La Processione del Venerdì Santo anche in questo 2022 a Savona non si farà.
Dopo gli stop del 2018 a causa del maltempo e del 2020-2021 per il Covid nuovamente la pandemia fa slittare, probabilmente nel 2023, anche se anno dispari, la classica tradizione religiosa della città della Torretta.
“Anche se la situazione sembra migliorare la Processione del Venerdì Santo coinvolge moltissimi confratelli e si tratterebbe di un gigantesco assembramento che metterebbe a rischio sia i portatori sotto le casse sia le migliaia di fedeli che accorrerebbero a vederla- aveva dichiarato Mauro Biancavilla, Priore generale della confraternita di N.S. di Castello, a cui quest’anno spettava il turno di processione - Parliamo di 30/40 mila persone, non ci sentiamo di rischiare che scoppi qualche focolaio tra i portatori o tra i fedeli astanti. L’ultima processione si è svolta nel 2016, nel 2018 saltò a causa del maltempo, poi con la pandemia non è stato più possibile organizzarla, in pratica sono sei anni che le ‘casse lignee’, vere e proprie opere d’arte e simboli di Fede, non percorrono le strade di Savona. –conclude Biancavilla- La nostra processione notturna manca a tutti i savonesi e in modo particolare ai confratelli, ma preferiamo rimandare in attesa di poterla organizzare in tutta sicurezza; sperando di non attendere ancora a lungo, confidiamo nel 2023 ”.
Abbiamo così deciso di fare noi di Savonanews, un giro tra le casse lignee della processione passando da una Confraternita all'altra, vista l'apertura del mattino e del pomeriggio da mercoledì fino ad oggi, 15 aprile e documentando con foto e video il tutto.
Prima tappa in via Manzoni nella Confraternita di N.S. di Castello, fondata nel 1260 e al cui interno possiamo ammirare "La Pietà", un'opera di Stefano Murialdo detto il “Crocetto” che riporta Maria addolorata che sorregge sulle braccia il corpo senza vita del figliolo con ai lati due angioletti. L’opera, scolpita nel 1833, fu ritoccata dal Brilla nel 1842.
Presente anche il "Cristo morto in croce" realizzato da un ignoto di scuola romana nel XVI secolo e la tradizione vuole che l’opera provenga da Roma e sia un dono dei Della Rovere (famiglia savonese dei due Papi, Sisto IV e Giulio II) alla Confraternita, alla cui famiglia apparteneva.
"La deposizione dalla croce" del savonese Filippo Martinengo "Pastelica", è la cassa, tra le più note per la sua imponenza e si compone scenograficamente di sette figure, organizzate secondo uno schema piramidale e articolata in due gruppi. Dietro, le tre Marie bloccate a terra dal dolore, si erge la grande Croce ai lati della quale Giuseppe d’Arimatea su di una scala, e Giovanni Evangelista a terra, sono impegnati nel ricevere il Corpo senza vita di Cristo, sostenuto per un braccio da Nicodemo, appoggiato alla Croce mediante una seconda scala.
Alla Confraternita di San Domenico, oratorio del Cristo Risorto in via Aonzo, che si costituì alla fine del 200, spazio all' "Annunciazione" di Anton Maria Maragliano e la cassa raffigura il momento dell’annuncio da parte dell’Arcangelo Gabriele a Maria che, inginocchiata, si appresta a pronunciare il ‘Magnificat’. Completano la raffigurazione alcuni angioletti.
"La deposizione nel Sepolcro, opera di Antonio Brilla, fu scolpita nel 1866 e in quello stesso anno portata per la prima volta in processione in sostituzione di una cassa più antica con il solo Cristo morto, andata perduta.
Il gruppo – il più pesante di tutta la sfilata (circa 18 q.li) e ‘portato’ contemporaneamente da 22 persone – si compone di sei personaggi, tre ritratti in piedi (Nicodemo, la Maddalena e la Madonna), mentre S. Giovanni e Giuseppe d’Arimatea sono reclini sul corpo del Cristo, la cui morte è resa evidente dal colorito verdastro.
Nella Confraternita di San Pietro e Santa Caterina in via Dei Mille, si possono vedere e apprezzare "La flagellazione" di ignoto di scuola napoletana del XVII secolo, con la cassa che si compone di tre statue: Gesù legato e due flagellanti. L’opera si distingue dalle altre Casse settecentesche per la minore ricerca di effetto espressivo ed un più ingenuo realismo (si notino i flagelli veri); anche la cromia meno accurata rivela il carattere meno colto di questo gruppo rispetto a quelli liguri.
Poi il "Cristo che cade sotto la croce" sempre realizzato da un artista ignoto di scuola napoletana del XVII secolo nel quale sono raffigurati Gesù in ginocchio sotto il peso della croce, Simone di Cirene nell’atto di aiutarlo e un soldato.
