/ Politica

Politica | 02 agosto 2016, 12:30

Contro il campo profughi ma a favore del crocifisso, Mimmo Filippi contro le contraddizioni della giunta Caprioglio: "Si occupi del recupero della solidarietà"

L'esponente di "Noi per Savona" ed ex assessore provinciale con delega ai rifiuti invia una lettera al primo cittadino del centrodestra.

Contro il campo profughi ma a favore del crocifisso, Mimmo Filippi contro le contraddizioni della giunta Caprioglio: "Si occupi del recupero della solidarietà"

In seguito alle polemiche legate alla creazione di un hub di accoglienza profughi a Legino per il quale la giunta Caprioglio ha manifestato contrarietà sin dall'inizio e alla volontà di introdurre il crocifisso nell’aula del consiglio comunale dell’altra, interviene Giampietro Mimmo Filippi, geologo esponente di "Noi per Savona" ed ex assessore provinciale con delega ai rifiuti: “Il sindaco di Savona si occupi invece di recuperare la solidarietà tra cittadini, italiani e stranieri”. Questo il suo messaggio in una lettera indirizzata al primo cittadino di Savona, Ilaria Caprioglio.

“Tra i primi argomenti che hanno interessato il nuovo consiglio comunale targato Lega  salgono agli onori della cronaca la proposta di apposizione del crocifisso nell’aula consiliare e il problema di una possibile collocazione di profughi in arrivo a Savona. Lo stretto legame tra i due fatti non sfugge né a chi, come me, è credente, né a chi sostiene la  laicità negli atti pubblici. La nostra società, al di là di ogni ragionevole dubbio, ha radici cristiane. Ma le “radici cristiane” non si  esauriscono in un simbolo, bensì stanno nel cuore degli uomini e nella loro razionalità: quel povero cadavere appeso ad un legno non è lì per dare ad ogni nostra azione, soprattutto quelle che coinvolgono comunità intere, un automatico imprimatur, ma per ricordarci che per gli “umili” e per gli “ultimi” passa l’autenticità del nostro vivere. Per testimoniare tutto questo Egli ha accettato il sacrificio estremo. Le radici cristiane non sono una icona appesa al muro  che sempre più spesso assiste, impotente, alla quotidiana negazione del suo messaggio nei fatti, nei comportamenti, nelle intenzioni, nell’arringare acritiche folle che null’altro chiedono se non che i loro istinti più egoistici vengano fomentati e giustificati, che le loro paure di fronte al diverso vengano stimolate. In questi ultimi giorni inquietanti manifestazioni di intolleranza si sono svolte a proposito della possibile collocazione di un gruppo di migranti, in prima battuta nell’ex campo sportivo di  Legino, successivamente nell’ex colonia Franceschini, alla Conca Verde. In molti dei manifestanti e, soprattutto, negli improvvisati tribuni che li hanno strumentalmente blanditi c’è stata mancanza di memoria, inconscia, forse, tra i primi, certamente voluta dai secondi.  Quanti dei loro padri o dei loro nonni, originari del nostro Sud, negli anni ’50, all’inizio del boom economico, venivano respinti dagli abitanti del Nord (“non si affitta ai meridionali”)? Eppure, figli di una terra sfruttata e negletta per secoli, migravano al Nord alla ricerca di pane e lavoro. In molti, c’è stata e c’è l’ignoranza della storia. Evidentemente nessuno sa, o non vuole sapere, che negli anni ’30 del secolo scorso, le “gloriose” truppe del regime fascista hanno conquistato con i cannoni e le baionette i territori del Corno d’Africa da cui proviene buona parte dei profughi. Nessuno ricorda che la situazione del Medio Oriente è la diretta conseguenza delle spartizioni e degli assurdi confini che le potenze occidentali hanno definito dopo la prima e la seconda guerra mondiale. Nessuno parla delle guerre per procura che alcune potenze europee hanno combattuto tra loro per la supremazia nell’Africa sub-sahariana; tanto meno nessuno mette in evidenza che il nostro benessere è frutto delle rapine di risorse che gli stati europei e le multinazionali del petrolio, dei minerali e degli armamenti hanno sempre perpetrato nei territori delle colonie di un tempo e degli stati retti da governi-fantoccio di oggi. Nessuno denuncia la colpevole ignavia, rispetto al problema dei migranti, di un’Europa egoista e ripiegata su se stessa. Oggi le popolazioni sfruttate, affamate, tormentate dalle guerre e dalle carestie prodotte dai cambiamenti climatici indotti dalle irresponsabili politiche ambientali del ricco Occidente, presentano il conto e chiedono il diritto alla vita, alla dignità, alla libertà ed all’uguaglianza tra tutti gli uomini. Gentile signora sindaco Caprioglio, Lei queste cose le sa. Nessuno però, dell’amministrazione comunale, ha avuto l’onestà mentale di ricordarle alla cittadinanza. Era uno dei suoi compiti primari, uno dei suoi doveri. Invece la sua amministrazione, che nulla ha fatto per spiegare con oggettività e razionalità il problema, ha anche consentito che un membro della sua giunta arringasse una folla del tutto priva di seri strumenti di giudizio, facendo leva sui suoi istinti più deleteri. Addirittura si è scomodato il leader di Forza Nuova, la formazione erede diretta della più squallida ideologia fascista, ultimo rampollo dei conquistatori di Addis Abeba. Non mi importa, pur da credente, se nell’aula consiliare vi sia o non vi sia il crocifisso, mi importa che il messaggio che esso ricorda impregni il pensare e l’agire dei membri di quel consesso. Allora, gentile signora sindaco, lei, che con grazia e con corretto eloquio sa porsi alla cittadinanza savonese; lei, che con presumibile competenza saprà affrontare i problemi della città, perché non si occupa, con atti concreti, di quello che è il primo, fondamentale problema di Savona: il recupero di quella solidarietà tra le persone, italiani o stranieri che siano, che tanto aveva caratterizzato la nostra città nel passato? Quella Savona che aveva, nel presidente Pertini, il suo paradigma universalmente riconosciuto? Oggi, invece, un confuso aggregato di individui, reciprocamente indifferenti, quando non ostili, egoisti ed aggressivi, isterilisce l’attività politica, svilisce i rapporti umani, soprattutto quando anche nell’assise amministrativa trova, come ha trovato, un marcato radicamento. Ricordi, signora sindaco, che la politica è autenticamente tale quando è sorretta da una dimensione etica: allora, ogni suo atto, ogni sua decisione possono veramente rivendicare un “radicamento cristiano”, senza bisogno di un crocifisso appeso al muro di fondo della sala consiliare”.

Debora Geido

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MAGGIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium