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Eventi | 08 febbraio 2021, 14:20

Alberto Marinelli: "Vi racconto come porto "Arte è Kaos Alassio" a Bologna"

La galleria d'arte vara una nuova formula "in franchising"

Alberto Marinelli: "Vi racconto come porto "Arte è Kaos Alassio" a Bologna"

La galleria “Arte è Kaos… Alassio” diventa un franchising e apre una nuova sede a Bologna.

Nel cuore del centro storico della città, in via Testoni 8b, a 5 minuti a piedi da Piazza Maggiore, uno dei luoghi più suggestivi d’Italia, Arte è Kaos apre la sua prima sede in franchising nel gennaio del 2021.

Arte è Kaos Bologna è un nuovo spazio espositivo in una delle città più importanti d’Italia, sede di numerose e prestigiose istituzioni culturali, artistiche ed economiche.

L’idea del franchising Arte è Kaos è quella di fornire tutto il supporto, il know-how e i prodotti in conto vendita per aprire una nuova galleria d’arte: un’attività dove si cresce professionalmente giorno per giorno, a stretto contatto con artisti e collezionisti e dove le proprie attitudini vengono valorizzate e veicolate in un’impresa appassionante.

Attualmente Arte è Kaos è in cerca di ulteriori affiliati per espandere il proprio network di gallerie d’arte nelle maggiori città italiane, città d’arte e di forte flusso turistico.

Gli artisti contemporanei e le nuove proposte presenti in galleria franchising sono:

Ciro Palumbo, Antonio Murgia, Max Gasparini, Ivano Parolini, Andrea Terenziani, Ivano Facchetti, Gianluca Motto, Enrico Ingenito, Pier Tancredi De Coll’, Claudio Massucco, Enrico Pazzoni, Nadia Allario, Marina Rizzelli Pitti.

Artisti Storicizzati trattati: Salvo, Mario Schifano, Emilio Scanavino, Mimmo Paladino, Enrico Baj, Mark Kostabi, Ugo Nespolo, Piero Ruggeri, Hans Hartung, Sandro Chia.

Abbiamo contattato Alberto Marinelli, il “patron” alassino di Arte è Kaos, per porgli alcune domande.

Innanzitutto: perché aprire in una grande città in un momento così difficile?

“In un periodo in cui tutti chiudono ho deciso di andare controcorrente; tutto ha avuto inizio proprio nei primi mesi del 2020 quando, un attimo prima che esplodesse, proprio qui ad Alassio, il fenomeno Coronavirus e andassimo incontro al primo lockdown, ho rilevato totalmente Arte è Kaos dopo aver collaborato per anni. Una delle idee per dare il via a questo nuovo corso era quella di diventare primo franchising d’arte in Italia: in pratica chi apre una galleria affiliata riceve in conto vendita artisti e quadri”.

E come mai proprio Bologna?

“La proposta è partita da un affiliato giovane, l’art curator Luca Paoloni: da settembre a dicembre scorsi si è attivato per cercare location e ha trovato un posto in pieno centro, molto bello in un contesto storico signorile.

Bologna è sempre frizzante e bellissima, una città universitaria, ricca di fermenti artistici e sede di grandi istituzioni culturali. Purtroppo abbiamo scelto visto il periodo di non fare una festa di inaugurazione e di non dare tanta eco alla cosa: abbiamo aperto in sordina, proprio per evitare assembramenti”.

E a proposito di assembramenti: quanto è importante il “virtuale” oggi?

“Lo dici proprio a me che sono stato un precursore?”, ride divertito Alberto Marinelli. “Sono stato uno dei primi a credere tantissimo nei social network, realizzando delle vere e proprie gallerie virtuali su Instagram. Non è mai come essere fisicamente dentro un luogo deputato ad accogliere l’arte, come passeggiare tra i quadri, però una bella raccolta di immagini sui social curata in ogni dettaglio avvicina il pubblico all’artista. Il problema è che adesso, uno dopo l’altro, in tanti stanno approdando al virtuale. Ma il risvolto positivo è che il pubblico nel frattempo ha imparato a conoscere e riconoscere chi, in questo campo, ha svolto un ruolo pionieristico”.

E sempre a proposito di virtuale, l’e-commerce penalizza le gallerie d’arte?

Risponde Marinelli: “Rispetto alle grandi catene di vendita on line, che magari vendono arte come vendono anche libri, elettrodomestici o elettronica di consumo, in una galleria d’arte trovi il valore aggiunto del rapporto umano. Ad esempio io grazie ai miei studi di architettura quando incontro un cliente non gli presento solo dei quadri, ma li contestualizzo nel suo appartamento, presento dei rendering, offro consulenze affinché l’arte si sposi con l’arredamento di interni”.

Il lockdown ha penalizzato l’arte?

“Per assurdo no. La gente, non potendo uscire, ha imparato a vivere di più la casa. A tante persone è venuta voglia di svecchiare, di aggiungere colore, di circondarsi di qualcosa di bello, di creare un luogo che fosse più sentito, più vissuto e più accogliente”.

Redazione

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