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Attualità | 18 marzo 2019, 17:09

Albissola è in festa per Marco Basso, medaglia d'oro agli "Special Olympics" di Abu Dhabi

Il vice sindaco Negro: "Albissola Marina ti ringrazia per l'esempio, che tu vivi in totale normalità. Essere speciali, in una società che sembra aver perso i suoi valori fondanti, non è impresa da poco"

Foto pagina Facebook "Special Olympics Italia"

Foto pagina Facebook "Special Olympics Italia"

Un successo sportivo straordinario. L'albisolese Marco Basso ha vinto la medaglia d'oro nell'open water, nuoto in acque aperte (1500 metri) ai Giochi Mondiali "Special Olympics" di Abu Dhabi.

Commenta sulla propria pagina Facebook il vice sindaco di Albissola Marina Nicoletta Negro: "Avevi già vinto per il solo fatto di essere stato convocato, hai voluto strafare: Albissola Marina ti ringrazia per l'esempio, che tu vivi in totale normalità. Essere speciali, in una società che sembra aver perso i suoi valori fondanti, non è impresa da poco. Evviva Marco ed evviva la sua famiglia".

Lo scorso ottobre, la nostra redazione aveva raccontato la storia di Marco attraverso una lettera aperta scritta dalla madre Elsa Massone: 

“E’ normale che tremi signora, lo avvolga di più nella copertina quando lo allatta. Marco, mio figlio, nasce il 5 gennaio del 1988 ed ho subito la sensazione che c’è qualcosa che non va. Sento dei tremori nel suo corpicino ma in ospedale tutti mi rassicurano. Poi, a distanza di due giorni, mi vengono a chiamare per dirmi: “Marco ha crisi convulsive, lo trasportiamo all’ospedale Gaslini.

"Da quel momento inizia il nostro calvario. “Nostro” perchè i problemi di salute del mio bambino coinvolgono tutti gli affetti che ci circondano, la famiglia allargata. Dopo un mese Marco torna finalmente a casa ma lo fa senza una diagnosi. Ricordo ancora perfettamente le parole del Professor Serra al momento delle dimissioni: “Gli esami sono tutti a posto, ma qualcosa non mi convince. Aveva ragione. 

Marco sembrava come rallentato, in tutto quello che faceva, persino nella percezione del dolore. Quando, ad esempio, cadeva a terra, piangeva sempre quell’attimo dopo ed io, nonostante tutti mi dicessero di stare tranquilla, che “non ha niente”, tranquilla non lo sono mai stata.

All’improvviso poi sono iniziati gli episodi convulsivi che non erano riconducibili all’epilessia, così Marco fu sottoposto ad una serie di ospedalizzazioni senza mai riuscire a capire quale fosse la causa scatenante e se queste convulsioni fossero correlate al ritardo evolutivo di Marco.

Ancora oggi non esiste una diagnosi precisa, qualcuno ha azzardato una forma di autismo atipico con annessa una disabilità intellettiva grave. Dopo un momento di smarrimento dove mi sono sentita letteralmente cadere il mondo addosso, ho trovato nel calore della mia famiglia un sostegno prezioso, mi ha aiutato tantissimo dal punto di vista psicologico ma anche pratico. Ho reagito e ho capito che l’unico modo per aiutare mio figlio era trattarlo come gli altri bambini, pretendere da lui 100 per ottenere 30 ed essere contenta di quel 30 perché lui si era impegnato al massimo per ottenerlo.

Il cammino scolastico fino alla terza media è stato meraviglioso perché Marco è stato affiancato da insegnanti di sostegno e non, che lo hanno incluso perfettamente all’interno delle classi pur non riuscendo Marco nè a scrivere nè a leggere. Marco ha frequentato poi il Liceo Sportivo ma la scuola superiore non è ancora pronta all’inserimento di ragazzi con disabilità e solo la bravura del suo insegnante di sostegno ha fatto si che anche quegli anni passassero comunque abbastanza sereni. Purtroppo, finita la scuola, il nulla. Non esistono ancora realtà capaci di inserire giovani con disabilità gravi ma non gravissime. La troppa burocrazia scoraggia qualsiasi volontà.

Cosi Marco oggi frequenta un centro diurno, ma nel mio cuore so che quello non è il suo posto, anche lui lo manifesta, ma non abbiamo alternative. Marco, se non coinvolto in un rapporto quasi uno a uno, tende ad isolarsi, ad osservare da lontano, come se avesse paura di mettersi in gioco. Spesso ha bisogno di aiuto per inserirsi in un gruppo e per manifestare quello che prova. A volte poi scoppia a piangere come un bambino, e solo chi lo conosce sa che magari è stata l’emozione di una musica particolare o il fatto di non sentirsi considerato o ancora, più semplicemente, un po’ di stanchezza. In poche parole Marco richiede attenzioni".

Redazione

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