiche partigiane non danno alcuna spiegazione di questa esecuzione sommaria, un omicidio eccellente, inspiegabile per tutti ma non per qualcuno che sapeva benissimo quello che faceva.

La cosa triste è che nel gruppo di partigiani rossi che lo presero e che lo uccisero, c'erano anche dei giovani abitanti di Castelvecchio, persone che lo conoscevano bene e che lui conosceva allo stesso modo.

Don Salvi non fu l'unico sacerdote ammazzato dai partigiani comunisti, infatti un sacerdote molto scomodo perchè orientato politicamente a destra, Don Antonio Padoan, figlio di un ufficiale, noto per le sue omelie in cui invitava i giovani ad aderire alla R.S.I., per queste sue posizioni ricevette una visita in canonica da partigiani comunisti. Don Padoan che era armato fece resistenza e fu finito con un colpo di pistola in bocca, a evidenziare l'odio che i suoi assassini nutrivano per lui, poi nel luglio del 44, Don Virginio Icardi, parroco di Squaneto, fu assassinato a Pareto, fu liquidato perchè guidava una brigata di partigiani non comunisti che manteneva l'ordine e la legalità nel territorio attorno a Spigno Monferrato.

A maggio del 1945, presso Cesino, Genova, veniva assassinato Don Colombo Fasce, il quale era a conoscenza dei nomi di responsabili di molte esecuzioni sommarie nell'immediato dopoguerra e pertanto doveva essere messo a tacere. Stesso destino per Don Andrea Testa, parroco di Diano Borrello in provincia di Imperia, anch'egli ammazzato dai partigiani comunisti". 

                                                                                  Roberto Nicolick

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