Di Mariupol, del suo teatro e delle sue vittime si sta perdendo la memoria. È stato bombardato dai russi. Veniva usato come rifugio ma è diventato un target di Mosca, nonostante la scritta bambini (діти) per indicare che lì si rifugiavano famiglie durante i bombardamenti.
Sono proprio gli attori della storica compagnia del Teatro Accademico Regionale Drammatico di Donetsk, noto anche come Teatro Drammatico di Mariupol, a raccontare la loro storia in “Mariupol Drama”, che sarà messo in scena venerdì 20 febbraio al Teatro dei Cattivi Maestri (lo spettacolo è in ucraino ma con sottotitoli in italiano).
“Mariupol Drama” è uno spettacolo documentario che racconta la terribile tragedia del bombardamento aereo del Teatro Drammatico di Mariupol, avvenuto il 16 marzo 2022, e le esperienze vissute dagli attori durante l’assedio della città. Abbiamo intervistato Olena Bila (prima attrice) che, con suo marito Ihor Kytrysh, il figlio Matvii, di 14 anni, e Vera Lebedynska, interpreterà se stessa.
Come nasce questo lavoro teatrale?
"Quando ci siamo dovuti trasferire nella regione dei Carpazi per la guerra ci hanno fatto un’intervista chiedendoci come siamo sopravvissuti durante l’assedio di Mariupol e da lì è nata l’idea di creare questo spettacolo. Era un’intervista di 50 ore, durata giorni, che ha riguardato tutti gli attori e i dipendenti che lavoravano in teatro, 200 persone. Quando ci è stata fatta l’intervista, il drammaturgo Oleksandr Havrosh ha pensato di far conoscere questa storia a tutti e non lasciarla chiusa lì".
Durante l’assedio e i bombardamenti eravate a Mariupol?
"Abbiamo vissuto in teatro dal 5 al 15 marzo, ma il giorno prima del bombardamento siamo andati via. C’è anche un’altra attrice e collega che era in teatro il 16 marzo, quando è stato bombardato".
Ai tempi dell’assedio tutta l’attenzione dei media internazionali era su Mariupol e sull’intera Ucraina. Quanto è importante questo lavoro teatrale per mantenere viva l’attenzione sull’Ucraina?
"È molto importante perché, andando avanti, le vittime sono sempre di più e la guerra peggiora sempre. È importante parlarne. Io vorrei gridare al mondo per far sentire la mia voce, perché la gente continua a morire. Per noi, quando ci è stato detto che dovevamo fare la parte di noi stessi, cosa a cui non eravamo abituati, e uno spettacolo senza finale – perché qui il finale non c’è, è una cosa che continua e che abbiamo vissuto – è stato molto difficile. Capendo che non c’è una fine, lo continuiamo a vivere".
Cosa significa emotivamente per voi attori rivivere ogni volta quella tragedia quando andate in scena?
"Per noi è come se fosse una seduta di analisi perché, quando parliamo di quello che abbiamo vissuto nei nostri spettacoli in Europa, abbiamo nel pubblico molti ucraini scappati dalla guerra, con gli stessi problemi. È una cosa che ci fa sentire meglio; è un ricordo di com’era la nostra città, la rivediamo. Ed è emozionante quando finisce lo spettacolo e restiamo a parlare con i nostri connazionali: piangiamo e ci abbracciamo".
Nella città, oggi occupata dai russi, il teatro è stato ricostruito. Che effetto vi fa?
"Una missione del nostro spettacolo è ricordare che lì non dovrebbe essere ricostruito il teatro. Lì sono morte 1.100 persone e si doveva fare un memoriale, non costruire un teatro sopra quei morti. Persone che erano lì sono morte e non sono nemmeno state seppellite. Per noi è importante questo messaggio. Qualcuno è rimasto a Mariupol, anche colleghi con cui lavoravamo, e sono rimasti a lavorare nel teatro con i russi. Ma il nostro teatro ce lo siamo portati via nel cuore".
Savona è città gemellata con Mariupol da alcuni decenni: il vostro spettacolo in città assume un valore particolare per voi?
"Mi è venuto in mente che a Mariupol c’è il cinema Savona e anche lì si rifugiavano tante persone durante i bombardamenti".
Dopo Savona, “Mariupol Drama” sarà il 22 a Genova al Teatro Duse e il 24 a Brescia al Cinema Teatro Sereno.














