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Solidarietà | 28 gennaio 2020, 12:25

Disabili a chi? La nuova avventura del rider acrobatico Vanni Oddera e Di.Di (FOTO)

Protagonisti lo scorso 24 gennaio al crossodromo di Sanda persone che hanno subito amputazioni in seguito ad incidenti stradali

Disabili a chi? La nuova avventura del rider acrobatico Vanni Oddera e Di.Di (FOTO)

Ci sono diversi modi per creare una esplosione, uno di questi è l'esplosione cinetica, il risultato di collisioni fra oggetti che viaggiano ad alta velocità. Una delle caratteristiche delle esplosioni è quello di rilasciare energia. Beh, se i due oggetti in questione si chiamano Di.Di e Vanni Oddera allora l'energia rilasciata non può che essere qualcosa di unico.

Energia dal tasso adrenalinico e emozionale dai massimi livelli. Tutto è nato in una chiacchierata alla scorsa edizione di Eicma e dopo la collaborazione ed il successo della mototerapia nazionale all'autodromo di Franciacorta e si erano detti: facciamo qualcosa con le moto da cross per i nostri corsisti.

Detto fatto: il 24 Gennaio al crossodromo “Andrea Timossi” di Sanda ecco la prima volta su una pista da cross per i ragazzi che hanno deciso di appoggiarsi all'associazione Di.Di per tornare alla guida di una moto.

Ragazzi che per la prima volta hanno potuto vivere le emozioni del tassello dopo l'incidente che ha cambiato loro la vita. Sulla terra della curatissima e bellissima da guidare pista erano presenti Daniele Barbero, amputato femorale della gamba destra a seguito di un incidente stradale, Maurizio Castelli, a cui è stato amputato l'avambraccio sinistro dopo un incidente stradale causato da un ubriaco, Lorenzo Picasso, paraplegico a seguito di un incidente su una pista da cross, Alex Innocenti, paraplegico a seguito di un incidente in moto, Emiliano Malagoli, amputato alla gamba destra a seguito di un incidente in moto, e Jacopo Gullà, amputato alla gamba sinistra sempre a seguito di un incidente stradale in moto.

Grazie al fondamentale supporto di KTM Italia, che ha messo a disposizione le moto, comprese due freeride, le moto elettriche grazie alle quali si è potuto annullare il problema del cambio, elemento fondamentale per i ragazzi paraplegici, hanno potuto cimentarsi in una nuova esperienza.

Così dopo aver sistemato a dovere le protesi, bloccato i ragazzi paraplegici sulle selle per evitare che si muovessero, in quanto uno dei problemi più grandi è il non avere il controllo della parte inferiore del corpo e fatto un piccolo briefing, la giornata è iniziata.

Dentro in pista in turni da due. Il pilota Di.Di con al seguito due ghost rider pronti a intervenire in caso di occorrenza per rimetterlo in piedi, o meglio in moto, in caso di caduta o scivolata, che alla fine risulteranno solo ed innocue.

La giornata è passata velocemente, ad alcuni è stato imposto il segnale di uscire dal circuito perché non volevano continuare a girare, coi ragazzi amputati che si alternavano tutte le moto messe a disposizione contendendosi le prestanti e godibilissime presazioni del 2tempi 300EXC.

Sotto alcuni occhi la giornata di oggi potrebbe essere vista come un ritorno romantico su una moto da cross o dei limiti superati e ancor più della forza di volontà, ma chi era presente non ha visto nulla di questo. C'erano ragazzi vogliosi di girare in moto, in grado di compiere traiettorie degne di un crossista di medio livello e dare tanto gas. La disabilità non era un limite, vedere un ragazzo paraplegico che torna su una moto per la prima volta dopo 5 anni e dopo pochi giri saltare a mezzo metro di altezza è qualcosa degna di un pilota a tutti gli effetti.

Oddera rivolge quindi un invito a chi è pratico di questo sport: “Per capire la portata di ciò che hanno realizzato vorrei fare un invito a tutti i crossisti o enduristi: fate un giro in una pista di cross a una discreta andatura, salti compresi, senza mai alzarvi da sella. Fate questo e poi pensate di non avere controllo della parte inferiore del corpo e questa deve restare bloccarla alla sella, perchè se ne va per i fatti suoi, avete i piedi fissati alle pedante con fasce. Ecco: allora potreste capire quello che hanno fatti alcuni dei piloti che oggi si sporcavano di polvere nella pista ligure”.

La pista di Sanda, è vero, presentava un manto perfetto ed era un piacere assecondare le sue salite e discere ma resta pur sempre una pista estremamente tecnica e di sicuro non adatta ai novizi: non puoi certo improvvisarti per girare ai livelli di questi ragazzi.

Non è stato un romantico tornare in sella. Un riassaporare vecchie emozioni, no oggi c'èrano veri e propri piloti che hanno messo alla prova i loro nuovi limiti con l'obiettivo di migliorarsi giro dopo giro. I di.di e Vanni Oddera hanno dimostrato anche in questo caso che alcune barriere sono solo mentali e che a questi livelli non esisitono differenze tra normodotati e disabili.

“Grazie a KTM che ha messo a disposizione le moto, alla professionalità dalla pista di Sanda l'ennesimo messaggio è stato lanciato: basta considerare alcuni piloti come disabili, sono al pari dei normodotati. La vita e la voglia di correre non finisce dopo un infortunio. Solo loro che dovrebbero decidere se fare o non fare una cosa, e pertanto dovrebbero essere loro a decidere sa fare o non fare la licenza, non qualche burocrate chiuso in qualche stanza. Grazie a Fondazione Allianz Umana Mente e tutti colore che ci sostengono. Viva la vita” conclude il pilota varazzino.

Comunicato stampa

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