C’è davvero una magica alchimia nei Tre Gotti: da una parte, ascoltandoli, si respira la freschezza, l’entusiasmo, la genuinità e l’amicizia che può trasmettere una band di ragazzini che si affaccia con entusiasmo nel mondo della musica; al tempo stesso, però, si può constatare la maestria, la serietà, la professionalità e l’affiatamento di tre artisti di ottima caratura che fanno musica ormai da oltre 40 anni.
Perché i Tre Gotti sono in realtà alcuni tra i musicisti più conosciuti e apprezzati del Comprensorio Ingauno: si tratta (in ordine alfabetico) di Cesare Arena alle percussioni, di Gigi Flammia voce e chitarra e di Luciano Pollero al basso. Per questa intervista abbiamo incontrato Cesare, che è un po’ il portavoce della formazione; lui stesso, infatti, ci scherza su: “Oltre a essere una band e tre amici affiatati, siamo anche un’ottima squadra: io curo le pubbliche relazioni, Luciano in genere è l’autista e Gigi il frontman, la voce immediatamente riconoscibile del gruppo”.
1. Quando sono nati i Tre Gotti?
La nostra prima data dal vivo è stata il 19 dicembre 2010 presso il Caffè “33 Gold”, nel centro storico di Albenga. Quindi siamo attivi più o meno da tre anni e mezzo, abbiamo già collezionato oltre 150 concerti fatti e prevediamo entro la fine dell’anno di superare comodamente la soglia dei 200 appuntamenti live. Per quanto riguarda le prove, invece, prepariamo la scaletta presso la sala prove “Polo 90 Music Arena”, vicino al cinema multisala di Albenga.
2. Suonate davvero tanto in giro, dove è possibile ascoltarvi dal vivo?
Siamo praticamente ospiti fissi di diversi locali della Riviera, come la pizzeria “Il Candidato” vicino al municipio di Albenga, da “Pacan” a Laigueglia, dal “Salsa” e da “Los Amigos”, entrambi ad Andora, al “Mandarano” e al “Vela Latina” entrambi a Ceriale e al “Sirena” di Loano. Oltre ai concerti nei locali, ci sono state alcune serate particolarmente riuscite che ricordiamo con grande soddisfazione, come un concerto in Piazza del Popolo ad Albenga e una recente jam session alla mostra di Cisano sul Neva dedicata ai grandi The Trip, dove abbiamo suonato insieme agli amici de Il Cerchio d’Oro e al grande Pino Sinnone, storico batterista proprio dei Trip. Amiamo spesso fare le jam-sessions e siamo ormai diventati degli affezionati frequentatori delle jam acoustic al bar “Airone” di Pietra Ligure, dove abbiamo l’opportunità di confrontarci con ottimi musicisti, grandi professionisti della musica ma persone dotate anche di squisite doti di umiltà e simpatia.
3. Ma come è nato il progetto Tre Gotti?
Io, Luciano e Gigi facciamo tutti parte di una band decisamente più complessa e numerosa, che sono i Beach Buoys, con i quali portiamo dal vivo uno show molto ricco basato su un repertorio di classici ‘60/’70. Durante una serata con i Beach Buoys ho chiesto a Luciano e Gigi se erano interessati a provare a lavorare anche su una soluzione più compatta e più acustica… Il nome è stato scelto da degli amici di Luciano: infatti noi tre siamo nell’entourage dei Fieui di Caruggi, un’associazione culturale albenganese che si occupa di preservare tutto un grande patrimonio di tradizioni culturali locali, e quindi cercavamo un nome che suonasse dialettale, per conservare questa stessa atmosfera dei Fieui di Caruggi, visto che collaboriamo spesso con loro e organizziamo tante cose insieme. Abbiamo preso in considerazione tanti nome, tra cui anche Gente de Mà, ma alla fine abbiamo scelto questo Tre Gotti perché ci sembrava il più simpatico e il più accattivante di tutti. Per me e Gigi è stato un grande ritorno a un progetto tutto nostro, visto che io e lui avevamo già suonato insieme nel 1971 in una band che si chiamava gli Ingauni, il nostro primo gruppo musicale con Pino Caratozzolo alle tastiere, oggi apprezzato jazzista (ma non solo) e Massimo Cappelletto al basso. Poi questa band era andata avanti per un po’, con vari cambi di formazione e di nome. A quell’epoca avevamo suonato anche all’Ortofrutticola di Albenga, che era considerata una location di grande prestigio ed era appannaggio di grandi orchestre, come quella del Maestro Giardini di Alassio.
4. Che cosa non potrebbe mai mancare nella scaletta dei Tre Gotti?
Abbiamo fatto una scelta di repertorio totalmente italiano, soprattutto in base alla grande esperienza di Gigi Flammia in contesti di tavernetta, acoustic-pub e simili, come ai tempi dello storico locale “Baxadonne” di Albenga. Puntiamo molto sui grandi cantautori e i grandi interpreti, come Battisti, Finardi, Vecchioni, la Mannoia… Proprio Vecchioni si è rivelato una sorpresa inaspettata: eravamo quasi dubbiosi se inserirlo o meno, ma si è rivelato più amato del previsto e nelle nostre più recenti serate i suoi brani sono stati particolarmente apprezzati.
5. Chi è, oggi, il pubblico dei Tre Gotti?
Il pubblico è la gente che va nei locali, quindi se suoniamo in pizzeria potrà capitarci una tavolata di ragazzi, nel ristorante un po’ più di prestigio abbiamo un pubblico più maturo, ma alla fine il nostro repertorio piace sempre perché sono quei classici che tutti amano e che alla gente piace cantare insieme a noi!















