A Finale Ligure si torna a discutere del futuro di Castelfranco, uno dei simboli della città del ponente nonché punto panoramico tra i più apprezzati tra i rioni di Marina e Pia. Dopo la querelle sulla gestione del 2021, alla scadenza dei primi quattro anni previsti dal precedente contratto, è la concessione del bene architettonico e monumentale a sollevare nuove discussioni.
Nei giorni scorsi il Comune ha pubblicato sul proprio sito istituzionale, e sulla piattaforma dedicata, il nuovo bando di concessione quinquennale per la struttura, comprensivo degli spazi dedicati alla somministrazione di alimenti e bevande e all’attività ricettiva, “nel rispetto del regime vincolistico derivante dagli accordi in essere con Regione Liguria che sostenne gli interventi di riqualificazione del bene monumentale, con risorse a valere sui fondi PORFESR-2007/2013”.
Negli ultimi anni, sotto la gestione attuale, Castelfranco è divenuto un luogo di riferimento per la ricettività e la ristorazione di livello, ospitando eventi e matrimoni che ne hanno rilanciato l’immagine dopo anni di abbandono. Motivo per cui non stupisce come la notizia del nuovo bando abbia acceso il dibattito, politico ma anche tra i cittadini, molti dei quali sui social hanno espresso il loro apprezzamento per la “nuova vita” della fortezza (comunque sottoposta a tutela ministeriale).
E sempre sull'etere, il sindaco Angelo Berlangieri ha voluto chiarire la posizione dell’Amministrazione affermando che il precedente bando “era nato viziato nel presupposto e in alcuni aspetti specifici, non rispettando le prescrizioni e gli obiettivi per cui il Comune aveva ottenuto un finanziamento a fondo perso di circa 1 milione e cento mila euro”. Un contributo, ha ricordato, “finalizzato a realizzare una struttura a destinazione culturale con annessa anche un’attività accessoria per ristorante e ospitalità, entro il limite massimo del 25% del volume totale”.
Secondo il primo cittadino, l’irregolarità del precedente affidamento avrebbe esposto il Comune al rischio di dover restituire il finanziamento: “Si è proceduto in tutela a non rinnovare una convenzione fondata su presupposti erronei, ma a bandire una nuova gara pienamente rispondente ai requisiti da rispettare rispetto al finanziamento ottenuto e già speso”. Il bando, sottolinea Berlangieri, “è pubblico e aperto a chiunque, senza alcun pregiudizio. Ogni altra considerazione è solo polemica inutile e fine a se stessa”.
Dall’opposizione, però, arrivano letture diverse. In disaccordo il gruppo “Impegno X Finale”, ricordando anzitutto la possibilità di rinnovare una gestione, ora al termine, che “ha trasformato la fortezza da un luogo in stato di degrado e abbandono in un simbolo di rilancio turistico mediante un’offerta di ristorazione e ricettività altamente qualificata”.
Secondo il gruppo rappresentato dai consiglieri Guzzi, Bricchetto, Geremia e Montanaro , la decisione di non rinnovare la concessione sarebbe stata “una scelta discrezionale e non tecnica, a nostro avviso sbagliata e sproporzionata, che si sta rivelando impopolare ”, e nonostante il sindaco parli di vizi, questi “non erano così gravi se dopo otto anni di gestione la Regione non ha ritenuto di intervenire. Peraltro - aggiungono -, sarebbe stato anche corretto precisare che il vincolo derivante dal finanziamento regionale scadrà nel 2027”.
Diversa invece la prospettiva di “Scelgo Finale”, che pone l’accento sul diritto dei cittadini alla fruibilità del bene. La consigliera Simona Simonetti ricorda, nella sua nota, che “la fortezza di Castelfranco è una proprietà dei Finalesi restaurata con più di un milione di soldi pubblici” e che questi “devono potervi passeggiare liberamente, poter tornare ad incontrarsi al castello come si passeggia per i chiostri di Santa Caterina o per il viale”,
“Il bando è una procedura democratica che permette di rivedere il contratto di gestione nel merito e nell’importo”, rappresentando una garanzia di trasparenza, sottolinea ancora la consigliera, chiedendo soprattutto che “siano superate alcune anomalie della precedente conduzione che avevano reso il castello un bene di quasi esclusivo uso privato”. “La parte privata deve consentire il presidio del luogo e con il suo canone permettere la manutenzione dei luoghi”, conclude Simonetti, ma “è fondamentale che Castelfranco sia in futuro un punto di interesse culturale, un luogo bello e piacevole da frequentare, una parte viva di Finale Ligure”.














