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Cronaca | 26 novembre 2020, 14:20

Processo Tirreno Power, referente savonese di Medicina Democratica: "Esisteva un danno da metus, vogliamo far crescere la consapevolezza dei cittadini sul problema"

Ascoltate in aula le testimonianze del presidente dell'associazione Marco Caldiroli e Maurizio Loschi, referente della provincia di Savona

Processo Tirreno Power, referente savonese di Medicina Democratica: "Esisteva un danno da metus, vogliamo far crescere la consapevolezza dei cittadini sul problema"

Dopo le ultime quattro udienze di settembre, ottobre e novembre, dove hanno testimoniato alcuni cittadini, residenti, costituiti come parti civile nel processo che vede al centro la centrale Tirreno Power di Vado Ligure per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell'azienda, rinviati a giudizio con l’accusa di disastro ambientale e sanitario colposo, quest'oggi sono stati ascoltati Marco Caldiroli, presidente di Medicina Democratica e Maurizio Loschi, referente dell'associazione nella sezione locale di Savona e provincia.

Caldiroli nel consiglio direttivo dell'associazione dal 2008, vice presidente dal 2012 e diventato poi presidente dal 2018, in Tribunale a Savona davanti al giudice Francesco Giannone, interrogato dall'avvocato Laura Mara, legale proprio di Medicina Democratica e dagli avvocati difensori, ha specificato alcuni aspetti riguardante gli anni dal 2010 al 2012 con la sua consulenza fornita al comune di Vado Ligure in merito al rilascio della procedura di autorizzazione integrata ambientale.

Al centro anche la copertura del carbonile: "Fu una richiesta e un obiettivo più volte sollevato nel tempo oltre all'emissione del camino" ha spiegato in aula Caldiroli.

Successivamente è stato ascoltato anche Loschi, che ha illustrato le modalità di nascita della sezione savonese e su cosa si sono concentrati durante gli anni.

"Nel 1990 ho ricevuto la richiesta da parte di un collega di lavoro che aveva avuto un tumore, se potevo seguire la sua pratica e se la sua malattia aveva avuto origine sull'ambiente di lavoro e ho chiesto a Luigi Mara, referente nazionale di Medicina Democratica che ci ha aiutato 'costringendoci' a lavorare sul caso, ricostruendo il ciclo produttivo. Ho iniziato quindi l'attività e ho continuato a farlo sul territorio" ha spiegato Maurizio Loschi.

"Dopo aver costituito la sezione, abbiamo seguito casi individuali e collettivi, effettuato tutta una attività che fa un associazione legata alla salute, abbiamo acquisito dati precisi ed affidabili per fare informazione ed effettuare ricerche, seguendo poi le persone per il riconoscimento delle malattie professionali, oltre ad effettuare convegni - ha proseguito il referente savonese di Medicina Democratica - abbiamo effettuato una grossa opera di diffusione tramite assemblee e manifestazioni con diversi temi tra cui la nocività dell'amianto e contro la combustione del carbone, siamo entrati nel dettaglio su queste tematiche, volevamo far crescere la consapevolezza dei cittadini sul problema".

"Abbiamo contribuito a dare vita alle denunce e seguito casi singoli di lavoratori che si sono ammalati - ha continuato Loschi - siamo venuti a sapere che c'era questa diffusione delle polveri e abbiamo cominciato a raccogliere la documentazione di tutte quelle persone che avevano sofferto di una patologia legata alle emissioni della centrale. Ci eravamo interrotti ma poi avevamo scoperto che esisteva un danno specifico da metus e allora abbiamo raccolto le situazioni delle famiglie per farle costituire come parte civile come già successo in altri processi (il caso della Solvay di Alessandria) che poi era stato riconosciuto nei diversi gradi di giudizio".

Il processo proseguirà il prossimo 3 dicembre con ulteriori testimonianze delle parti civili.

Luciano Parodi

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