"Ecce Homo" della savonese Renata Cuneo si compone di tre statue: Gesù al centro, Pilato e un soldato. Si tratta dell’opera più recente della processione. Sostituisce la perduta cassa di analogo soggetto di Andrea Torre della seconda metà del Seicento, caposcuola del Maragliano, già appartenente alla Confraternita della Ss. Trinità e andata distrutta da un bombardamento nell’agosto del 1944.
All'Arciconfraternita della Santissima Trinità e nella Confraternita dei SS. Giovanni Battista, Evangelista e Petronilla, spazio alla cassa de "L'Addolorata" di Filippo Martinengo. La figura di Maria Addolorata è particolarmente drammatica per le sette spade conficcate nel cuore. Quattro angioletti piangenti completano, ai lati della cassa, la rassegnata figura. Sembra che Martinengo abbia scolpito l’opera rifacendosi ad una precedente opera dello svizzero Giò Giacomo Ama nel 1675 e probabilmente deteriorata. La qual cosa spiegherebbe anche la scelta stilistica dell’artista fedele in quest’opera alla lezione del passato.
Ne "L'orazione nell'orto" invece di Anton Maria Maragliano viene raffigurato il Cristo in ginocchio con una mano rivolta a terra e l’altra posata sul petto, osserva l’angelo in alto che gli presenta il calice della passione e la croce. La scultura rappresenta proprio l’istante nel quale Gesù pronuncia: “Pater mi – si possibile est – transeat a me Calix iste”. Ai piedi dell’angelo i due discepoli immersi nel sonno.
"Il Cristo spirante in Croce", di Maragliano, riporta il periodo più maturo dell'artista ed in essa si può notare un preciso riferimento alla lezione dei ‘Bissoni’, soprattutto per il colorito verdastro delle carni. L’artista in quest’opera dimostra la sua abilità nel rappresentare drammaticamente la scena e nel comunicare allo spazio circostante la vibrazione dolorosa del corpo morente tramite l’agitazione del panneggio e dei putti reggi-candelabro.
Poi "La promessa del redentore" sempre di Martinengo. Il gruppo è composto di sei figure e quattro angioletti. Al centro si eleva l’albero della scienza del bene e del male, sopra del quale è adagiata la Fede, avvolta in un candido manto, essa tiene sollevata con la destra la Croce, simbolo della Redenzione. Da questa si espandono nuvole e raggi che in una forma ellittica compongono l’assieme con le figure sottostanti. Sulle nuvole sono sparse teste di cherubini ed un angelo vicino alla Croce tiene aperto un libro ove si legge “Victoria Crucis”. Adamo ed Eva con mani e piedi incatenati, sono le prime figure che si presentano, con due angioletti, in atto di scogliere le catene. Sul fianco sinistro si dispera la morte, e nella parte posteriore un angelo con una spada infuocata minaccia il serpente la cui spirale avvolge l’albero.
Il "Cristo legato al palo" è stato realizzato da un ignoto genovese del XVIII secolo e si può notare l'atteggiamento aggraziato del corpo e la tristezza del volto oltre al perizoma drappeggiato e dipinto con cura e dal bellissimo nodo formato delle mani, ci riportano ad uno scultore a conoscenza dell’arte di Maragliano che, ribadisce così, l’importante lezione dell’autore genovese.
Nell'ultima tappa visita alla Confraternita dei Santi Agostino e Monica in via Santa Lucia.
Spazio a "Il bacio di Giuda" di Giuseppe Runggaldier, scolpita ad Ortisei nel 1926 nel quale sono rappresentati oltre a Gesù e Giuda, anche due soldati. Il gruppo, pur nel tentativo di uniformarsi, con il realismo dei particolari, al tono dominante delle altre casse, se ne distacca, soprattutto per il diverso modo di trattare la materia, lasciando maggiormente in evidenza l’intaglio del legno.
Ne "L'incoronazione di spine" invece, di Maragliano, viene raffigurato Gesù seduto, al centro fra due figure, quella di sinistra gli calca la corona di spine sul capo, mentre l’altro a destra gli spinge con forza il capo. L’opera di matrice barocca, tradizionale dell’arte di Maragliano, si veda la famosa espressione dello sbirro a sinistra. L’opera dovrebbe essere infatti datata, secondo la Franchini, poco dopo il 1710.
Nel frattempo comunque questa sera il Priorato Generale delle Confraternite e il Fondo Ambiente Italiano di Savona hanno invitato ad “Una notte di Passione”, una suggestiva camminata da piazza Sisto IV (lato loggia del Municipio) tra gli oratori. Il primo giro partirà alle ore 20:30, il secondo alle 21. Ogni tour sarà della durata di 2 ore e per un massimo di 25 persone a gruppo. L’iniziativa fa parte dei “Percorsi di Trekking Urbano” organizzati dal Comune con le associazioni cittadine.
Durante la giornata inoltre gli oratori saranno aperti al pubblico questa mattina fino alle 12.00 e nel pomeriggio e dalle 16 alle 23.






























