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Attualità | 19 marzo 2019, 16:37

Processo Tirreno Power, ammesse le persone fisiche e le associazioni costituite come parti civile

In mattinata la difesa aveva presentato una memoria nel quale chiedeva che per i cittadini e le associazioni non venissero accolte le richieste di ammissione come parti civile, ma nel pomeriggio è arrivata la decisione del giudice Giannone

Processo Tirreno Power, ammesse le persone fisiche e le associazioni costituite come parti civile

Più di 48 abitanti di Vado Ligure oltre al Ministero dell’Ambiente, Ministero della Salute, WWF, Medicina Democratica, Greenpeace, Legambiente, Uniti per la salute, Anpana, Codacons, Associazione Articolo 32, Adoc, Accademia Kronos e Associazione Cittadinanza Attiva: queste le persone fisiche e associazioni che si sono costituite e sono state ammesse al processo Tirreno Power.

Il giudice Francesco Giannone con un’ordinanza ha ammesso quindi i 48 cittadini, i due Ministeri e le 11 associazioni, al processo legato alla centrale vadese e alle 26 persone, tra vertici e dirigenti Tirreno, rinviate a giudizio con l’accusa di disastro ambientale e sanitario colposo.

Questa mattina gli avvocati della difesa avevamo presentato una memoria nel quale chiedevano che per le persone fisiche e per alcune associazioni (principalmente il Ministero della Salute, Codacons, Associazione Articolo 32, Adoc, Accademia Kronos e Associazione Cittadinanza Attiva) non venissero accolte le richieste di ammissione come parti civile. (LEGGI ARTICOLO).

48 persone fisiche (che potrebbero diventare più di 50 considerando anche alcuni minori), cittadini, si erano costituite parte civile con l’associazione Medicina Democratica per danno da metus (danno morale per la paura di contrarre patologie, subendo un innalzamento del rischio per l’esposizione alll’inquinamento della centrale), presentando inoltre i certificati di residenza per far evidenziare che hanno vissuto in quella zona, dichiarata di ricaduta. 

"Siamo arrivati a questo risultato con il lavoro fatto in precedenza da 'Medicina Democratica'- commenta l’avvocato Rita Lasagna dell’associazione che difende la salute, che si è occupata delle costituzioni insieme all’avvocato Laura MaraOggi abbiamo ottenuto tale esito per i cittadini che si sono affidati alle nostre indicazioni, costituirsi parte civile in questo processo cosi importante, al fine di ottenere un risarcimento per quello che può essere la paura di aver vissuto in un ambiente inquinato. E comunque, mantenere viva l'attenzione nei confronti di un processo cosi importante per le città di Savona e Vado Ligure".

"Tale risultato non era assolutamente scontato. Alcune parti civili nella fase preliminare erano state escluse. Noi abbiamo puntato su una richiesta di risarcimento di danno di tipo morale e non fisico. Questo è stato riconosciuto e valutabile - conclude - Si tratta di un successo essere ammessi a questo processo come soggetti". 

Sono coinvolti nel processo gli imputati: Giovanni Gosio, direttore generale dal 2003 al 2014; Massimo Orlandi, presidente del Cda in diversi periodi nonché membro del Comitato di Gestione; Mario Molinari, Andrea Mezzogori, Jacques Hugé, Denis Lohest, Adolfo Spaziani, Jean-Francois Louis Yves Carriere, Pietro Musolesi, Domenico Carra, consiglieri d’amministrazione; Mario Franco Leone, presidente del «Da» tra il 2010 e il 2014; Giovanni Chiura, Aldo Chiarini, Olivier Pierre Dominique Jacquier, Agostino Scornajenchi, Alberto Bigi , Pascal Renaud, Giuseppe Gatti, Luca Camerano e Charles Jean Hertoghe, consiglieri d’amministrazione e membri del Comitato di gestione negli ultimi anni; Ugo Mattoni, direttore della Direzione Energy Management dal 2004 al 2014; Pasquale D’Elia, capo centrale dal dicembre 2005 al 2014; Maurizio Prelati, direttore della Direzione Produzione dal 2008 al 2014; Andrea De Vito, direttore della Direzione Amministrazione Finanza dal 2007 al 2014; Guido Guelfi, direttore della Direzione Ingegneria dal 2004 al 2014; Claudio Ravetta, direttore Produzione dal 2004 al 2008 e vice direttore generale dal 2008.

"Siamo soddisfatti che la discussione preliminare si sia conclusa rapidamente. Vogliamo che si arrivi prima possibile ad accertare la verità - commenta in una nota Tirreno Power - Sono passati cinque anni dal sequestro. Alcuni mesi fa sono stati pubblicati i dati ufficiali della Regione Liguria che documentano come la centrale non abbia avuto nessun effetto sulla salute e un impatto irrilevante sulla qualità dell’aria che dalla chiusura dell’impianto è rimasta invariata. Ora è il momento di ristabilire la verità, di restituire dignità e serenità ai lavoratori e ai cittadini, travolti da una campagna di paura senza fondamento che ha contribuito ad aggravare la crisi del territorio".

Luciano Parodi

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