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Attualità | 31 gennaio 2026, 12:54

Albenga, spostamento ferrovia, sala gremita per l’assemblea pubblica, Michelini: “Le alternative ci sono, basta crederci”

Secondo i relatori, Michelini e Stalla (Comitato Territoriale) e Grenna (Coldiretti), l’opera va a incidere negativamente su viabilità e territorio della provincia di Savona

“Le alternative a questa opera? Eccome se ci sono. Ne posso elencare almeno tre”.
Un’affermazione netta, pronunciata ieri sera (30 gennaio) durante l’assemblea pubblica su quella che per i promotori dell’opera è un raddoppio ferroviario, ma che per altri rappresenta invece uno spostamento a monte della linea nella tratta Andora–Finale Ligure, al centro dell’assemblea svoltasi all’Auditorium San Carlo di Albenga. Un incontro promosso dal Comitato Territoriale e organizzato da Sinistra Ingauna, in un clima di confronto sempre più acceso su un’opera destinata, secondo i relatori, a incidere profondamente sulla viabilità, sul territorio e sulla salute dei cittadini della provincia di Savona.

Per i relatori non si tratta di un raddoppio ferroviario, ma di uno spostamento della linea, con conseguenze rilevanti soprattutto per l’agricoltura e l’assetto ambientale della Piana ingauna. Ma non solo: anni di cantieri, secondo i relatori, impatterebbero sulla salute dei cittadini, senza contare che la nuova linea ferroviaria andrebbe a insinuarsi in aree naturalistiche e archeologiche di grandissima rilevanza. All’assemblea, molto partecipata, che ha visto tante domande arrivate dalla platea, non era presente alcun rappresentante dell’amministrazione comunale di Albenga.

A intervenire, dopo l'introduzione di Alfonso di Lieto ed Erica Crespiani  di Sinistra Ingauna, sono stati Davide Michelini e Franco Stalla, imprenditori agricoli e membri del Comitato Territoriale, e Marcello Grenna, presidente di Coldiretti Savona. Al centro degli interventi, oltre alle ragioni del no, l’elenco delle alternative possibili all’opera così come oggi progettata.

Michelini ha chiarito fin dall’inizio il punto di vista del Comitato: “Si tratta di spostamento, non di raddoppio”. Da qui la necessità, secondo Michelini, di cambiare approccio: “Le alternative: prima di tutto, da 30 anni stanno togliendo soldi alle ferrovie liguri e al trasporto ferroviario in Liguria. Magari invertiamo la rotta? Invece che mettere treni in meno, ne mettiamo qualcuno in più, visto che abbiamo un contratto di servizio 2018-2033 e l’unica cosa che aumenta sono le tariffe, perché in Liguria sono le più alte d’Italia”.

Michelini ha poi insistito sulla necessità di investire non solo sull’infrastruttura, ma sul servizio: “Vuol dire più treni, non solo più binari e interscambio”. Sul piano tecnico, ha indicato una seconda alternativa: “Ripristinare i binari di incrocio, di precedenza e di servizio. Si risparmierebbero minuti, in caso di ritardi puoi incrociare a Borgio, a Pietra”.

La terza ipotesi riguarda interventi mirati dove possibile: “Il raddoppio in sede dove si può fare, cominciare da Finale–Loano. Era già stata approvata la valutazione di impatto ambientale. Ai tempi fu Borgio che si ribellò e bloccò il progetto, Loano era favorevole”. Infine, quella che Michelini definisce la soluzione più avanzata: «Quella scelta da tutta Europa: interrare la linea, mantenendo tutte le stazioni, magari aggiungendone qualcuna. Si potrebbe fare sopra la ciclabile, sotto passa il treno e hai un trasporto ferroviario efficiente, capillare, frequente, con un impatto ambientale ridottissimo, salvando agricoltura e territorio”. Un’opzione che, pur costosa, secondo Michelini porterebbe benefici duraturi: “Interrare la linea porterebbe benefici validissimi, mentre quella che ci impongono è fallimentare. Le alternative ci sono. Basta crederci”.

Per Michelini, dire no al progetto attuale non significa essere contrari al treno: “Sono tante le ragioni per dire no a questo progetto, che non vuol dire non voler potenziare l'infrastruttura ferroviaria, anzi vuol dire proprio voler credere nel treno, voler amare il nostro territorio e quindi proteggerlo, con uno sguardo al futuro verso un’infrastruttura che serva davvero”.

Sul fronte agricolo è intervenuto Marcello Grenna, presidente di Coldiretti Savona, che ha richiamato il valore strategico della Piana di Albenga: “Albenga è l’espressione massima dell’agricoltura in Liguria, il polmone verde più importante della regione. Andare a consumare circa 100 ettari di terreno fertile, dove sono nate eccellenze riconosciute in tutta Italia e in tutta Europa, solo per spostare la linea, perché non si tratta di raddoppio, è un sacrificio troppo grande”. Secondo Coldiretti, che sembrerebbe l’unica associazione di categoria per il “no” al progetto, sarebbero a rischio quasi cento aziende agricole, con ricadute occupazionali rilevanti, a fronte di benefici sulla mobilità ritenuti incerti.

A ribadire il quadro è stato Franco Stalla, del Comitato Territoriale, che ha ricordato come la partita non sia chiusa: “Sono partiti gli espropri, 980 lotti espropriati, ma c’è ancora tempo perché abbiamo diversi ricorsi al Tar in ballo e diverse denunce all’Unione Europea”. Denunce che, ha spiegato, sono state prese in carico: «L’Ue scarta il 96% delle denunce che riceve. La nostra è stata accettata sul discorso ambientale e sulla mobilità sostenibile e può bloccare l’opera”.

Presente in sala diversi esponenti politici della provincia e il consigliere regionale Jan Casella. Sull’assenza dell’amministrazione comunale di Albenga in sala, non invitata direttamente: “La serata era aperta al pubblico, loro sono cittadini e avrebbero potuto venire – ha detto Stalla -. C’era qualche membro dell’opposizione anche di altre città. Faremo altre assemblee, perché la gente non è informata. La gente vuol capire, vuole sapere. Quest’opera non la vuole nessuno, né i cittadini né i pendolari. Abbiamo visto i danni fatti nell’Imperiese, non vogliamo ripeterli nel Savonese”.

Maria Gramaglia

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