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Cronaca | 06 agosto 2019, 07:40

"Tu sporchi la divisa che indossi", offeso a Loano un migrante volontario della Croce Rossa

La denuncia arriva dalla vice presidente che ha assistito all'accaduto mentre il 25enne ghanese stava cercando di regalare gadget della Croce Rossa Italiana

"Tu sporchi la divisa che indossi", offeso a Loano un migrante volontario della Croce Rossa

Offese gratuite ad un volontario, migrante ghanese, della Croce Rossa di Loano, durante la sagra che si è svolta lo scorso sabato 3 agosto sul lungomare loanese.

A raccontare l'episodio è la vice presidente del servizio d'assistenza Sara Canepa che ha assistito alla scena, mentre il 25enne, Umar Nuri, cercava con gentilezza e cortesia di regalare dei gadget della Croce Rossa Italiana.

"Questo ragazzo ha deciso di passare il suo tempo libero aiutando le persone. Per poter accedere e diventare volontario presso la nostra associazione ha portato a termine un lungo percorso di oltre 6 mesi che hanno compreso corsi, esami e tirocinio. È un ragazzo lavoratore, che passa il suo tempo libero aiutando le persone e lo fa sempre con il sorriso, anche quando viene insultato, perché la sua spiegazione fa inorridire: "È normale che mi insultano perchè io sono nero". Una frase che racchiude in sè la rassegnazione di un ragazzo solo, lontano dagli affetti" spiega la vice presidente.

"La Croce Rossa di Loano vuole denunciare questo atto di maleducazione avvenuta verso un nostro collega. La Frase detta: "Tu sporchi la divisa che indossi" non ha alcuna ragione di esistere e non offende solo lui, ma tutto il Comitato intero che da anni opera sul territorio. Sono attacchi dettati dall'odio e dalla cattiveria, di un mondo che vede nei migranti tutto il male, senza pensare un solo attimo a quello che hanno patito e passato, e quello che ancora patiscono e patiranno" prosegue.

"Negli ultimi tempi ha preso il via la campagna di Croce Rossa Italiana: "Io non sono un bersaglio". Lo scopo di codesta campagna è proprio quello di denunciare le violenze sia fisiche che verbali che i volontari subiscono durante il servizio (https://www.cri.it/nonsonounbersaglio). Lo stesso Presidente Nazionale della C.R.I. Rocca, ha detto : "Colpire chi porta soccorso significa annichilire la speranza". Vogliamo stigmatizzare questo odio irrazionale, soprattutto perchè avvenuto durante una festa" conclude Sara Canepa.

Redazione

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