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Attualità | 19 aprile 2026, 10:45

Balduzzi agli studenti dell’Istituto Boselli Alberti Mazzini Da Vinci: "La Costituzione è un regalo, dobbiamo esserne degni"

Il costituzionalista ed ex ministro della Salute ha dialogato con le classi su diritti, uguaglianza e equilibrio tra i poteri

Balduzzi agli studenti dell’Istituto Boselli Alberti Mazzini Da Vinci: "La Costituzione è un regalo, dobbiamo esserne degni"

"La Costituzione è un regalo che ci arriva dal passato per offrire garanzie a tutti noi": con questa riflessione, venerdì 17 aprile, Renato Balduzzi, professore ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed ex ministro della Salute del governo Monti, ha aperto l’incontro con gli studenti dell’Istituto Boselli Alberti Mazzini Da Vinci.

L’iniziativa si è svolta nell’ambito del Programma di Educazione alle Scienze Economiche e Sociali (PESES), promosso dall’Università Cattolica e diretto dal professor Carlo Cottarelli.

Al centro dell’intervento, dal titolo "La Costituzione italiana oggi: principi senza tempo e sfide contemporanee", i fondamenti della Carta e le sfide — economiche, sociali e tecnologiche — che essa è chiamata ad affrontare. Il confronto, impostato come una relazione-dialogo, ha coinvolto attivamente gli studenti delle classi quarte e quinte degli indirizzi economici, tecnici e professionali.

Ampio spazio è stato dedicato all’articolo 3, definito da Balduzzi "un super-articolo". Se il primo comma sancisce l’uguaglianza e la pari dignità sociale di tutti i cittadini e vieta le discriminazioni, come molte altre Costituzioni, il secondo affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano la piena realizzazione della persona umana. Un principio che, ha sottolineato il professore, "coinvolge tutti noi: istituzioni, cittadini, studenti e docenti", sottolineando il ruolo "che la scuola può svolgere nell’aiutare i ragazzi a superare gli ostacoli (linguistici, socio-economici, culturali, ecc.) che impediscono loro di realizzarsi pienamente". 

Balduzzi ha anche osservato che, proprio per la sua natura dinamica, il secondo comma dell’art. 3 "non potrà mai dirsi completamente attuato", perché "ogni progresso genera nuove opportunità che, per alcuni (basti pensare alle tecnologie), costituiranno nuovi ostacoli, da rimuovere per evitare di creare nuove diseguaglianze".

Altro tema centrale è stato quello dell’equilibrio e della separazione tra i poteri — legislativo, esecutivo e giudiziario — indicato come cardine dell’impianto costituzionale. Un equilibrio che affonda le sue radici nel contesto storico in cui la Costituzione è nata, all’indomani della Seconda guerra mondiale e dell’esperienza del fascismo, e nella lezione di Montesquieu nello "Spirito delle leggi", secondo cui "è un’esperienza eterna che chiunque abbia potere è portato ad abusarne" e "per impedire l’abuso di potere, è necessario che il potere freni il potere".

Il prof. Balduzzi si è soffermato in particolare sul potere giudiziario, su come l’effettiva separazione dei tre poteri possa essere garantita dalla presenza di una magistratura autonoma. Proprio in questo, "nella percezione della rottura dell’equilibrio tra i poteri esecutivo e giudiziario", così pervicacemente ricercata dai Costituenti, "va ricercato il motivo della bocciatura del recente referendum costituzionale".

Il principio del limite al potere si estende anche ai rapporti tra Stati, come dimostra l’articolo 11 della Costituzione ("L’Italia ripudia la guerra"). "È un sogno? No, è l’unico modo per non autodistruggerci!", ha sottolineato Balduzzi, evidenziando come, con questa finalità, anche l’articolo 11 contenga un secondo comma, in cui viene prevista  la possibilità di limitare la sovranità nazionale, a vantaggio di organizzazioni internazionali. "È un riferimento forte, voluto per evitare eccessi", come quelli che stiamo osservando in questi anni sullo scenario internazionale.

Come è stato possibile giungere a un testo così alto? Il professor Balduzzi ha evidenziato una serie di concause: "la straordinaria compresenza di personalità di qualità elevatissima — da De Gasperi a Einaudi, a Croce, Togliatti, Pertini, Iotti, Moro, Dossetti, Scalfaro — tutte con biografie straordinarie", che avevano vissuto l’esperienza del fascismo e della Seconda guerra mondiale, ma che soprattutto "erano giovani e quindi guardavano al futuro, senza vincoli con il passato".

Per questo il loro è "un regalo importante: bisogna essere all’altezza del dono che ci è stato fatto, esserne degni". E come si fa a essere degni? "Bisogna conoscerla — ed è facile, perché è scritta bene — e attuarla".

Redazione

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