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Attualità | 02 maggio 2018, 15:42

Con la deposizione di una corona d'alloro, Imperia ricorda i cent'anni dalla nascita di Felice Cascione (Foto e video)

Autorità civili e militari, hanno ricordato il sacrificio del partigiano morto per mano tedesca, durante una battaglia ad Alto il 27 gennaio del 1944. La cerimonia, che si è conclusa con la deposizione di una corona di alloro davanti all’abitazione di Cascione, è stata organizzata dal circolo Parasio e dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea

Con la deposizione di una corona d'alloro, Imperia ricorda i cent'anni dalla nascita di Felice Cascione (Foto e video)

I cent’anni dalla nascita di Felice Cascione sono stati ricordati con una cerimonia solenne questa mattina al Parasio, in via Santa Caterina, davanti all’abitazione in cui è nato, il 2 maggio 1908.

Autorità civili e militari, hanno ricordato il sacrificio del partigiano morto per mano tedesca, durante una battaglia ad Alto il 27 gennaio del 1944.

La cerimonia, che si è conclusa con la deposizione di una corona di alloro davanti all’abitazione di Cascione, è stata organizzata dal circolo Parasio e dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea.

Due anni or sono – ha spiegato il presidente del Circolo Parasio Giacomo Raineri - abbiamo posto questa lapide sulla facciata della casa dove è nato Cascione, e ci sembrava doveroso ricordarlo oggi, in occasione del centenario dalla nascita, e ci sembra ancora più doveroso ricordare una figura di così grande spessore in un momento abbastanza difficile per l’Italia, ricordare persone che con il loro impegno, con il loro sacrificio, hanno sacrificato la loro vita per la democrazia e la libertà di questo Paese”.

Felice Cascione – ha detto il presidente dell’Istituto Storico Giuseppe Rainisio - va ricordato, intanto per il sacrificio della vita che ha donato alla nostra democrazia per il riscatto del nostro Paese, poi soprattutto perché lui è un esempio da additare soprattutto alle nuove generazioni, perché a 26 anni era già laureato e quindi era uno studente modello, esercitava da due anni la professione di medico, era campione di pallanuoto, quindi era un grande sportivo, ed è diventato il capo, quando è stato il momento, della Resistenza imperiese. È un esempio fulgido perché a 26 anni ha donato la vita per la nostra libertà ed è stato colui che ha promosso nella nostra città, insieme a tanti altri, l’insurrezione nazionale che ha permesso di scacciare i tedeschi e ricostruire nel nostro Paese la democrazia e la libertà che erano state affossate da vent’anni di regime fascista. Noi lo vogliamo ricordare perché oggi più che mai sono attuali gli ideali che lo hanno animato, perché oggi è ancora necessario ricordare che la libertà, la democrazia e la giustizia sociale non sono un dono che ci ha dato qualcuno, ma sono l’effetto e il risultato di un sacrificio come quello di Cascione e di tanti altri partigiani nella nostra provincia e in tutta Italia”.

Tra i presenti, il presidente della Provincia Fabio Natta, il vice Sindaco di Imperia Guido Abbo, il Procuratore Capo Alberto Lari, il Questore Cesare Capocasa, il comandante provinciale dei Carabinieri Andrea Mommo  il comandante della Capitaneria di Porto Marco Parascandolo e il comandante della Polizia Municipale di Imperia Aldo Bergaminelli.

A ricordare Cascione anche il partigiano Miro Genovese, amico suo amico di infanzia.

Siamo venuti grandi assieme in questa strada. – ha detto - È nata un’amicizia che poi si è cementata col comune sentimento antifascista, col gioco della pallanuoto. Felice è stato un grande uomo, un grande idealista, come partigiano, come patriota e come professionista, perché lui non si faceva pagare dai poveri, anzi dava loro le medicine, tanto è vero che è stato chiamato ‘u megu’ dei poveri, e poi è stato un grande atleta della pallanuoto a livello internazionale, il fautore della pallanuoto imperiese”.

Anche Antonino Simonti, ultimo in vita della banda Cascione, lo ha ricordato con un aneddoto.

Mi è rimasto nel cuore, era una persona meravigliosa. Un giorno è salita una donna del paese di Alto, ci ha chiesto se ci fosse un dottore perché suo figlio, un bambino di tre o quattro anni era caduto facendosi male a un piede. Felice Cascione ha preso lo zaino al cui interno aveva i ferri del mestiere, era pronto a fare un’operazione. Lo ha curato, e la donna per sdebitarsi gli ha offerto da mangiare, ma lui non ha mangiato niente, perché pensava ai suoi uomini che morivano di fame”.

 

Francesco Li Noce e Christian Flammia (Sanremonews)

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