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Eventi | 09 ottobre 2017, 16:48

Al via a Noli "Rasha" di Adrian Paci

Sulla facciata della Chiesa di San Francesco per la prima volta nella storia contemporanea, il volto di una donna, una donna palestinese, si sostituisce a una raffigurazione sacra

Al via a Noli "Rasha" di Adrian Paci

Sabato 14 ottobre, in occasione della tredicesima Giornata del Contemporaneo 2017 organizzata dall’Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani, la Fondazione Cultura Noli presenta l’opera di Adrian Paci intitolata "Rasha".

Sulla facciata della Chiesa di San Francesco per la prima volta nella storia contemporanea, il volto di una donna, una donna palestinese, si sostituisce a una raffigurazione sacra. Patrimonio artistico, architettonico e realtà contemporanea si fondono, contribuendo in modo originale all’innovazione della scena urbana. All’interno, nel presbiterio, come una vera e propria contemporanea pala d’altare, il video realizzato dall’artista albanese racconta la storia di Rasha Miech, arrivata dal Libano in Italia grazie al corridoio umanitario organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio.

Sulla facciata della Chiesa di San Francesco, al posto di un antico affresco svanito, di cui resta solo la bellissima cornice, appare il volto di Rasha. È un fermo immagine del video proiettato all’interno. La collocazione, ideata da Andrea Canziani, produce una novità concettuale.

L’installazione è stata curata e allestita, in accordo con Adrian Paci, da Francesca Pasini, Andrea Canziani e Gloria Bovio, con il supporto della Diocesi di Savona Noli e della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria che hanno riconosciuto il grande valore simbolico dell’opera. L’edificio diventa parte dell’opera stessa, in cui esterno ed interno dialogano attraverso il video registrato da Adrian Paci proiettato all’interno che si sdoppia letteralmente e idealmente.

Sul limitare del presbiterio un grande schermo scende dall’alto, come fosse una “pala d’altare contemporanea”, proiettata sul fondo del vuoto buio della navata. Solo quattro banchi della chiesa indicano dove sedersi e obbligano ad avanzare guardando e ascoltando la voce di Rasha. Davanti allo schermo, su una base, sono disponibili per il pubblico i manifesti col suo volto, dove sul retro è stampata la traduzione del suo racconto: solo lì al linguaggio del volto e dei gesti si unisce quello del contenuto delle parole di Rasha.

“Ho trentacinque anni e sono di origine palestinese”: così comincia il racconto di Rasha Miech, registrato in un intenso video da Adrian Paci. Un racconto fatto di silenzi che, più delle parole, si sono impressi nel suo volto, nei tic di espressione: si mastica il labbro, si tocca il volto, si attorciglia i capelli. Paci dà risalto proprio ai momenti in cui Rasha è rimasta in silenzio aspettando la traduzione dell’interprete, lasciando la sua voce in arabo in sottofondo.

È stata la stessa Rasha che ha chiesto a Paci di poter narrare la sua storia e l’artista, attraverso un’inquadratura fissa, trasforma il suo viso in un vero ritratto, come se lei ascoltasse sé stessa e fosse insieme narratrice e testimone della sua vicenda. Adrian Paci dà volto, in senso proprio, all’elaborazione del dolore privato di una tragedia pubblica che si consuma ogni giorno sotto i nostri occhi: la guerra siriana, la violenza, la fuga e la salvezza. É un'opera sulla complessità della biografia, sulla trasmissione dell'esperienza attraverso il linguaggio del corpo, sul senso della ricerca di salvezza e dell’accoglienza.

Paci, con grande delicatezza e altrettanta crudezza, permette di vedere e sentire il dolore di Rasha Miech. Lo stesso video è stato esposte in altre esposizione dedicate all’artista, ma nella Chiesa di San Francesco a Noli siamo di fronte ad un caso davvero eccezionale in cui un’opera d’arte contemporanea determina l’incontro tra arte, architettura, storia e realtà contemporanea, proponendo una interpretazione originale del contesto urbano. È una sperimentazione molto efficace, che in Italia ha una sede privilegiata di ricerca, data l’importanza del patrimonio artistico nazionale. Questa installazione dimostra che l’eccezionalità è possibile quando è possibile aprire un dialogo con una Soprintendenza sulla base di un progetto forte e ben costruito, che conferma il senso dell’applicazione delle politiche di promozione del Contemporaneo perseguite dal Ministero dei Beni Culturali.

c.s.

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