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Attualità | 27 aprile 2020, 07:46

Messe escluse dalla 'Fase 2', l'irritazione dei vescovi: "Decisione che non possiamo accettare"

La retromarcia del Governo. Nei prossimi giorni verranno elaborati dei protocolli per consentire ai fedeli di partecipare alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza

Messe escluse dalla 'Fase 2', l'irritazione dei vescovi: "Decisione che non possiamo accettare"

Protocolli per le messe verranno elaborati nei prossimi giorni per consentire ai fedeli di partecipare alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza. Questa la posizione del Governo Conte dopo la forte irritazione comunicata attraverso un comunicato stampa da parte dei vescovi. Il motivo? Non aver inserito nella 'fase 2' le celebrazioni delle messe. 

Questo il comunicato stampa diramato nella serata di ieri da parte del CEI, Conferenza Episcopale Italiana: “'Sono allo studio del Governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto'”. Le parole del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, nell’intervista rilasciata lo scorso giovedì 23 aprile ad Avvenire arrivavano dopo un’interlocuzione continua e disponibile tra la Segreteria Generale della CEI, il Ministero e la stessa Presidenza del Consiglio". 

"Un’interlocuzione nella quale la Chiesa ha accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni governative assunte per far fronte all’emergenza sanitaria. Un’interlocuzione nel corso della quale più volte si è sottolineato in maniera esplicita che – nel momento in cui vengano ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia – la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale" spiegano i vescovi. 

"Ora, dopo queste settimane di negoziato che hanno visto la CEI presentare Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri varato questa sera esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo". 

"Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità – dare indicazioni precise di carattere sanitario – e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia". 

"I vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto - conclude - Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale". 

Redazione

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