Premesso che dovremmo ricordarcelo sempre, il 5 giugno si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente, un evento internazionale che unisce i vari Paesi della Terra nello sforzo di preservare l’ecosistema naturale.
Ma come è nata e perché si festeggia? Il World Environment Daye è stato istituito dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1972, a memoria della Conferenza di Stoccolma sull’Ambiente Umano nel corso della quale prese forma il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (conosciuto con la sigla inglese UNEP, United Nations Environment Programme). La Giornata Mondiale dell’Ambiente è la più grande piattaforma globale per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica in materia ambientale ed è celebrata da milioni di persone.
Nel 2025, l’evento si concentra su uno dei temi più urgenti della nostra era: l’inquinamento da plastica. Ogni giorno, infatti, l’equivalente di 2mila camion di plastica finisce negli ecosistemi acquatici, con effetti devastanti su mari, fiumi e laghi, alterando habitat e minacciando la biodiversità.
Secondo uno studio di Green Match, i nostri oceani sono praticamente delle discariche: tra i 75 e i 199 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica galleggiano in acqua, e si stima che entro il 2050 la plastica supererà persino la quantità di pesci in mare. Insomma, non male, malissimo.
Già oggi, oltre 500 siti marini sono letteralmente "morti", posti dove la vita non può più esistere. Tante specie marine soffrono per l’inquinamento, e un bel 17% è nella lista rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.
La domanda è: da dove arriva tutto questo inquinamento? È un cocktail pericolosissimo di metalli tossici, plastica, petrolio, fertilizzanti e pure minacce biologiche. Insomma, se gli oceani sono i polmoni della Terra, allora il nostro pianeta ha una chiara polmonite. E come se non bastasse, la pesca industriale e i deflussi agricoli fanno il resto.
Attenzione, ci sono anche buone notizie: c’è chi si muove per fare la differenza. Quest’anno le celebrazioni della Giornata si svolgono a Jeju, una città della Corea del Sud diventata simbolo di innovazione nel riciclo della plastica. Qui, il Jeju Resources Circulation Center rappresenta un esempio di ingegneria avanzata e impegno civico. Con una capacità di trattare 60 tonnellate di rifiuti plastici al giorno, il centro è riuscito a raggiungere un tasso di riciclo del 66%, un risultato ben al di sopra della media mondiale, che si ferma al 19%. La città è diventata pioniera nella creazione di soluzioni sostenibili, come l’uso di contenitori riutilizzabili e macchine lavastoviglie pubbliche per bottiglie. Ma ridurre l’uso di plastica, pescare in modo sostenibile e contrastare i cambiamenti climatici sono passi fondamentali che possiamo fare tutti noi. Vero o no?














