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Savona | 27 aprile 2016, 17:00

Quando Tirreno Power piaceva al Ministero

Quando Tirreno Power piaceva al Ministero

Spinosa e fitta di retroscena, la questione Tirreno Power segna un altro passo drammatico per i lavoratori. Un copione prevedibile, se si considera la premessa: la miopia, che affonda radici negli anni, sul futuro di Vado Ligure, di Quiliano e di quella porzione di Savona, una volta operosa, in caduta verso la desertificazione industriale. Non c'è un'alternativa, non c'è una visione di rivalorizzazione o conversione. Poco sarebbe anche un nuovo piano industriale dell'azienda termoelettrica, perché nessuno sarebbe in grado di dire - oggi - quanto davvero sostenibile e concreto. 

Anzi, l'ultimo piano per la produzione di energia con gli impianti a ciclo combinato, alimentati a gas con l'ausilio idroelettrico, si è rivelato un modo per tirare avanti. Ma tutti sapevano che escludendo i due gruppi da 330 MW i nodi sarebbero venuti al pettine. E così il film si snoda con la riunione amara in Prefettura, la lotta dei sindacati, le profferte verbali di solidarietà da parte delle istituzioni. Senza la mano del governo, la strategia d'uscita dal carbone diventa inevitabilmente una batosta sociale. 

Eppure qualcuno al governo un tempo mostrava interesse per le pratiche Tirreno Power. Claudio De Vincenti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, non è indagato nei filoni d'inchiesta della centrale vadese. Ma dai dati raccolti dai carabinieri del Noe emerge come l'uomo che dava una mano ai vertici TP per "aggirare le prescrizioni ambientali". Altri lo avrebbero indicato come colui che voleva predisporre "un'ispezione del Csm per bloccare il titolare delle indagini". Un ruolo comunque poco chiaro nelle macchinazioni, tessute da diversi soggetti, tra lobbismo e pressioni politico-industriali. 

Ex viceministro dello Sviluppo Economico, dallo scorso 10 aprile De Vincenti è sottosegretario con funzioni di segretario del Consiglio dei Ministri. Il suo nome circola come papabile per il dicastero dello Sviluppo Economico. Le indagini della Procura di Potenza hanno portato alle dimissioni del ministro Federica Guidi, per i fatti legati allo smaltimento dei rifiuti in Val d'Agri e alla gestione del progetto Tempa Rossa di Corleto Perticara. De Vincenti risulterebbe coinvolto - anche questo caso non indagato - nelle intercettazioni raccolte in queste indagini. Secondo la ricostruzione, Gianluca Gemelli, compagno dell'ex ministro Guidi e tra i principali accusati, era in grado di "manovrare" il Ministero non soltanto attraverso la Guidi, ma anche attraverso il suo sottosegretario De Vincenti. Il Fatto Quotidiano ha dedicato un articolo approfondito alle intercettazioni rilevate dalla squadra mobile. 

Dalla lobby del greggio a quella del carbone è un passo, cronologico, indietro. Ancora una volta i retroscena emergono dalle intercettazioni, in questo caso telefonate del 2014 tra dirigenti del Ministero dell'Ambiente e azienda. De Vincenti si sarebbe adoperato per suggerire a Tirreno Power la strada per aggirare la prescrizione che impone la copertura del carbone. Secondo gli investigatori, inoltre, avrebbe anche ipotizzato di chiedere al Csm un'azione disciplinare contro il pm Francantonio Granero. "Ma per favore: sempre rispettato le leggi" ha replicato il sottosegretario dopo la divulgazione delle trascrizioni. L'oggetto del discorso, però, non sono capi d'imputazione, ma una responsabilità politica e morale. 

Due casi diversi tra loro, Val d'Agri e centrale a carbone ex gruppo Cir, che evidenziano allo stesso modo lati oscuri nella gestione di grandi affari nelle stanze ministeriali. Inutile, poi, enumerare i tanti passaggi - analisi, esami, pareri, autorizzazioni, AIA - che sono stati oggetto di fiumi d'inchiostro e che proiettavano la questione in alto nell'agenda tra Liguria e Roma in epoca burlandiana. Se il professor De Vincenti ha riservato una certa attenzione al caso Tirreno Power, nel solco del legittimo e lecito, in passato, ci si aspetta un suo interessamento anche oggi. Per la tutela dei lavoratori. Ancor più che adesso si trova nella rosa dei nomi per ricoprire il ruolo di ministro dello Sviluppo Economico. La stessa solerte attenzione d'un tempo riservata alla multinazionale dovrebbe essere applicata al destino dei dipendenti, a un anno e mezzo dai contratti di solidarietà e dalla cassa integrazione, e delle loro famiglie. Cominciare a pensare un nuovo futuro economico per il territorio vadese, invece, è compito degli amministratori locali. 

Felix Lammardo

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