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Attualità | 02 maggio 2021, 07:37

Don Carmelo Galeone, il prete scout che predica coraggio dall’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure

La sua esortazione nel vivere l’avventura della vita con pienezza, abbandonandosi con fiducia alla Parola di Dio

Don Carmelo Galeone, il prete scout che predica coraggio dall’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure

Per lui la Messa è stare insieme e condividere le cose importanti, l’essenziale. Esattamente come fanno gli scout. Don Carmelo Galeone è prete al cento per cento e scout al cento per cento, secondo il motto: “Con l’aiuto di Dio, prometto sul mio onore di fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese, per aiutare gli altri in ogni circostanza, per osservare la legge scout”.

La storia di don Carmelo, 43 anni il prossimo 3 maggio, parte dall’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, dove ogni giorno incontra malati e personale sanitario, offrendo loro messaggi di conforto e coraggio in un periodo ancora segnato dall’emergenza Covid. Sono momenti durissimi, ma è la fede nella vita e soprattutto in Dio ad esortare alla fiducia, oltre che alla speranza.

Anche le sue omelie domenicali sono un invito instancabile ad affacciarsi sul mondo e vivere la vita con pienezza, abbandonandosi alla Parola di Dio. Qui ha postato riflessioni e pensieri che rappresentano un ulteriore patrimonio per attingere quasi alla sua stessa anima e alla sua passione evangelica.

Commentando il Vangelo della V Domenica di Pasqua, che la Chiesa presenta il 2 maggio, il Cappellano del nosocomio parte da una frase di Gesù: “Senza di me non potete fare nulla” e spiega: “Il Maestro è chiaro: non dice che faremo le cose male o a metà, ma proprio che non faremo nulla. Quanto è vera questa affermazione: possiamo correre dalla mattina alla sera, fare mille cose, impegnarci in tante attività (anche sante), ma se tutto questo è fatto senza di Lui, non è nulla. Non conta niente”.

Il brano evangelico a cui si fa riferimento è quello di Giovanni (versetti 15,1-8). Dice ancora don Carmelo: “Il segreto è proprio ‘rimanere’ in Lui. In poche righe viene ripetuto per sei volte questo verbo (vv.4.5.6.7.9.10), è bella questa insistenza, perché ci fa sgonfiare tutta la presunzione che abbiamo nel credere che possiamo fare da soli e che tutto è merito nostro, fino a quando non arrivano fallimenti e delusioni. Oggi Gesù ce lo dice chiaramente, senza girarci intorno: non bastiamo a noi stessi”.

Aggiungendo: “Il Signore Risorto ci invita a rimanere con Lui, a gustare questa stupenda e dolce dipendenza, a fare dell’intimità con Lui il luogo più vero della nostra persona, a sperimentare che solo Lui può saziare i desideri della nostra vita. Tutto ciò richiede coraggio. Richiede di fidarsi, di mettersi nudi nelle mani di Dio. Ma, soprattutto, questo cammino ci chiede di non sentirci mai arrivati e mai a posto, per questo Gesù chiede di ‘Diventare discepoli’ (v.8). Si diventa discepoli giorno dopo giorno, con la fedeltà nella preghiera; con il desiderio appassionato di portare la novità travolgente del Vangelo in famiglia, al lavoro, nella scuola, tra le persone più care”.

Per don Carmelo la natura comunica sapienza di Dio: “Ripensando ai bei vigneti del Piemonte, mi rendo conto che veramente senza di Lui siamo come tralci secchi, sterili, inutili. Davvero abbiamo bisogno di essere potati dalle sue mani esperte per andare all’essenziale, per non disperderci, per scoprire in noi una fecondità che mai avremmo immaginato”. La conclusione del sacerdote siciliano è un invito per tutti: “Cari amici, se ci abbandoneremo alla Parola del Risorto, la vendemmia dello Spirito sarà la migliore di tutti tempi. Diamoci da fare!”. 

Silvia Gullino

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