Un nuovo episodio della cosiddetta “truffa del finto carabiniere” si è verificato nel savonese, un raggiro sempre più diffuso ma rispetto al quale cresce anche l’attenzione da parte dei cittadini.
Nella giornata di ieri, intorno all’ora di pranzo, un uomo, 70enne, ha contattato il numero unico di emergenza chiedendo aiuto dopo aver capito di essere finito nel mirino dei truffatori. La centrale operativa ha quindi allertato una pattuglia della stazione dei carabinieri di Savona che, insieme al Nucleo Operativo e Radiomobile, ha raggiunto l’abitazione della vittima ad Albisola Superiore.
All’arrivo dei militari, l’uomo ha segnalato la presenza di una persona nel palazzo, intenta a bussare alla sua porta. Gli agenti hanno così individuato il sospetto, notando che aveva in mano un telefono con una videochiamata in corso.
Il tentativo di raggiro è nato da una telefonata sulla linea fissa da un numero di cellulare, con la quale veniva falsamente comunicato alla vittima, che la targa della sua macchina era stata clonata e che con quella targa era stata utilizzata su un altro mezzo per commettere una rapina. A questo punto il malvivente cercava di convincerlo dicendogli che di lì a breve si sarebbe presentato un carabiniere presso la sua abitazione per visionare i vari monili in suo possesso e scongiurare che fossero il provento della predetta rapina.
Insospettito dalla richiesta, l’uomo ha però deciso di contattare il 112, facendo così fallire il tentativo di truffa.
Il soggetto fermato all’interno del palazzo è stato arrestato e il suo cellulare è stato sequestrato. Questa mattina è stato processato per direttissima in Tribunale a Savona.
Davanti al giudice Francesco Giannone, M.F., 28 anni, originario di Napoli, ha dichiarato di aver ricevuto l’incarico da un uomo conosciuto come “Zio Antonio”, noto nella sua zona come ricettatore, che gli avrebbe promesso 1500 euro in cambio del recupero dei gioielli.
Secondo quanto riferito in aula, il 28enne avrebbe dovuto recarsi ad Albisola all’indirizzo fornito in precedenza per ritirare gli oggetti preziosi, presentandosi come assistente. Una volta entrato in possesso dei beni, avrebbe dovuto mostrarli tramite videochiamata e poi fare ritorno a Napoli in treno per consegnarli.
L’arrestato ha inoltre sostenuto di non essere a conoscenza del raggiro ai danni della vittima e di non aver mai avuto contatti telefonici diretti con l’uomo, che sarebbe stato invece contattato da una terza persona. L’arresto è stato poi convalidato dal giudice e nei suoi confronti è stata disposta la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.
Proprio lo scorso 20 marzo, sempre nel comune albisolese era stata sventata una truffa con lo stesso "modus operandi" (leggi QUI).
Il modus operandi tendenzialmente prevede una prima interlocuzione telefonica, spesso utilizzando la modalità “spoofing” (facendo apparire alla vittima una utenza telefonica del chiamante riconducibile ad un Comando dei Carabinieri), con la quale i malviventi cercano di raggirare la vittima informandola falsamente di fatti spiacevoli che possono coinvolgere un familiare creando preoccupazione e sgomento. Successivamente, nella maggioranza dei casi, viene chiesto o di effettuare dei bonifici con coordinate bancarie specificatamente indicate dai malviventi, oppure di consegnare oro/gioielli ad un complice, un altro malvivente che si presenterà presso l’abitazione della vittima fingendosi un “carabiniere”.
















