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Al Direttore | 04 gennaio 2022, 18:16

Covid19 e tamponi, lo sfogo del consigliere Spiga: "Sequestrati da sani in casa dovendo abbandonare lavoro e vita per non poter svolgere un test di controllo"

"Così si disincentiva il controllo della popolazione"

Covid19 e tamponi, lo sfogo del consigliere Spiga: "Sequestrati da sani in casa dovendo abbandonare lavoro e vita per non poter svolgere un test di controllo"

Riceviamo e pubblichiamo lo sfogo di Massimo Spiga, consigliere di minoranza spotornese (capogruppo di "Insieme per Spotorno"), che racconta le proprie vicissitudini legate alle procedure per i tamponi anti-covid:

"Le giornate di ordinaria follia iniziano il 19 dicembre quando a mia figlia, 12 enne da pochi giorni, viene chiesto dal plesso scolastico, come a tutti i suoi compagni di classe vista la presenza di un positivo,  di sottoporsi ad un tampone per verificare l'assenza di positività da Covid-19. Assenza di sintomi, non tosse, non febbre, solo il naso chiuso, come un normale raffreddamento. Ci confrontiamo in famiglia  e decidiamo, a differenza di altri, di andare ugualmente a farle fare il tampone visto che a breve con le festività natalizie avremmo incontrato parenti ed amici. Tampone veloce, positivo, tampone molecolare in ospedale positivo. La sera stessa, io e mia moglie, vaccinati con seconda dose e prenotazione per la terza, essendo liberi professionisti, andiamo a fare un tampone in farmacia, esito negativo. Meno male! Ed ecco iniziare le giornate di follia".

"Mia figlia in quarantena perchè positiva ed io e mia moglie confinati in casa essendo un contatto diretto, pur vaccinati, sapendo di essere negativi - prosegue -  Ci chiama l'ASL e ci dice che non è possibile per noi poter fare un tampone, neppure a pagamento, perchè un contatto diretto non può non desimersi da fare la quarantena. Ovviamente chiusi in casa, lavoro buttato, appuntamenti da disdire, clienti da gestire, perchè per gli imprenditori non esistono reti di protezione: se devi stare a casa, il tuo mondo lavorativo finisce. Lo scoramento aumenta sapendo di aver fatto due dosi di vaccino ed essere negativi. Passano i giorni, nessun sintomo, nessuna chiamata da ASL per sapere se stavamo bene o meno. Prima di Natale, chiama ASL per chiedere chi fosse il contagiato e per comunicarci che il 30 dicembre, cioè a 11 giorni dalla quarantena, avremmo potuto recarci all'HUB per fare il tampone di controllo. Chiedo, ma non è possibile recarsi prima in qualche ospedale anche a pagamento per verificare la mia negatività? Devo andare al lavoro. La risposta è stata 'il protocollo non lo prevede'. Il protocollo? E il lavoro? Come faccio?  Non scrivo le parole che seguirono, non si possono mettere per iscritto".

"Il 29 per sicurezza ci facciamo tre tamponi: tutti negativi, così come la settimana prima per me e mia moglie. Quindi tutto liscio, il 31 posso rifissare quell'appuntamento importante e vedere il cliente. Bene, arriviamo al 30 dicembre, appuntamento ore 15.00, ci rechiamo all'HUB dove una fila interminabile di auto, con anziani, bambini, famiglie intere, sono incolonnate per accedere al luogo del tampone con attrezzatura da pic nic, sono le 14.00, il tampone ci viene effettuato alle ore 16.30, e ci è andata di fortuna, nei giorni prima di Natale, ci sono volute anche 5 ore di attesa. Non è presente il mio nome, ma due provette a nome di mia figlia, mi fanno comunque il tampone. Il giorno seguente: esito mia figlia e mia moglie negative, il mio non arriva mai. Decido di accedere al FSE (fascicolo sanitario Elettronico) e trovo finalmente il mio esito, indeterminato. Indeterminato? Cosa vuole dire? Che non sono vivo ma neppure morto? Ok. Chiamo ASL per prendere un appuntamento l'indomani 1 gennaio. Avete mai provato a chiamare ASL? Non risponde mai nessuno e più assurdo, 1-2 e 6 gennaio, non fanno tamponi. Panico completo".

"Sono chiuso in casa, in galera da innocente, dal 20 di dicembre - aggiunge Spiga - praticamente un sequestro essendo vaccinato e negativo. Scarico la batteria del cellulare per chiamare, ma nulla, neppure il medico di base sa cosa dirmi. Alla fine, solo grazie alla caparbietà, riesco a farmi mettere in lista per il tampone il giorno 3 alle ore 15.00. Stessa storia, ore 14.00 in coda e tampone questa volta fatto alle 17.30. Parlo con un operatore che mi riconosce e mi confida che sino a novembre facevano 20-30 tamponi al giorno, con un personale di 4 operatori, due a tamponare e due a verificare gli appuntamenti, ed ora, si ritrovano con lo stesso organico a dover fare 600 tamponi al giorno, considerando anche chi preso dallo sconforto, si presenta senza appuntamento. Ora che scrivo, giorno 04 gennaio, ore 17.00 sono ancora in attesa di esito, perchè con così tanti tamponi da elaborare, ci vogliono almeno 14 ore, significa che se va tutto bene, dopo 16 giorni di detenzione, verrò rilasciato".

"In compenso il medico di base mi chiama e mi dice che con fatica ha trovato posto per il tampone per il giorno 7 gennaio. Non è possibile essere sequestrati da sani in casa dovendo abbandonare il proprio lavoro e la propria vita per non poter fare un tampone di controllo. Non si combatte la pandemia facendo fare 50 km a chi abita in Val Bormida per scendere a Savona a fare il tampone. Se si vuole vincere questa guerra, non si può mettere sullo stesso piano chi si è vaccinato e chi invece per mille motivi non lo è. Perchè nessuno ci paga lo stipendio, per stare a casa. La prossima volta che si dovrà valutare se andare a far fare un tampone, non avendo sintomi, mi ricorderò di questi giorni di follia. Così si disincentiva il controllo della popolazione a favore della presenza di positivi asintomatici. Non funziona così!"

"Voglio però ringraziare la vicinanza dell'amico Francesco Bonasera, coordinatore Lega, il collega Francesco Pendola, il Dott. Brunello Brunetto ed il sindaco di Cosseria Roberto Molinaro per la presenza e l'aiuto, oltre ai tanti amici che mi hanno fatto sentire meno solo in queste mie prigioni" conclude infine Massimo Spiga.

lettera firmata

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