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Attualità | 08 gennaio 2026, 13:23

Il vescovo Marino: "L'ora di religione è un servizio allo Stato, non ingerenza"

Lo scrive nel messaggio per la Giornata diocesana di sensibilizzazione alla scelta

Il vescovo Marino: "L'ora di religione è un servizio allo Stato, non ingerenza"

x L'insegnamento della religione a scuola offre "gli strumenti per leggere la storia e l'attualità con occhi critici e conoscere le radici della nostra tradizione culturale". Lo scrive il vescovo di Savona-Noli Calogero Marino nel messaggio in occasione della Giornata diocesana di sensibilizzazione alla scelta dell'ora di religione, quest'anno il 18 gennaio, dal titolo "Disarmate le parole, alzate lo sguardo, custodite il cuore", tratto dalla lettera apostolica "Disegnare nuove mappe di speranza" di papa Leone XIV.

"Ha ancora senso l'insegnamento della religione cattolica a scuola? - si domanda - Rimane, infatti, molto acceso il dibattito sull'opportunità e la validità di tale insegnamento e la questione viene ripresa continuamente da chi ritiene che tale ora serva soltanto alla Chiesa, una sorta di privilegio anomalo che viola la laicità dello Stato ed è ritenuto un'ingerenza della Chiesa stessa nella scuola pubblica".

Monsignor Marino sottolinea che "A più di quarant'anni dal Concordato del 18 febbraio 1984, sono invece ancora oggi validi e attuali lo spirito e i contenuti dell'accordo sottoscritto fra la Repubblica Italiana e la Santa Sede, accordo che riconosce il valore della cultura religiosa, il patrimonio storico dei principi del cattolicesimo e la scelta di continuare ad assicurare agli studenti in Italia 'nel quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado', un servizio richiesto, dunque, espressamente dallo Stato alla Chiesa Cattolica". 

"Infatti numerosissime famiglie, alcune delle quali non credenti, scelgono di far frequentare ai propri figli l'insegnamento della religione (più dell'80% degli studenti italiani), che non si configura, pertanto, come un'imposizione - aggiunge - Di fronte a tale libera scelta, si impone per tutta la comunità ecclesiale una responsabilità non da poco, in quanto il messaggio cristiano e la sua forte carica formativa sono ritenuti significativi per l'educazione dei giovani, nonostante la diffusa secolarizzazione della società di oggi". 

"Si conferma così, ancora una volta, l'urgenza della domanda religiosa e la sua attualità, che resta viva nel cuore dell'uomo contemporaneo, posto continuamente di fronte ai molti interrogativi su Dio e sul significato del senso della vita - scrive ancora il vescovo - Proporre a scuola di confrontarsi con la dimensione spirituale e religiosa rischia di apparire impositivo e fuori luogo se non si stimola una convinta e originale risposta alle domande che ogni persona si pone". 

"Per questo motivo il compito dell'insegnamento della religione a scuola rimane quello di custodire le istanze e le aspettative del cuore dei giovani, offrire loro percorsi di appropriazione e di comprensione del proprio vissuto e delle proprie emozioni e indicare modi e tempi per alzare lo sguardo - mette in evidenza monsignor Marino - È una sfida entusiasmante per i docenti e può diventare una provocazione sincera per chi si mette continuamente in discussione al fine di migliorare il proprio servizio educativo, anche attraverso l'acquisizione di sempre nuove competenze psicologiche, metodologiche e didattiche indispensabili per far fronte alle esigenze degli studenti". 

"Utilizzare parole disarmate e disarmanti per dire Dio oggi, come sostiene papa Leone XIV, è una fatica indicibile da parte di chi sta con i giovani - prosegue - in particolare ai docenti di religione è chiesto di trovare le strade giuste per abituare i ragazzi, in un tempo in cui conflitti e prepotenze sembrano farla da padroni, a riflette sui grandi interrogativi dell'esistenza umana: la comprensione e la consapevolezza di che cos è il bene e di che cos'è il male, la ricerca dell'identità, la bellezza della vita di relazione, la complessità del reale, il mistero dell'origine e del fine della vita, il sapersi porre liberamente le radicali domande di senso". 

"Pertanto, particolarmente in questo periodo dedicato alle iscrizioni a scuola, durante il quale alle famiglie è anche chiesto di avvalersi dell'insegnamento della religione, non possiamo non essere convinti che tale insegnamento offra gli strumenti per leggere la storia e l'attualità con occhi critici, per conoscere le radici della nostra tradizione culturale e per educare gli studenti ad interpretare l'esperienza umana destinata a trascende i limiti del tempo e dello spazio, aprendosi all'incontro con l'Assoluto", conclude il vescovo Calogero Marino.

Redazione

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