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Politica | 22 luglio 2021, 09:36

Comuni, il 1° gennaio 2023 torna il 'Patto di stabilità'

De Vecchi, sindaco di Carcare nonché responsabile provinciale di FdI per gli enti locali esprime, le sue e del partito, perplessità per le nuove restrizioni contabili

Comuni, il 1° gennaio 2023 torna il 'Patto di stabilità'

Parte il grido di allarme degli amministratori locali per il ritorno del patto di stabilità nel governo della contabilità dei comuni italiani, dal primo gennaio 2023 i sindaci di tutta Italia saranno nuovamente “costretti” a rispettare equazioni e logaritmi fiscali per tagliare all'osso le spese correnti e di investimento, in poche parole ridurre i servizi ai propri cittadini.

Nel merito interviene il sindaco di Carcare Christian De Vecchi che, nel ruolo di responsabile provinciale di Fratelli d’Italia per gli enti locali, estende il problema a tutti i 69 comuni della provincia di Savona.

“Il 2023 per gli enti locali Italiani sarà un anno impegnativo per la preparazione dei bilanci preventivi, l’Unione europea ha da poco deliberato il ritorno del “patto di stabilità” con la contestuale estinzione della clausola di salvaguardia inserita in occasione dell’emergenza sanitaria” spiega De Vecchi. 

“Le conseguenze potrebbero essere molto rischiose per gli enti locali, ricordiamo che negli ultimi 20 anni tutte le riforme fiscali (spending review) hanno inciso con tagli economici a svantaggio delle periferie amministrative, riducendo i servizi essenziali e strategici dei piccoli e medi comuni, che proprio negli stessi anni hanno invece dato prova di virtuosismo a differenza delle città metropolitane o dei centri di spesa regionali e nazionali".

"Come amministratori locali auspichiamo che, le riforme del futuro, riguardanti la pressione fiscale pubblica, si concentrino altrove, ed ovviamente diffidiamo delle politiche di austerity proposte dall’UE quale soluzione del problema. Le scelte del futuro vanno condivise dal basso partendo proprio dai bisogni degli enti locali, maggiormente e direttamente vicini ai problemi quotidiani della popolazione". 

"A preoccupare è ovviamente il Recovery Plan Italiano, nella parte delle convergenze tra l’interesse nazionale e quello europeo, nonostante l’accettazione dei fondi UE la crescita dell’Italia sembrerebbe essere molto più modesta rispetto alla media stimata per il resto d’Europa. L’eredità della crisi pandemica non può essere ignorata, soprattutto per la parte dell’indebitamento nazionale che dovrà essere ridotto. Pare dalle stime che, l’annuale rapporto debito pubblico e PIL dovrebbe scendere a partire dal 2022 per tornare ai livelli pre-covid nel 2030. Oggi il rapporto è al 9% e solo dal 2025 tornerà verso il fatidico 3%. Secondo alcuni consola il fatto che tutte le economie europee si trovino sula stessa barca" conclude De Vecchi. 

Comunicato stampa

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