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Attualità | 05 giugno 2020, 10:35

Venerdì con... #Immaginafamiglie. L'adolescenza e il vissuto di onnipotenza (invulnerabilità e vulnerabilità, identità in dialogo)

Emergenza Coronavirus: reazioni e comportamento dei giovani di fronte alle regole di contenimento

Venerdì con... #Immaginafamiglie. L'adolescenza e il vissuto di onnipotenza (invulnerabilità e vulnerabilità, identità in dialogo)

Nei giorni seguenti alla fine della quarantena come tutti ho ripreso a frequentare vie e piazze della mia città. Quello che mi è saltato subito agli occhi è stato come gli adolescenti fossero i più refrattari a seguire le norme di sicurezza (oltre a qualche persona molto anziana, caso più immediatamente comprensibile).

Facile fare discorsi moralisti e appellarsi in tal caso a un problema di maleducazione: questa è altrettanto diffusa tra gli adulti, specie tra quelli che occupano posizioni di vertice, e quindi non è il caso di fare critiche in tal senso.

Uno studioso del comportamento umano deve sempre - pur ricordando ai suoi ascoltatori che non si deve mai generalizzare e ogni persona fa storia a sé - andare alle cause profonde del problema, e l'adolescenza in sé è la fase più problematica della crescita umana. In questa fase dello sviluppo lo sviluppo muscolare e ormonale raggiunge il massimo; inoltre, aspetto importantissimo, la persona arriva al totale dominio del pensiero astratto, quello con cui si possono affrontare problemi in cui tutti gli aspetti non sono materialmente presenti. Questo sviluppo cognitivo e fisico comporta però un regresso emotivo, per cui riappare l'egocentrismo tipico dell'infanzia. Tutto ciò fa sì che il ragazzo/a sperimenti un vissuto di invulnerabilità, quasi di onnipotenza.

Ci si sente invincibili alle malattie, agli incidenti, persino alla morte (mentre massima diventa la vulnerabilità psichica), e spesso ci si mette alla prova con sfide pericolose. Nelle società primitive questa fase di passaggio era regolata da precise ritualità, a volte anche molto difficili o dolorose. Ciò non avviene più al giorno d'oggi, in cui i ragazzi, per sentirsi "grandi", affrontano gare in motorino, sfide alcoliche, o altri comportamenti pericolosi. Tutto ciò avviene all'interno del gruppo: questa fase è decisiva per lo sviluppo dell'identità, e questa si forma anche mettendo in crisi l'immagine che si aveva dei genitori, e degli adulti in genere, nell'infanzia, e sopravvalutando il ruolo dei coetanei, e di qualche personaggio famoso eletto a idolo. Va detto che il conflitto generazionale è da sempre il motore della cultura, e oggi che si è molto attenuato, tra bambini precocemente adultizzati e genitori amiconi dei figli, la creatività artistica ne risente; per fortuna è arrivata la trap a mettere zizzania tra noi vecchietti e i ragazzi.

Questo insieme di fattori psichici e sociali fa sì che l'adolescenza sia per natura il periodo della disubbedienza, della ribellione, della sfida al mondo adulto, e in questo periodo che è stato dominato da un sovrappiù di regole lo abbiamo potuto constatare particolarmente. Purtroppo da molti anni non abbiamo più culture "alternative" che incanalino costruttivamente il ribellismo degli adolescenti, ma leggevo che su temi come ecologia e accoglienza i ragazzi siano più aperti a un pensiero contrario a quello dominante, così distruttivo, e ciò fa ben sperare.

Questi e altri temi saranno approfonditi nelle prossime conferenze online organizzate dalla nostra associazione.

L'autore di questo articolo:

Alfredo Sgarlato, nato a Ceriale l'8/1/1963 è psicologo e mediatore familiare. Iscritto all'albo degli psicologi della Liguria, ha avuto esperienze nel campo delle residenze per psicotici, delle tossicodipendenze, nella scuola e nella libera professione. Alla professione di psicologo aggiunge un'intensa attività di volontariato presso l'Unitre Comprensoriale Ingauna (di cui è anche stato presidente) e altre associazioni culturali del territorio, e nel tempo libero si occupa di giornalismo culturale.

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