Tutt'altro che una soluzione “moderna e sostenibile”, semmai una scelta “ambientalmente, economicamente e logisticamente insostenibile” per un territorio come la Val Bormida già segnato da anni di politiche industriali che hanno lasciato una pesante eredità sotto gli stessi profili.
E' il Coordinamento No Inceneritore Val Bormida Ligure & Piemontese a replicare così alla posizione presa sul tema termovalorizzatore da Savona in Azione, che nei giorni scorsi si era detto favorevole alla valutazione tecnica della realizzazione di tale impianto nel territorio dell'entroterra. “I dati scientifici e le esperienze reali raccontano un’altra verità” si legge nella nota inviata dal gruppo.
“Gli impianti di incenerimento non eliminano i rifiuti, ma li trasformano in fumi, ceneri tossiche e CO₂, producendo nuovi rifiuti speciali da smaltire e immettendo in atmosfera sostanze nocive - affermano dal coordinamento - I filtri, per quanto sofisticati, non riescono a trattenere le polveri ultrafini, che si disperdono nell’aria e rappresentano un rischio concreto per la salute pubblica”.
“Anche il tanto citato teleriscaldamento è un’ipotesi del tutto irrealistica - dicono - la Val Bormida, con i suoi piccoli centri abitati e la scarsa densità di popolazione, non ha le condizioni per sostenere un sistema di condutture così complesso e costoso. Un investimento di questo tipo risulterebbe antieconomico e privo di benefici reali per i cittadini”.
Il Coordinamento sottolinea anche un altro aspetto logistico nella gestione dei rifiuti e della chiusura del loro ciclo, proprio mentre sembra farsi strada anche un'ipotesi della località genovese di Scarpino per l'insediamento del termovalorizzatore: “Va inoltre ricordato che la Val Bormida si trova a oltre cento chilometri da Genova, dove si concentra la produzione principale dei rifiuti urbani - precisano - Pensare di trasferire enormi quantità di rifiuti da un capo all’altro della Liguria per bruciarli in un territorio già segnato da decenni di inquinamento è una scelta ambientalmente, economicamente e logisticamente insostenibile”.
“La valle ha già pagato un prezzo altissimo all’industria chimica e oggi ha bisogno di bonifiche, risanamento e sviluppo sostenibile, non di nuovi impianti che ne compromettano il futuro - ricordano dal Coordinamento - L’unica strada responsabile è una raccolta differenziata efficiente e trasparente, che punti al recupero effettivo dei materiali e alla riduzione della frazione residua, in linea con le direttive europee e con i principi dell’economia circolare. Solo così si tutela la salute, si riducono le emissioni e si costruisce un futuro più pulito per tutti”.














