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Solidarietà | 06 dicembre 2014, 17:42

A Savona la cerimonia in ricordo di Boyancé Fulvio

A Savona la cerimonia in ricordo di Boyancé Fulvio

 

Oggi a Savona, nella zona di Zinola, si è svolta la cerimonia in ricordo ed onore di Boyancé Fulvio, caduto in Russia.
Presenti i familiari del Caduto, numerosi congiunti di Caduti in guerra, rappresentanze di Associazioni d'Arma e Combattentistiche e per il Comune di Savona l'Assessore Di Tullio,si è svolta l'annunciata cerimonia; dopo la prolusione del Presidente dell'UNIRR  Enrico Albertazzi (in allegato)e labenedizione della lapide aggiornata col nome di Boyancè Fulvio, la nipote  ha fatto l'appello nominale dei Caduti, presenti alle Bandiere. Le note del Silenzio hanno concluso nella generale commozione la semplice, intensa cerimonia.

Di seguito il ricordo recitato nel corso della cerimonia:

 

Siamo qui oggi di fronte a questa lapide che ricorda i soldati zinolesi caduti nella 2.a guerra mondiale per rendere loro onore e per accomunare al loro ricordo quello di BOYANCE' Fulvio, Autiere del 201° Autoreparto, in forza alla Divisione Alpina Cuneense.

 

Occorre precisare che l'assenza del suo nome sulla lapide non derivava da una dimenticanza di chi allora predispose l'elenco dei caduti, ma da una volontà espressa dai familiari di Fulvio, dichiarato Disperso, i quali allora non vollero accettare la dura realtà, coltivando la speranza che egli ancora vivo potesse fare ritorno e quindi porre il suo nome sulla lapide equivaleva a spegnere questa speranza.

 

DISPERSO era la qualifica burocratica attribuita ai militari assenti all'appello e di cui erano ignote le sorti, una triste quanto ingannevole parola che ha tenuto per decenni mamme, spose, fratelli delle sessantamila famiglie dei Dispersi in una angosciosa quanto vana attesa, famiglie che hanno dovuto fronteggiare con grande dignità e forza morale la dura realtà della vita di chi viene privato dell'affetto e del sostegno morale del proprio caro.

 

Fulvio Boyancè partì a 20 anni inquadrato nel CSIR e giunse in zona di operazioni sul Fronte russo il 10 agosto 1942, dopo un viaggio in tradotta militare di 12 giorni; la sua esperienza in linea durò pochi mesi perchè nella seconda quindicina di dicembre la sua unità

in fase di ripiegamento fu fatta prigioniera dai Russi e Fulvio – probabilmente ferito – fu internato nel lager n° 53 ad Aleskin,a un centinaio di chilometri a nord di Mosca. Qui per le ferite non curate e per le inumane condizioni di prigionia, il fisico di Fulvio non resse e pochi mesi dopo il suo internamento, morì.

 

Sono occorsi oltre 70 anni perchè si conoscesse la sua sorte; vi sono ancora quarantamila famiglie – la mia fra queste – che attendono  che il Ministero della Difesa – Onorcaduti prosegua e con maggiore e rinnovata  energia nell'opera di ricerca e individuazione dei nominativi contenuti nelle schede di prigionia ottenute dal governo russo dopo la caduta del muro di Berlino.

 

Oggi con l'apposizione del nome di Fulvio sulla lapide si chiude una vicenda umana, ma Fulvio lo sentiamo qui con noi, con lui ci siamo idealmente e fraternamente ritrovati.

La lapide che onoriamo non è solo un reverente omaggio nei confronti dei Fratelli caduti ma la pubblica testimonianza che i morti in guerra non sono dimenticati ma sono presenti fra noi e tali saranno sino a che noi conserveremo e alimenteremo il loro ricordo.

 

Concludo esprimendo sentimenti di vicinanza e fraterna solidarietà ai familiari di Fulvio, in particolare alla sorella Rosa (purtroppo assente per una grave infermità di cui soffre), alla nipote Fulvia    educata dalla madre all'amore e al rispetto per lo zio scomparso di cui ha   mantenuto sempre vivo e intenso il  ricordo e che ha fortemente voluto che al suo nome fosse dato il giusto riconoscimento: a lei fra poco toccherà l'onore di darlo presente alle bandiere.

 

                                                                                                          Enrico Albertazzi

 

c.s.

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