"Nelle ultime settimane anche in concomitanza con l’avvio della campagna fiscale e con alcune scadenze per pagamenti o adempimenti, stiamo purtroppo registrando un aumento ingiustificato di accessi presso i nostri uffici (centrali e zonali) per richieste non di nostra competenza e per le quali i nostri operatori non sono abilitati ad operare".
Cosi commentano Simone Pesce, responsabile territoriale Cisl, Claudia Varaldo, referente territoriale Caf Cisl e Massimo Paglietti, direttore provinciale Patronato INAS.
"L’aumento di richieste improprie, già in effetti fortemente cresciute durante il periodo pandemico, sta determinando, da un lato, disagi nella gestione dell’attività presso le nostre sedi, dall’altro un forte disorientamento nell’utenza ed una pericolosa crescita di casi di insofferenza. Pur nel rispetto del rapporto di sussidiarietà con l’attività degli uffici pubblici in cui operano quelli sindacali (in particolare quelli del Caf e del Patronato INAS), riteniamo importante un maggiore coordinamento tra i soggetti pubblici e quelli del privato sociale magari attraverso comunicazioni preventive all’utenza ed indicazioni precise agli uffici preposti alla mediazione evitando soluzioni semplicistiche di “rimpallo” che generano soltanto disagi e disfunzioni".
"Sempre più spesso registriamo richieste assolutamente irragionevoli riscontrando, tra l’altro, che l’indicazione dei nostri uffici proviene da enti o uffici pubblici che dovrebbero sapere quali prestazioni siamo abilitati a gestire essendo loro stessi responsabili delle autorizzazioni. Ovviamente confermiamo la massima disponibilità nel fornire collaborazione ma, a tutela dell’incolumità delle nostre operatrici e dei nostri operatori che spesso diventano bersaglio della frustrazione delle persone che vengono rimbalzate anche, in alcuni casi, da soggetti direttamente preposti alla loro assistenza, invitiamo tutti a non utilizzare genericamente gli uffici del Caf e del Patronato come soluzione valida per tutte le occasioni senza sincerarsi che gli stessi siano abilitati a fornire certi tipi di prestazione", proseguono.
"La situazione sta fortemente aggravandosi e la preoccupazione sta salendo anche in considerazione del graduale aumento del disagio sociale e di casi di povertà (relativa e assoluta) e della scadenza di alcune prestazioni assistenziali sulle quali molti hanno fatto affidamento negli ultimi anni: la forte incertezza sugli effetti dei nuovi provvedimenti del nuovo Governo non potrà nuovamente ricadere sui nostri uffici senza un coinvolgimento diretto degli enti pubblici preposti. Le richieste sono le più disparate: dal rilascio di documentazione (ovviamente non nelle nostre disponibilità) a informazioni in merito ad erogazioni di prestazioni che non gestiamo ma per le quali abbiamo potuto soltanto aiutare il cittadino a presentare la pratica".
"Gli ambiti i più diversi come ad esempio servizi postali, bancari, comunali, sociali per i quali oltre a non essere attrezzati e formati (cosa per la quale si potrebbe valutare di adeguarsi) non abbiamo proprio le indicazioni e le condizioni operative. Ovviamente nell’indicare gli uffici sindacali quali panacea di tutti i mali non si fa accenno al fatto che molti servizi sono riservati ovvero a condizioni agevolate per gli iscritti, che le sedi rimangono aperte grazie ai contributi associativi e che gli operatori non sono dipendenti statali generando aspettative e disagi nella gestione del rapporto con l’utenza. Se le cose continueranno a peggiorare saremo costretti a segnalare la situazione a Questura e Prefettura chiedendo un’attenzione particolare e interventi mirati", concludono dal sindacato.














